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Dopo la rivolta di Jayuya e la distruzione del Partito nazionalista, il governo americano impose ai portoricani, con il Decreto legge 600 del 1952, il Free associated state o Commonwealth che subito provocò, negli ambienti nazionalisti, una risposta: un commando guidato da Lolita Lebron con Irving Flores, Rafael Cancel Mirando e Andres Figueroa Cordero, assalì il Congresso americano, ferendo quattro rappresentanti. Questa azione fu significativa per il coraggio dei protagonisti, ma non per una ripresa della resistenza nell’isola. In quel periodo, infatti, le organizzazioni a favore dell’indipendenza persero progressivamente la loro influenza fino a ricevere, nel 1956, solo il 4% dei voti.
A parte un breve periodo negli anni Settanta, i partiti indipendentisti non riceveranno mai più i consensi ottenuti dal Partitito nazionalista. Si riorganizzarono, invece, le forze a favore dell’adesione agli Stati Uniti per diventare il cinquantunesimo stato e, per questo, venne fondato il ”Nuovo partito progressista”.
L’isola attraversò così un periodo di pace fittizia che finì con lo scoppio della guerra in Viet Nam. Nell’universita’ di San Juan iniziò una forma di protesta, un’opposizione militante alla leva. La resistenza alla guerra si basò non solo sui principi di solidarieta’ e di rispetto per il diritto all’autodeterminazione, ma riaprì il dibattito sulla posizione dell’isola. I giovani portoricani rifiutarono di combattere nell’esercito nordamericano, lo stesso che stava occupando la loro nazione. Nel 1968 uno dei leader del movimento venne arrestato per il suo rifiuto ad arruolarsi e il giudice federale lo condannò ad una sola ora di detenzione nell’ aula giudiziaria. Con questa scelta il magistrato riconobbe, di fatto, gli argomenti presentati dalla difesa che aveva rivendicato la posizione dell’imputato, dimostrando che di fatto l’isola era un colonia degli Stati Uniti.
Con la ripresa del movimento indipendentista, si ricominciò a parlare dei cinque nazionalisti detenuti nelle carceri federali americane, dimenticati per molti anni. Irving Flores, per esempio, non aveva avuto nessun colloquio per diciassette anni, perché la sua famiglia era troppo povera per potersi permettere viaggi negli Stati Uniti. Nel 1971 Rafael Cancel Miranda, rinchiuso nel carcere di Marion, diresse da dentro uno sciopero generale, di solidarieta’ con i detenuti della prigione di Attica, vittime di un assalto mortale de parte della guardia civile dello stato di New York dove rimasero uccisi decine di detenuti, nella maggior parte politici. Nel 1973 nacque il Comitato per la liberazione dei nazionalisti: la loro attivita’ durò fino al 1979 quando Lolita Lebron e i suoi compagni furono finalmente graziati dal Presidente Carter. Quando uscirono dal carcere, vennero accolte a San Juan da novantamila persone. Quella storica manifestazione fu la testimonianza del loro peso politico, ma soprattutto dell’affetto che legava il popolo portoricano alle radici nazionaliste.
In quel periodo iniziò una mobilitazione per eliminare dall’ isola di Vieques la presenza militare degli Stati Uniti che controllavano i due terzi del territorio. I novemila abitanti del territorio erano costretti a vivere in uno stretto corridoio circondato da zone di addestramento, soggette a bombardamenti con proiettili e senza nessun accesso alle 52 spiagge sparse sulla costa. Il Ministero della difesa americano voleva mantenere, infatti, un controllo ferreo su Vieques, perché in quella zona venivano addestrati i militari americani per ogni tipo di conflitto e tutto era sotto controllo telematico, per permettere, così, l’accertamento dei risultati delle manovre.
