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IL PROCESSO AL CONDOR E LO SPETTRO DELL’ “OBEDIENCIA DEBIDA”

Gennaro Carotenuto
(28 dicembre 2007)

“Ho solo obbedito agli ordini” ha detto nell’interrogatorio di garanzia ieri a Regina Coeli, Jorge Troccoli. Il marinaio uruguayano, arrestato il 24 dicembre a Marina di Camerota, in provincia di Salerno, è al momento l’unico detenuto dei 140 militari latinoamericani ricercati dall’Interpol per quello che potrebbe essere il più grande processo al mondo contro il Piano Condor, l’organizzazione terroristica internazionale creola, ma orchestrata da Washington come evidenziano anche le carte del processo, che negli anni ’70 ha realizzato migliaia di sequestri e sparizioni di persone nel Cono Sud dell’America latina. Jorge Troccoli sa benissimo di avere usato lo stesso insultante argomento di Eric Priebke per giustificare il massacro delle Fosse Ardeatine: “Ho eseguito ordini”, che è lo stesso insultante argomento che da sempre viene apposto, e spesso fa giurisprudenza e sancisce assoluzioni, per giustificare dietro la gerarchia tutti i crimini che il militarismo, sotto ogni regime e bandiera, ha compiuto nella storia dell’umanità.
Il processo istruito a Roma dal giudice Giancarlo Capaldo è importante e sarà bene che l’opinione pubblica italiana se ne preoccupi, visto che la strage di 25 cittadini italiani (in realtà sono alcune centinaia, ma i processi vanno avanti con prudenza) si colloca tra i maggiori massacri di italiani commessi negli anni ’70, terrorismo di stato incluso. Quello di Capaldo tira le fila di molti processi svoltisi negli ultimi otto anni in America e in Europa, e li confronta con quelli dei primi anni post-dittatura, che poi furono amnistiati e li mette insieme agli atti istruiti in Spagna da Baltazar Garzón contro Augusto Pinochet ed i suoi.
Il processo che si terrà a Buenos Aires nei prossimi mesi (e del quale demmo conto qui) individua per la prima volta il reato associativo: “Il Piano Condor è stato una vasta associazione a delinquere attiva nel Cono Sud, diretta al sequestro, alla sparizione, tormento e morte, senza considerare limiti territoriali o la nazionalità delle vittime” ha scritto il giudice federale argentino Sergio Torres nel dispositivo di rinvio a giudizio. Ma lo ha potuto fare solamente per 19 militari argentini.
Il processo istruito in Italia chiama in causa i responsabili della sparizione di 25 cittadini italiani, appartenenti a sette diverse gerarchie militari, per disegnare finalmente i contorni del Condor. I nomi sono oramai noti: 61 argentini, 33 orientali, 23 cileni, 11 brasiliani, 7 boliviani, 7 paraguaiani e quattro peruviani. Tra i nomi dei repressori vi sono primi tra tutti quelli degli argentini Jorge Videla y Rafael Massera, e degli uruguayani Juan María Bordaberry e Gregorio Álvarez, entrambi detenuti in attesa di giudizio, del colonnello brasiliano di origine italiana Carlos Alberto Ponzi e dell’ex presidente peruviano Francisco Bermudes Morales e del suo primo ministro Pedro Richter Prada. Con loro Juan Manuel Contreras, il cileno, anch’esso detenuto, e che si vanta di essere stato l’inventore del Piano Condor. Contreras, già vent’anni fa, fu condannato in Italia a 20 anni per un delitto compiuto nell’ambito del Piano Condor, il tentato omicidio a Roma dell’ex presidente della Democrazia Cristiana cilena, Bernardo Leighton.
Se i processi istruiti in America latina hanno un’indubbia valenza politica, sociale e riparatoria, quelli stranieri, basti pensare a quanto scatenato dall’arresto di Pinochet a Londra nel 1998, hanno il pregio di fare da catalizzatori per nuove ricerche di verità. E comunque sono processi, per crimini commessi : per ogni vittima c’è un assassino, e né l’obbedienza agli ordini del militarismo, né amnistie estorte sotto minaccia debbono fermarli.

fonte www.gennarocarotenuto.it