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In questo numero:

Editoriale:
Gianni Minà
1/Se il Fondo monetario fa fallire gli stati ma l’italia non lo sa

2/Contro Cuba il solito, triste mercato Usa dei diritti umani

3/ Se Wikileaks smaschera la bloguera ma i nostri media non ne fanno cenno

Sommario completo
ELEZIONI IN BOLIVIA: EVO MORALES, DAL GOVERNO ALL’EGEMONIA? Stampa E-mail
News
Venerdì 04 Dicembre 2009

Domenica Evo Morales sarà rieletto trionfalmente presidente della Bolivia. Anche i sondaggi più striminziti lo danno al 55%, comunque al di sopra del 53.7% del 2005, mentre quelli amichevoli lo collocano addirittura alle soglie del 70%.

Dopo due secoli di instabilità politica, dittature e minoranze creole al governo la Bolivia così si avvia al secondo governo delle maggioranze, o dei movimenti sociali, come ama dire Evo. Sarà uno straordinario successo, Morales sarà il primo presidente della storia ad essere rieletto democraticamente, sul quale la grande stampa glisserà, o che irriderà e continuerà senza alcuna riflessione a demonizzare. Nella base militante intanto vi sono dubbi su una politica di alleanze considerata troppo spregiudicata. Sapremo domenica se per il partito del Presidente Morales, il MAS, il “Movimento al Socialismo”, sarà valsa la pena il sacrificare un po’ di coesione per riuscire a conseguire i due terzi dei seggi in parlamento.

Le destre comunque, dopo aver tentato la via dell’eversione, della secessione, del golpe e dello stragismo sono in rotta. Il candidato più forte, l’impresentabile parafascista e stretto collaboratore del dittatore García Meza, Manfred Reyes Villa (che candida come vice Leopoldo Fernández, in carcere come mandante della strage di El Porvenir), potrebbe non raggiungere il 20% dei suffragi. Ancor più dietro il liberale Samuel Doria Medina che non arriverebbe al 10%. Perfino nella provincia di Santa Cruz, dove le classi dirigenti hanno per anni soffiato sul fuoco della secessione, oggi si ammette (magari tramando nell’ombra) la legittimità piena della presidenza Morales e si preparano ad una continuità con la quale saranno costretti a convivere. Il MAS da parte sua, con qualche mugugno giustificato, sembra essere generoso nel fare salire sul carro del vincitore ex-nemici spesso non proprio presentabili.

La speranza (forse esagerata) di arrivare a due terzi di parlamentari si gioca infatti nell’Oriente del paese, ricco, creolo, di destra, già che nell’altipiano le percentuali del MAS sono su cifre che all’epoca della guerra fredda si sarebbero dette bulgare. In particolare a Santa Cruz l’incorporazione si spinge a settori della neofascista Unión Juvenil Cruceña. Questa, secondo molti, è un cavallo di troia che minerebbe dall’interno, meglio che dando battaglia da fuori, un governo che, spostandosi verso il centro politico lascia insoddisfatti alcuni settori del partito, soprattutto quelli che fino a ieri reggevano lo scontro, spesso violento, con i paramilitari della UJC. È questo uno dei pochi dubbi delle ultime settimane di campagna elettorale. Alcune giocate, tendenti a rafforzare il fianco destro per ottenere l’obbiettivo dei due terzi in parlamento, potrebbero causare rifiuto verso alcuni candidati e i settori radicali del partito e dei movimenti sociali potrebbero votare Evo ma non i candidati proposti nei collegi locali. Altre considerazioni propongono una realtà del cambiamento in atto in Bolivia ben più pragmatica di come piace a molti guardarla.

Se la Costituzione, approvata dopo un’asperrima battaglia, andava nella direzione del rafforzamento di un nuovo modello di sviluppo e dell’identità plurale dei boliviani, non solo il discorso elettorale sembra modificarsi in un nuovo desarrollismo che strizza l’occhio all’impresa, promette grandi opere (spesso a dire il vero ineludibili in un enorme paese tra i più arretrati al mondo come infrastrutture) e rivalorizza l’identità boliviana. Come ha scritto con chiarezza Pablo Stefanoni il discorso di Evo sembra scindersi in due. Da un lato, soprattutto nei consessi internazionali è quello ecologista e per un nuovo modello di sviluppo. Dall’altro vi è la riproposizione del modello desarrollista basato sull’estrazione di materie prime non rinnovabili in un contesto nel quale è difficile (ma non impossibile?) che l’uno non escluda l’altro.

Poco resta da dire su elezioni che saranno senza storia se non che si voterà con un nuovo sistema di identificazione biometrica degli elettori che rende virtualmente impossibili i brogli e fa emergere oltre un milione di cittadini prima mai registrati. L’opposizione non lo voleva ma già vari paesi vogliono adottare il sistema boliviano. Da lunedì la Bolivia entra nel secondo mandato di Evo Morales. Riuscirà a conciliare tutto?

 

Tracce

Sotto la direzione del Presidente Fidel Castro, l’eroico popolo di Cuba ha rovesciato un regime ingiusto e sfruttatore, istituendo un nuovo Stato.

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