Latinoamerica e tutti i sud del mondo è una rivista trimestrale che si occupa dei paesi annientati dalla povertà
news menu leftnews menu right
Il numero in vendita Il Numero in vendita

In questo numero:

Editoriale:
Gianni Minà
Le contraddizioni della politica di Obama

Gianni Minà
Se Wikileaks sbugiarda Yoani Sánchez e le finte risposte di Obama
Sommario completo
Incidente diplomatico a Ezeiza Stampa E-mail
Mercoledì 02 Marzo 2011
 

Un paio di settimane fa sembrava una notizia di scarso rilievo: all’aereporto di Ezeiza, a Buenos Aires, l’arrivo di un gigantesco aereo dagli Stati Uniti aveva provocato i sospetti delle autorità doganali e il sequestro dei materiali trasportati. Se ne era fieramente lamentato il Governo nordamericano esigendo l’immediata restituzione del carico. Il ministro degli esteri argentino, Héctor Timerman, aveva subito reagito chiarendo che l’aereo portava –oltre al carico regolarmente elencato dalle autorità, anche “armi, diverse droghe fra cui varie dosi di morfina [e anche] materiale per intercettazioni, vari GPS di ultima generazione, componenti tecnologiche con codici cifrati”.

Non era la prima volta che le autorità aeroportuali constatavano che il materiale trasportato in buona parte non figurava nella lista presentata alla dogana. Era già successo in agosto, e in quell’occasione l’aereo era stato rimandato al mittente.

Il giornalista Horacio Verbitsky, autore de Il volo dove rivelava quella orrenda pratica di desaparición durante il regime dei colonnelli, e di tanti altri libri inchieste, si è messo dietro a questa notizia e ce ne ha dato la cronaca sul suo giornale, “Página 12”. E la questione non sembra così innocente come vorrebbe far credere il sottosegretario di Stato nordamericano Arturo Valenzuela visto che l’enorme aereo da carico, un Boeing Globmaster III portava materiale per un corso sulla gestione di crisi con cattura di ostaggi. Il corso veniva offerto dagli Stati Uniti al GEOF, il gruppo per operazioni speciali del governo federale argentino, con un costo intorno ai due milioni di dollari. Dei corsi simili si erano già tenuti in Argentina sotto i governi di Menem e nei pochi mesi della presidenza di Duhalde; erano ricominciati nel 2009 con la Presidenta Cristina Fernández e un corso doveva tenersi nell’agosto del 2010 ma fu rimandato a causa del primo incidente con la dogana dell’aeroporto di Ezeiza. Adesso è stata la stessa Cristina Fernández a ordinare che i funzionari del Ministero degli Esteri, della Sicurezza, della Dogana, degli Interni e perfino della Salute controllassero il carico constatando che si era cercato di “far passare in forma clandestina più di mille piedi cubici, corrispondenti a un terzo del carico dell’aereo”. La cronaca di Verbitsky è esilarante e grottesca quando racconta dei diplomatici statunitensi che si oppongono con le scuse più risibili all’apertura di valige e contenitori top secret, mentre la presidentessa in persona autorizzava l‘uso di robuste cesoie per liquidare i più sofisticati congegni e lucchetti di cui i diplomatici statunitensi sostengono di aver smarrito le chiavi. Ma la questione, rivela il giornalista, è molto più seria; è noto il peso del Pentagono nella formulazione della politica estera degli Stati Uniti e l’importanza che ha il controllo nordamericano di tutto il subcontinente; non molte settimane fa il ministro argentino Timerman aveva denunciato la partecipazione di membri della polizia di Buenos Aires a “corsi di tortura e di tecniche golpiste” tenuti e finanziati dagli Stati Uniti nella sede di una nuova scuola, la ILEA nel Salvador e si era poi saputo che anche agenti federali e colleghi del Cile, del Paraguay e del Brasile avevano preso parte a questi corsi organizzati nel Cono Sud dall’Ambasciatrice statunitense a Buenos Aires, Vilma Martínez, proprio quella che ha difeso con le unghie e con i denti il carico illegale. Lo stesso ministro si era riunito più di una volta con Frank Mora, il più alto responsabile del Pentagono per la regione, che ha tentato di convincerlo della necessità di impiegare le Forze Armate per combattere il “narcoterrorismo” asserendo che la polizia è corrotta. Scrive Verbitsky che “Timerman ha risposto che era un errore mescolare due fenomeni diversi come il terrorismo e il narcotraffico, e gli ha ricordato che negli Stati Uniti è ancora in vigore la legge che proibisce l’uso di forze militari per questioni di sicurezza interna. Lo stesso vale per l’Argentina, un effetto collaterale dell’ultima dittatura militare, a causa della deprofessionalizzazione subita dalle Forze Armate quando sono state usate per reprimere la dissidenza politica, armata o no, con metodi criminali. Questa restrizione non piace la Pentagono”.

Infatti, il Capo del Comando Sud presso la Commissione delle Forze Armate del Senato degli Stati Uniti, che deve approvare il finanziamento, il brigadiere generale Douglas Fraser ha spiegato a chiare lettere la convinzione del suo Comando che le vie del narcotraffico potrebbero essere le stesse di un terrorismo tutto da dimostrare, ed è per questo che viene data speciale importanza all’Intelligence, alla Vigilanza e al Riconoscimento; in altre parole si attribuisce una grande priorità alle immagini e ai segnali, ad un’ampia area di copertura, all’integrazione di sensori, di indicatori di bersagli in movimento. Non bisogna essere particolarmente sospettosi per vedere nei carichi clandestini dei due aerei, proprio quei materiali che Fraser indica come necessari al controllo di tutta la regione.

Ma già torna la calma, e il diplomatico Frank Mora –dopo aver fatto fuoco e fiamme- chiede solo che il materiale venga restituito “al più presto possibile”, che è un bel passo avanti rispetto alle prime dichiarazione che affermavano che il personale statunitense che tentava di sdoganare il carico a Ezeiza si era sentito “intimidito” dalle funzionarie della dogana. E pensare che sulla valigia più top secret di tutte, rimasta nell’hangar tutta la notte perché “le chiavi non si trovavano”, si sono seduti a turno i marines per evitare che gli argentini la aprissero. Quanto al contenitore di droghe, morfina e medicinali scaduti, ci si chiede ancora se quelle boccette contenessero davvero medicinali e, in questo caso, perché mandarli fino in Argentina in una valigia segretissima.

Come recita la saggezza popolare, il lupo perde il pelo ma non il vizio e i paesi dell’America Nostra hanno tutta la ragione di essere sospettosi.

 

Tracce

Fidel Castro è un uomo difficile da ammazzare.

Leggi tutto...

Cerca nel sito

GME Shop!

Banneralt=
Banneralt=
Banneralt=
Banneralt=
www.gmeshop.it


Banneralt=
Banneralt=

Latinoamerica 2009