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PERU': CHIEDONO PANE, GLI DANNO POLIZIA

Gennaro Carotenuto
(11 luglio 2008)

Nel Perù neoliberale di Alan García, i due giorni di sciopero generale convocati dalla Confederazione Generale dei Lavoratori (CGTP) si sono conclusi con una pesante repressione e con 200 persone arrestate. Rischiano otto anni di carcere.
L’economia corre nel Perù di Alan García, con quel 9% in più di PIL quest’anno al quale contribuiscono perfino i bambini. Uno su cinque infatti, uno dei tassi più alti al mondo, lavora in un paese –è un altro dei motivi della protesta- che non rispetta nessuna delle convenzioni internazionali in materia di diritto del lavoro alle quali ha aderito. La chiamano deregulation ma, come spesso o sempre accade nel sistema neoliberale, chi fa funzionare la macchina, diventa più povero. “La maggior parte dei prodotti alimentari basici –denuncia il segretario generale della CGTP, Mario Huamán- è raddoppiata di prezzo da quando è in carica questo governo”. E’ questo il principale motivo dei due giorni di sciopero generale convocati in Perù. Come in Messico e in altri paesi del Sud del mondo, non ci sono misure calmieristiche per frenare l’aumento degli alimenti basici generato dalla crisi internazionale e da fattori endogeni.
I sindacati contestano i dati del governo che parlano di una diminuzione della povertà di un 5%: “nessuno se n’è accorto” e denunciano come sia ripreso in maniera massiccia con la privatizzazione di terre comunitarie un processo di espulsione dalle campagne dei contadini che lavorano quelle terre da generazioni.
Così in dieci regioni del paese la gente è scesa in piazza contro la povertà. Il governo ha replicato in maniera durissima dispiegando l’esercito e gli onnipresenti media di regime che hanno sistematicamente criminalizzato la protesta. Almeno 100.000 uomini sono stati infatti schierati contro gli scioperanti (che secondo il governo sarebbero stati appena il 2% dei lavoratori contro il 70% dichiarato dai sindacati). Lo sciopero stesso è stato dichiarato illegale e almeno 200 persone sono state arrestate dalla polizia o dalle forze armate.
Ma i movimenti sociali e sindacali non cedono e oggi la protesta si sposta al Cuzco, dove si riunisce il vertice Asia-Pacifico. E’ l’occasione per protestare soprattutto contro la “legge della selva”, quella che per i movimenti è la privatizzazione di fatto dell’Amazzonia peruviana.

fonte www.gennarocarotenuto.it