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URUGUAY, APPROVATO IL TESTAMENTO BIOLOGICO



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URUGUAY, APPROVATO IL TESTAMENTO BIOLOGICO

Gennaro Carotenuto
(20 marzo 2009)

La Camera dei deputati del Parlamento uruguayano ha definitivamente approvato a grande maggioranza la legge sul testamento biologico. Nessun paziente potrà essere obbligato a vivere contro la propria dignità. Ogni persona potrà esprimere per iscritto di “non accettare trattamenti che prolunghino la vita a discapito della qualità della stessa”.
“Non si tratta né di eutanasia né di suicidio assistito” afferma Washington Abdala del Partito Colorado (centro-destra) all’opposizione, ma tra i firmatari della legge. “L’eutanasia è l’accelerazione del processo della morte. In Uruguay tale processo non si accelera ma il paziente in situazione terminale avrà la possibilità di morire con dignità senza prolungare l’agonia”. Sia il Partito Colorado che il Frente Amplio (la maggioranza di centro-sinistra) si sono espressi a grande maggioranza a favore della legge mentre il Partito Nazionale (centro-destra, l’unico almeno in parte non laico in un paese che fa della separazione ferma tra stato e chiesa un punto fermissimo) non ha partecipato alla votazione per non spaccare un partito nel quale molti erano i favorevoli alla legge.
Come funzionerà il testamento biologico in Uruguay non è dissimile da altri paesi, ma non cerca di intrappolare il paziente ed indurlo a scelte non desiderate. Una persona potrà esprimere le proprie volontà in varie maniere, davanti a un medico oppure un notaio oppure davanti a testimoni e avrà diritto a cambiare la propria decisione se lo vorrà. Potrà essere depositata tanto la volontà a interrompere le cure come la volontà di far proseguire a tempo indeterminato il trattamento e dovrà indicare una persona di garanzia che assicuri che la sua volontà sia rispettata.
Nel caso nel quale non avrà espresso la propria volontà, la decisione dovrà essere presa all’unanimità da compagno/a, figli e genitori. È quest’ultima dell’unanimità una particolarità che potrebbe in qualche caso mettere in discussione l’applicazione pratica della legge. Una volta presa la decisione due medici (con diritto all’obiezione di coscienza) dovranno sottoscrivere la condizione di irreversibilità del paziente. A quel punto la Commissione bioetica della struttura dove il paziente è ricoverato avrà 48 ore per esprimersi. Solo a quel punto i trattamenti potranno essere sospesi.

fonte www.gennarocarotenuto.it