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IN COLOMBIA IL GOVERNO È RESPONSABILE DEL 97% DELLE VIOLAZIONI DI DIRITTI UMANI

Gennaro Carotenuto
(11 novembre 2008)

Appena pochi mesi fa il generale Mario Montoya, comandante dell’esercito colombiano si prendeva il merito della liberazione di Ingrid Betancourt e si faceva fotografare con lei. Adesso è nella polvere e si è dovuto dimettere per le sue responsabilità nelle esecuzioni extragiudiziali di 12 persone. E’ la punta dell’iceberg di almeno 1.483 esecuzioni extragiudiziali da quando Álvaro Uribe (oramai sotto accusa per le proprie responsabilità dirette) è presidente. Con uno studio della delegazione asturiana per i diritti umani che tira le somme: “il 97% delle violazioni dei diritti umani in Colombia è colpa del governo”. Sindacati, insegnanti e salute sono tra i principali settori sotto mira.

Probabilmente mai in 60 anni di guerra civile colombiana la violazione dei diritti umani è stata elevata alla categoria di Politica di Stato, come è stato nell’epoca di Álvaro Uribe e George Bush. Secondo l’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Navi Pillay la pratica delle esecuzioni extragiudiziali è “diffusa e sistematica” nella Colombia di Uribe che invece la stampa italiana presenta come un paese praticamente pacificato se non fosse per le FARC che sono la scusa ufficiale, docilmente fotocopiata dai media, per il terrorismo di stato e le violenze equamente distribuite tra esercito e paramilitari.
Sotto l’egida della guerra al terrorismo tutto è nascosto e presentato come necessario per combattere la guerriglia. Ma chiunque lavora sul campo della grande tragedia colombiana si rende conto di come le FARC siano oramai la foglia di fico per un progetto di espropriazione neoliberale di milioni di ettari di terreno fertile per consegnarle alle multinazionali dell’agroindustria.
La conferma più tangibile di ciò è stata di recente l’ammissione di responsabilità da parte della multinazionale bananiera Chiquita. Questa ha ammesso di non essersi limitata a finanziare i gruppi paramilitari con almeno 1.7 milioni di dollari ma di avere essa stessa importato in Colombia 3.000 kalashnikov e 5 milioni di cartucce poi utilizzati in tutto il nord del paese per massacri di civili che nulla avevano a che vedere con la guerriglia. E la Chiquita non è la sola multinazionale coinvolta nelle violazioni di diritti umani. Con questa a diverso titolo sono coinvolte Coca Cola, Nestlé, BP, OXI, Repsol, Drummond, Cemex, Holcim, Muriel, Glencore-Xtrata, Anglo American, Bhp Billington, Anglo Gold, Monsanto, Smurfit Kapa – Cartón de Colombia, Multifruits S.A. – Delmonte, Pizano S.A, Maderas del Darién, Urapalma S.A, Dyncorp; Unión Fenosa, Aguas de Barcelona, Canal Isabel II, Endesa, Telefónica y TQ3.
E’ quanto conferma il rapporto asturiano che mette insieme un’enorme quantità di dati che censiscono, è solo un esempio che da quando Uribe è presidente fino al 31 dicembre 2007 sono già stati assassinati 419 sindacalisti, 26 sono attualmente desaparecidos, 29 sono stati sequestrati, 10 torturati, 1573 sono minacciati di morte, 243 sono stati costretti ad abbandonare la loro città, 232 sono stati arrestati in maniera arbitraria.
Un altro settore particolarmente minacciato è quello degli insegnanti, leader naturali soprattutto nelle zone più isolate e quindi spesso coscienza critica della comunità. Dal 2001 ad oggi 349 maestri sono stati assassinati. Lo stesso avviene nella salute, con almeno 117 morti in un accerchiamento sistematico ai principali diritti civili che sono quelli che trasformano una democrazia formale in sostanziale.
Diritti sul lavoro, educazione e salute appaiono essere i primi nemici della Colombia di Álvaro Uribe, di quella che un lustro fa raccontò Guido Piccoli nel suo saggio per Feltrinelli Il paese dell’eccesso. E intanto i nostri media parlano d’altro.

fonte www.gennarocarotenuto.it