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News
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di Gianni Minà
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Martedì 03 Aprile 2012 |
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IN MEMORIA DI ANTONIO GHIRELLI di Gianni Minà da Il Fatto Quotidiano, 4 aprile 2012 Qualche anno fa Antonio Ghirelli, con l’umiltà e la grandezza dei veri maestri, era venuto a festeggiare alla Casa del Cinema i miei cinquant’anni di professione, in buona parte maturati con i suoi insegnamenti. Con lui, poiché il pomeriggio iniziava con un mio programma televisivo sul cinema di Francesco Rosi, c’era anche il regista di “Mani sulla città” e de “Il caso Mattei” e lo scrittore Raffaele La Capria. A un certo momento Antonio, che non ha mai amato la retorica, mi aveva sorpreso con un attimo di nostalgia: “Peccato che manchino Maurizio e Peppino. Maurizio non è mai stato in ritardo, semmai Peppino…”. Si riferiva chiaramente a Maurizio Barendson e Giuseppe Patroni Griffi e a una stagione della sua vita di settant’anni prima in cui, tutti loro, quelli presenti e quelli assenti, erano sui banchi del liceo Umberto di Napoli dove, ancora ragazzi, facevano già la fronda al regime fascista e dove, tre anni dopo, su quegli stessi banchi li avrebbe raggiunti anche un compagno più giovane ma con le stesse aspirazioni, Giorgio Napolitano. |
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Editoriale
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di Gianni Min
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Giovedì 13 Ottobre 2011 |
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EDITORIALE DEL LATINOAMERICA N. 116 (N. 3/2011) E’ passata sotto silenzio la notizia che il governo degli Stati Uniti ha inserito anche quest’anno, senza pudore, Cuba nell’elenco degli “stati canaglia”, cioè dei paesi fiancheggiatori del terrorismo [per un approfondimento sulle ipocrite moti- vazioni si veda l’articolo di Wayne Smith a pag 116]. Il silenzio dei media è ancora più immorale perché l’isola della Rivoluzione, come qualunque giornalista può controllare in Rete, ha avuto già, da quando è entrata in contrasto con i governi degli Stati Uniti, 3.478 morti e 2.099 feriti per gli attentati organizzati in Florida e in New Jersey e messi in atto sul suo territorio. Insomma, Cuba ha già vissuto, prima degli Stati Uniti e a causa di certi gruppi eversivi assistiti dalla Cia, il proprio 11 settembre, anche se diluito nel tempo. |
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Taccuino
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di Alessandra Riccio
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Giovedì 19 Aprile 2012 |
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Pur essendo il meno sfortunato dei Cinque antiterroristi cubani condannati spietatamente negli Stati Uniti e bollati come spie dalla corrente informativa del pensiero unico, René González ha tutte le caratteristiche di una persona preparata, coraggiosa e piena di dignità. Nato a Chicago nel 1956 da una famiglia di emigranti cubani, è tornato insieme ai sui in patria dopo la rivoluzione. Suo padre era stato un sostenitore del Movimento 26 luglio di Fidel Castro e non ha esitato a imbarcare moglie e figli per l’isola dove i suoi ragazzi hanno studiato, lavorato e partecipato ad ogni appello della patria. René ha combattuto in Angola, è ingegnere e istruttore di volo, militante del Partito Comunista di Cuba. |
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di redazione
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Sabato 15 Ottobre 2011 |
Dichiarazioni dell’Ambasciatore di Cuba in Italia, Milagros Carina Soto Aguero, ad agenzie di stampa italiane, 12/10/2011
Da più di 50 anni Cuba ha dovuto scontrarsi con una politica di terrorismo di stato criminale e sistematico promossa dagli Stati Uniti. Come vittime del terrorismo sono deceduti 3 478 cittadini e 2 099 sono divenuti disabili a causa di azioni terroriste promosse dagli Stati Uniti negli ultimi 50 anni.
Sono deceduti anche cittadini di altri paesi come uno italiano (Fabio di Celmo) ed altri cittadini guyanesi, delle Barbados e nordcoreani.
Gli autori intellettuali e materiali di vari di questi attentati passeggiano liberamente ed impunemente per le strade della Florida e si chiamano: Luis Posada Carriles, José Basulto, Antonio Venciana, tra altri.
Gerardo Hernández, Antonio Guerrero, Ramón Labañino, René González e Fernando González sono Cinque innocenti che soffrono da tredici anni per ingiusta e crudele detenzione. Hanno passato buona parte della loro gioventù in condizioni di regime carcerario particolarmente duro lontano dalla loro terra, dalle loro famiglie, dai loro amici, e sottomessi frequentemente a lunghi periodi di confino solitario.
Su di loro ricade anche una pena addizionale che dovrebbe farci vergognare. È la pena del silenzio. I Nostri Cinque compagni non esistono per le grandi corporazioni che controllano i cosiddetti mezzi d’informazione. Quei mezzi hanno alzato una muraglia che circonda il caso e rende praticamente impossibile conoscere la verità che loro incarnano.
I Cinque non hanno commesso altro che lottare contro il terrorismo. Il governo che li detiene non ha mai potuto presentare prove sul fatto che sono stati colpevoli delle principali accuse formulate contro loro.
Noi cerchiamo di abbattere questo muro di silenzio. Dobbiamo insistere direttamente sulle grandi corporazioni mediatiche denunciando costantemente la loro censura complice ed approfittando degli scarsi spiragli che offrono includendo, per esempio, la pubblicazione di annunci pagati. Si deve reclamare ugualmente a tutti i mezzi alternativi che, in generale, non danno a questo tema un'attenzione prioritaria, che facciano un giornalismo autentico e creatore, capace di vincere la sonnolenza burocratica e soprattutto che escano dai modelli della dittatura mediatica globale.
