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CHI SI OCCUPA PIÙ DEGLI OSTAGGI DELLE FARC COLOMBIANE?

Gennaro Carotenuto
(25 aprile 2009)

A chi importa della liberazione di Pablo Emilio Moncayo Cabrera, soldatino colombiano da 11 anni nelle mani delle FARC? A chi importa di suo padre, il maestro che ha percorso migliaia di chilometri a piedi per chiedere l’interscambio umanitario? A chi importa dei sequestrati tuttora in mano alle FARC? A chi importa delle migliaia di detenuti politici torturati nelle carceri di Álvaro Uribe che Silvio Berlusconi ha appena invitato al G8 come campione della lotta al terrorismo? Non certo a quanti, media e pubblico europei, palpitavano e si spellavano le mani per Ingrid Betancourt.
A quasi un anno dalla liberazione di Ingrid Betancourt, come aveva abbondantemente previsto chiunque avesse a cuore la sorte della Colombia, le luci si sono spente e la guerra va avanti come da sessant’anni a questa parte. Delle due parti solo le FARC hanno compiuto alcuni gesti unilaterali di buona volontà, soprattutto dialogando con la senatrice liberale Piedad Córdoba ma, come ha denunciato Markus Schultze, della ONG statunitense “International Crisis Group” “semplicemente il governo colombiano non ha alcuna strategia che punti alla pace”. Il suo giudizio è almeno parzialmente condiviso dai governi statunitense e britannico. Washington per lo scandalo dei falsi positivi (gli oltre mille civili ammazzati per far numero e spacciati come terroristi) ha tagliato di 72 milioni gli aiuti militari a quello che in Italia viene presentato come il campione della lotta al terrorismo.
È l’opinione della maggior parte degli osservatori interni ed esterni. Alfredo Beltrán Sierra, ex-magistrato della corte costituzionale colombiana e membro dei “colombiani per la pace” ha denunciato ancora una volta che è il governo di Álvaro Uribe a dilatare i tempi per l’interscambio umanitario. Per il magistrato il fatto che il governo imponga di condizionare l’interscambio a un cessate il fuoco è una maniera per cercare di impedire un interscambio umanitario al quale non è interessato.
In questo contesto le posizioni ritornano ab ovo. Il governo di estrema destra continua a voler sconfiggere militarmente la guerriglia senza riuscirci e a impedire qualunque mediazione seria che possa portare ad una soluzione politica del conflitto. Intanto ostaggi delle FARC e guerriglieri nelle carceri si macerano in un’agonia senza fine che certo non commuove chi si commuoveva per la bianca, europea, aristocratica Ingrid Betancourt. Nella prossima liberazione unilaterale da parte delle FARC, che dialogano tanto con “colombiani per la pace” che con la senatrice Piedad Córdoba, se riuscirà a concretizzarsi, oltre a Pablo Emilio Moncayo Cabrera, il soldato prigioniero da più di 11 anni e figlio del maestro Moncayo, potrebbe essere restituita la salma di un capitano dell’esercito, morto in cattività.
Per lui la guerra al terrorismo di Álvaro Uribe, ammesso e non concesso che abbia un senso, finirà troppo tardi.

fonte www.gennarocarotenuto.it