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IL PERÙ A CIELO APERTO, LA MINIERA DEI VELENI A CERRO DE PASCO

Gennaro Carotenuto
(30 dicembre 2008)

Nel corso della storia il solo “Cerro rico del Potosì” in Bolivia, la più grande miniera di argento (e stagno, zinco, bronzo, piombo) del mondo, con la quale fu finanziata la rivoluzione industriale in Europa, si è presa la vita di 20 milioni di minatori. Ma di miniere sulle Ande si continua a morire ancora oggi. A Cerro de Pasco, in Perù, l’85% delle case sono state dichiarate inabitabili per l’inquinamento. A La Oroya, forse il luogo più inquinato al mondo, il 99% dei bambini ha livelli di piombo nel sangue più alti dei limiti di pericolosità stabiliti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).
Milagros Salazar, inviata di IPS a Cerro de Pasco, una città che corre verso i 100.000 abitanti, nel centro del Perù, dove la miniera d’argento, oggi privatizzata, è attiva dalla metà del ‘600, descrive un inferno dantesco a 4300 metri sul livello del mare. L’intera città è avvolta in una nube plumbea, fatta dei residui dell’esplosione della dinamite e dei gas tossici del trattamento dello zinco, dell’oro e dell’argento. Una ferita a cielo aperto nella terra lunga 1800 metri si apre e intorno vivono e muoiono generazioni di peruviani. Due volte al giorno, alle 11 del mattino e alle tre del pomeriggio, tutta la città trema come in un terremoto. Sono le esplosioni di dinamite che permettono alla miniera di avanzare nello sfruttamento. Nel sobborgo di Quiulacocha una comunità di 850 pastori alleva le sue pecore proprio nella zona dove da anni si accumulano i residui tossici. Da un quarto a un quinto dei capi non sopravvive ogni anno.
In queste condizioni la popolazione sta così male che l’85% delle case sono state dichiarate inagibili e il governo di Alán García ha stabilito per legge che la popolazione deve essere trasferita. Se è solo una grida manzoniana lo vedremo nel corso del 2009 anche se la copertura finanziaria del trasferimento della popolazione è meno che incerta. Vedremo se se ne parlerà entro gennaio quando il governo sarebbe tenuto a presentare il piano esecutivo per il trasferimento di 11.000 famiglie. Secondo il presidente della provincia, Félix Rivera Serrano, il trasferimento costerà 1.5 miliardi di dollari e richiederà dai 15 ai 20 anni di tempo. In paese dicono che per ogni casa sgomberata le famiglie riceveranno appena mille dollari: “meglio morire qui”, è la conclusione.
Per intanto questa città gelida, che fornisce però una delle poche fonti di lavoro della regione, continua ad attrarre persone, minatori, famiglie con bambini. L’equilibrio tra la miniera e il territorio a Cerro de Pasco si è rotto negli anni ’90 con la privatizzazione della miniera che oggi è della Volcan Compañía Minera. Oggi quest’ultima, incurante dei rapporti sulla salute degli abitanti e della necessità del trasferimento, pretende di ampliare di 11 ettari nel pieno centro della città la zona di sfruttamento. Addirittura vuole demolire la piazza principale, mezzo centro storico e il duomo del paese. Lo sfruttamento minerario non può fermarsi neanche di fronte ai luoghi sacri di una comunità con più di quattro secoli di storia. Per il blogger peruviano Jhonny Luis Callupe Guzmán quello che sta avvenendo e che descrive quotidianamente è la morte di una comunità.
Buon 2009 a tutti!

fonte www.gennarocarotenuto.it