La Procura nordamericana in un documento ufficiale del 25 maggio 2001 ha ammesso il suo fallimento rispetto alla peggiore accusa contro Gerardo. Questo scritto ha ora dieci anni ma continua ad essere ignorato. Così come si dimentica il documento ratificato il 2 settembre 2008 dalla riunione plenaria della Corte d’Appello di Atlanta che afferma, all'unanimitá e varie volte, che in questo caso non esisteva alcuna prova che si fosse danneggiata la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, cioè, che non ci fosse niente vincolato allo spionaggio, e di conseguenza ha dichiarato nulle le due sentenze relative a questo tema.
Oltre a questi documenti, il governo nordamericano ha ammesso che era impossibile provare la loro colpevolezza, l'esito di questo processo è occultarli.
La farsa giudiziaria perseguita contro i Cinque a Miami gira intorno ad un'infame calunnia rispetto all'incidente del 24 febbraio 1996, quando sono state abbattute in acque cubane due aerei da turismo di un gruppo terrorista che per anni ha realizzato numerose provocazioni sul nostro territorio. Gerardo non ha assolutamente niente a che vede con questo incidente e lo stesso governo ha riconosciuto in questo documento che non poteva sostenere la sua falsa accusa.
Il governo degli Stati Uniti ha dovuto provare che il fatto fosse successo nello spazio internazionale per avere giurisdizione su di esso. I radar cubani mostravano che accadeva a Cuba, mentre i radar nordamericani davano informazioni contraddittorie o confuse. Con questo motivo la missione dell'Organizzazione d’Aviazione Civile Internazionale che ha fatto investigazioni sull'incidente ha richiesto a Washington che si consegnino le immagini prese dai satelliti degli Stati Uniti. Washington ha rifiutato di fornirle da quindici anni, ed ha rifiutato di farlo quando lo ha chiesto la difesa di Gerardo e continua a rifiutarsi.
L'altro argomento è sorto nel 2006 quando si è scoperto che il governo nordamericano ha consegnto abbondanti somme di denaro del bilancio federale a "giornalisti" che hanno scatenato una feroce campagna contro i Cinque e che hanno minacciato i membri della Giuria contro le reiterate proteste, dell’allora giudice Joan Lenard. Malgrado i numerosi sforzi del Comitato Nazionale per la Libertà dei Cinque ed altri amici nordamericani finora il governo USA ha rifiutato di rivelare tutto ciò che nasconde sulla sua cospirazione con i mezzi locali di Miami per condannare i nostri compagni.
Ci sono prove sufficienti per convincere chiunque della totale innocenza di Gerardo ed i suoi compagni, sono più che sufficienti affinché il Presidente Obama ordini la loro liberazione immediata ed incondizionata. Perciò i mezzi controllati da Washington impediscono alla gente di conoscere la verità.
René González, che ha compiuto 13 anni di detenzione, si è riunito con le sue due figlie, suo fratello e suo padre, che hanno ricevuto visti degli Stati Uniti per essere presenti quando è uscito da una prigione della Florida, lo scorso 7 ottobre. La madre e la moglie non hanno ricevuto visti per aspettarlo fuori dal carcere, alla sua uscita; ma René dovrà ancora compiere tre anni di libertà condizionale negli Stati Uniti. Incredibilmente, i Pubblici Ministeri vogliono che René rimanga negli Stati Uniti per compiere quei tre anni di libertà vigilata, come ha detto il suo avvocato Philip Horowitz. L'argomento della difesa è che sono tre anni di pena addizionale, lontano dalla sua famiglia. Alla moglie le si impedisce di mettere un piede negli Stati Uniti, da 10 anni non lo vede, e questo è un altra pena addizionale.
Noi vi chiediamo di rompere questo silenzio, che scriviate su questi temi e che pubblichiate la verità.
La normalizzazione dei rapporti tra Cuba ed USA dipende più dagli Stati Uniti che da Cuba. Il Presidente Raúl Castro ha offerto tante volte la sua disposizione a dialogare con questo paese a partire dal rispetto mutuo, di reciprocità e di non ingerenza sugli argomenti interni. L'amministrazione del Presidente Obama ha respinto tutte queste proposte.
La retorica diplomatica statunitense per giustificare l'imposizione di sanzioni economiche a Cuba non ha smesso di cambiare per decenni, si rinnova ogni certo tempo. All'inizio della Rivoluzione si trattava delle nazionalizzazioni e delle proprietà nordamericane. Poi dell'alleanza con l'Unione Sovietica. Poi dell'intervento cubano in África per lottare contro l'apartheid. Nel 1991, dopo la caduta dell'Unione Sovietica, invece di normalizzare i rapporti con Cuba, gli Stati Uniti hanno rinforzato il loro stato d'assedio economico contro la popolazione cubana e ha presentato l'argomento dei diritti umani e dei prigionieri politici. In questo momento, tutti i prigionieri cosiddetti politici sono stati liberati e secondo Amnesty International non c'è oggi nessun prigioniero politico a Cuba e nonostante ciò, l'Amministrazione Obama si rifiuta di cancellare le sanzioni economiche.
Il blocco degli USA è costato a Cuba 751 miliardi di dollari, si mantiene, si è rinforzato dall'arrivo al potere di Barack Obama, così come si è intensificata la persecuzione contro gli attivi cubani nelle banche internazionali, cercando, e a volte riuscendo, d’internazionalizzare leggi e multare terzi per aver commerciato con Cuba.
Il blocco è stato condannato per 19 anni consecutivi nell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ed è rimasto; quest’anno si tornerà a votare.
Denunciando ciò si fa un atto di moralità, rompere questo silenzio è un atto di responsabilità.
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