negozietto

senzatitolo

 



OGGI 15 FEBBRAIO! ESSERE O NON ESSERE




LA COSTITUZIONE BOLIVIANA: UNA VITTORIA...




PEDRO JORGE VERA




TESTIMONIANZA DA GAZA




RITRATTO DI MULTINAZIONALE




UN PRETE DI ATOYAC




FACCIAMO UN\'IPOTESI





Iscrizione newsletter
Cerca nel sito
Testo:
Sezione:   

 



LA COSTITUZIONE BOLIVIANA: UNA VITTORIA PER L'UMANITA'

Giuseppe De Marzo
(27 gennaio 2009)

Una vittoria per tutta l'Umanità, una vittoria di tutti i movimenti, un passo in avanti per quanti si battono per i diritti umani, la giustizia sociale, la difesa dell'ambiente, un'economia solidale e la pace. La nuova Costituzione boliviana approvata ieri con un referendum (i dati precisi saranno diffusi solo il 20 febbraio), rappresenta una giornata storica per la Bolivia che vede attraverso la partecipazione democratica ed il protagonismo della società civile e dei movimenti compiere un passo sostanziale in avanti per l'affermazioni di nuovi e vecchi diritti. Plurinazionalità, riconoscimento (finalmente..) dopo 500 anni dei diritti dei popoli originari, diritto all'acqua, rifiuto della guerra e di basi militari straniere sul proprio territorio, riconoscimento dell'economia comunitaria, difesa dei beni comuni, sono alcune delle conquiste previste dalla nuova Costituzione.
Una Costituzione che è il frutto di un percorso di partecipazione e di mediazione tra tutte le componenti della società boliviana iniziato circa due anni fa con l'istituzione e l'elezione dell'Assemblea Costituente e conclusosi lo scorso 25 gennaio.
Nel mezzo della crisi globale provocata da un modello economico incentrato esclusivamente sulla crescita, sulla devastazione ambientale, sullo strapotere degli organismi finanziari internazionale e di poche decine di multinazionali e sullo svuotamento dei valori e delle regole del diritto internazionale, la risposta della società boliviana è nel segno della speranza e dell'inclusione, della partecipazione e dell'affermazione di nuovi e vecchi diritti troppo spesso calpestati in tutto il mondo. Un segnale di grande civiltà e di speranza per tutti e tutte.
Ci appare dunque incomprensibile l'atteggiamente delle agenzie di stampa italiane impegnate a battere note che sembrano uscite dai consigli di amministrazione di qualche grande multinazionale o dall'ufficio stampa della BM o del FMI. Dalle note emerge ancora una volta come il diritto all'informazione sia sempre più una chimera per noi italiani, travolti e stravolti da una informazione gestita o dal presidente del consiglio o da gruppi economici legati a doppio filo con il modello che ha trascinato l'umanità nel baratro di una crisi globale e che invece di fare autocritica continua a tenersi stretti i propri privilegi. E' davvero curioso ed inquietante allo stesso tempo verificare dalle agenzie di stampa come la preoccupazione principale sia quella legata al punto di vista dei latifondisti boliviani preoccupati di perdere privilegi costati la vita e la dignità di milioni di altri esseri umani. Come spesso ultimamente accade, il punto di vista degli esclusi, degli emarginati, della maggioranza della popolazione che vive con difficoltà o con stenti la propria esistenza, lascia il posto alle preoccupazione di qualche decina di multimilionari che non potranno più continuare a fare affari d'oro ma dovranno "accontentarsi" di fare profitti normali. Ci appare davvero grottesca l'interpretazione che emerge dalla stampa italiana preoccupata più della possibile rielezione del presidente Evo Morales, il primo indigeno presidente del sudamerica (così come prevedono anche le nostre costituzione), che delle conquiste fatte dai boliviani in materia di diritti umani fondamentali!
Uno stravolgimento della realtà spiegabile solo attraverso il rovesciamento di valori e realtà in cui si esercitano giornalmente la maggior parte di coloro che gestiscono l'informazione italiana, completamente identificata (più che asservita) in un modello di società fondato sull'esclusione, il razzismo e la violazione sistematica dei diritti. La stessa stampa infatti omette notizie legate alle violazioni dei diritti umani compiuti dalle imprese italiane o europee, da molti nostri governi ed appare stranamente ceca davanti a crimini aberranti commessi da "alleati" mentre esalta il ruolo di presidenti eletti con la frode, la violenza e la corruzione, purchè allineati con le posizioni di quei paesi che pensano ancora di poter "guidare" il mondo a loro immagine e somiglianza, con buona pace di chi pensa che ci debba essere un mondo capace di accogliere tutti i mondi.
La stampa italiana ha scelto di stare dalla parte dei latifondisti di Santa Cruz, quelli che esaltano apertamente il nazisimo ed il fascismo, che parlano sfacciatamente (come Hitler) di superiorità della razza, che armano paramilitari per andare a massacrare poveri ed inermi indigeni, che fanno inginocchiare in piazza contadini e donne indigene per umiliarli pubblicamente trattandoli da animali da soma, che chiamano il presidente Morales "scimmia" e "indios di merda", che incitano alla violenza ed alla secessione della Bolivia, che chiedevano a Bush un intervento militare per fare con le armi quello che non possono fare con i voti e la democrazia, gli stessi che preparavano un colpo di stato. Questa stampa e questi politici hanno scientificamente scelto da che parte stare e sanno bene che per difendere i loro privilegi la maggior parte della popolazione deve pagare un prezzo altissimo, fatto di povertà, precarietà, disoccupazione, privazione di diritti e criminalizzazione della protesta sociale.
Del resto l'idea di utilizzare lo Stato per dare centinaia di miliardi alle banche e tagliare i fondi per la scuola, la formazione, la sanità, sottolineano più di ogni altra parola la scelta di campo fatta da chi ci governa e da chi gestisce la gran parte dell'informazione. I vantaggi di pochi li pagano i molti. La crisi da loro provocata la dovremmo pagare noi e continuare a fare sacrifici per mantenere i privilegi di pochi all'interno di un modello che professava attraverso il liberismo lo sviluppo ed il progresso e che ha invece non solo clamorosamente fallito ma esportato bombe per difendersi e lasciato indietro la maggioranza dei cittadini per andare avanti, trattando il pianeta ed i suoi beni comuni come una discarica o semplici merci da utilizzare per fare profitto. La società boliviana approvando la Costituzione ha deciso che in Bolivia non sarà più così. Questa è la direzione giusta per uscire dalla crisi. Solo attraverso il rispetto dei diritti umani fondamentali, della giustizia sociale e dei diritti della natura è possibile costruire democrazia e lasciare un mondo vivibile alle future generazioni.
La società civile italiana ed i molti movimenti impegnati nel nostro paese a difendere ormai i più elementari diritti calpestati dal governo e dalle imprese che con esso fanno affari, tutti quelli che vengono criminalizzati solo per essersi battuti per la difesa del diritto all'acqua, al territorio, alla partecipazione, alla salute, alla casa, alla pace e ad una vita degna, guardano invece con profonda ammirazione quanto il popolo boliviano è riuscito a fare in questi anni e vedono nell'approvazione della Nuova Costituzione un passo avanti enorme per la democrazia.
Forse varrebbe la pena per una volta avere un atteggiamento più rispettoso dei popoli del sud del mondo ed immaginare che questa volta siamo noi a poter imparare da loro.
A Sud dal Forum Sociale Mondiale
www.asud.net