La presenza militare quindi impediva agli abitanti di Vieques di svolgere il loro lavorodi pescatori, mentre si riscontrava una percentuale di tumori piu’ alta della media ed era praticamente impossibile per l’industria turistica sviluppare le bellezze naturali dell’isola. Per queste ragioni anche l’associazione dei pescatori guidata da Carlos Zenon iniziò una campagna contro la presenza militare, le barche invasero l’area di fuoco delle esercitazioni per impedire le manovre. Ventuno cittadini vennero arrestati, tra i quali Angel Rodriguez Cristobal, condannato a sei mesi nel carcere federale di Tallahassee, dove sarebbe morto misteriosamente.
A Puerto Rico la reazione fu durissima. Il clima, gia’ arroventato a causa dell’assassinio di due giovani indipendetisti, Carlos Soto e Dario Rosado, da parte della polizia coloniale a Cerro Maravilla il 25 luglio 1978, si inasprì. Alla notizia della morte di Angel Rodriguez un commando delle Fuerzas armadas de liberacion nacional assalì un autobus pieno di militari americani uccidendone due.
Nel 1999, la lotta per liberare Vieques dalla presenza militare USA ha ripreso vigore, soprattutto dopo la morte del civile David Sanes, vittima di un missile sganciato da un F-18 durante l’ennesima esercitazione. Il nuovo governatore di Puerto Rico, Sila Calderon, ha chiesto la cessazione immediata di tutti gli addestramenti, ma il Pentagono ha rifiutato ogni mediazione, limitando ulteriormente l’accesso alle spiagge gli isolani. Sul problema di Vieques si è riunita un’ampia coalizione di ambientalisti, membri del clero, artisti, e rappresentati del mondo politico portoricano che, usando la tattica della disobbedienza civile, continuano a boicottare le manovre militari.
Un aspetto fondamentale degli ultimi trent’anni di lotta per l’indipendenza dell’isola è il coinvolgimento delle nuove generazioni cresciute negli Stati Uniti. Attraverso organizzazioni come i Young Lords e poi il Movimiento de liberacion nacional e i vari comitati di appoggio alle lotte isolane, i portoricani del continente hanno giocato un ruolo chiave rigettando l’assimilazione, denunciando la campagna degli anni Sessanta di sterilizzazione forzata subita dalle donne portoricane o l’imposizione della lingua inglese sia nelle scuole dell’isola, della comunità barigues negli Stati Uniti e incorporandosi in vari gruppi di lotta armata che sono sorti negli anni Settanta.
Per questa militanza molti governi pagarono un prezzo molto alto. Oltre venti furono imprigionati con condanne dai trentacinque ai centoquarantanni e adesso, dopo l’indulto concesso da Clinton nel settembre del 1999, solamente tre rimangono in prigione: Carlos Alberto Torres, figlio di Alejandrina, , Juan Segarra Palmer e Oscar Lopez Rivera. Ma un prezzo salato non lo pagarono solo loro: molti attivisti e militanti furono imprigionati fino a tre anni per il loro rifiuto di collaborare alle indagini dell’ Fbi. E la Commissione nazionale per gli interessi ispanici della chiesa Episcopale divenne un obiettivo strategico di questa ondata repressiva, tanto che il suo direttore Maria Cueto finì per scontare un totale di cinque anni per la sua mancata collaborazione.
In questi anniil movimento portoricano ha contribuito allo sviluppo di due posizioni importanti per tutto il movimento progressista: il principio di non collaborazione con l’Fbi e il rifiuto di riconoscere la legittimità delle corti coloniali. Questi principi, resi pubblici dalle azioni concrete dei detenuti portoricani, furono messi in atto dal movimento in generale e divennero uno spartiacque per molti attivisti.
Il periodo della lotta armata si e’ concluso da molti anni, ma il contributo che hanno dato i militanti di queste organizzazioni non si può sottovalutare. Mantenendo viva la tradizione dei nazionalisti non hanno permesso che si potesse dimenticare che Puerto Rico è, di fatto, una colonia degli Stati Uniti e che la soluzione del suo futuro e’ ancora da trovare.
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