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L’ARGENTINA UMILIATA NELLE MANI DELLE DESTRE

Gennaro Carotenuto
(30 giugno 2009)

Sconfitta grave per il governo in Argentina nelle elezioni di metà mandato dove si rinnovava metà Camera e due terzi del Senato. Le destre coalizzate cercavano la resa dei conti e l’hanno ottenuta con la bassezza che è loro propria: dominando i media con le calunnie, l’avidità, la delegittimazione, fomentando la paura. L’Alleanza tra il peronismo di destra e i neoliberisti fascistoidi, con alla testa l’imprenditore Francisco de Narváez batte il partito di governo che aveva schierato alla testa l’ex capo dello stato Nestor Kirchner nella Provincia di Buenos Aires con il 34% contro il 32%. È una vittoria di stretta misura ma che ha un significato politico molto più vasto: il centro-sinistra kirchnerista che nel bene e nel male aveva risollevato il paese dopo il crollo del dicembre 2001 sembra giunto al capolinea. Intanto cresce una speranza alla sua sinistra. Per il grande regista Pino Solanas, la coscienza critica del paese che ha raggiunto il 24% a Buenos Aires, il vero crimine da combattere resta sempre la fame.
Eduardo Buzzi, uno dei capi della serrata golpista delle associazioni degli agrari dell’anno scorso, aveva un chiodo fisso in testa che ha ripetuto durante tutta la campagna elettorale: “dobbiamo umiliare Cristina Fernández”. I latifondisti, gli agro esportatori, il potere reale della terra in Argentina l’avevano giurata alla presidente che progettando di aumentare le tasse sulle rendite agrarie voleva fare quello che un governo eletto con i voti della sinistra deve fare: costruire scuole, ospedali, redistribuire ricchezza in un paese ingiusto. A un anno di distanza l’Argentina irredimibile trionfa ancora e, dopo la campagna elettorale più costosa e più vuota di contenuti della storia, Cristina Fernández ne esce umiliata, dimezzata, un’anatra zoppa per usare un linguaggio politico gringo.
Il giorno dopo a Buenos Aires è ancora il momento del dopo sbornia. C’è chi festeggia, anche a sinistra, l’umiliazione a Cristina. Ma è un’umiliazione di destra e da destra che è l’unica alternativa plausibile in un breve termine, le politiche del 2011, che è già domani. Nestor Kirchner, dimettendosi dalla presidenza del Partito Giustizialista ha cercato di addossarsi il massimo del costo politico cercando di fare assorbire il colpo al governo che nelle more dovrà continuare a dirigere il paese fino al 2011. Non solo, sta profilando per sé stesso un ruolo di regista che porta alla rinuncia a ricandidarsi nel 2011 appoggiando il suo ex-vicepresidente Daniel Scioli, attuale governatore della Provincia di Buenos Aires.
Al di là di tali previsioni pur importanti, ci sono considerazioni , oramai eterne, che debbono essere fatte. C’è chi parla con la sconfitta dei Kirchner di fine del peronismo. In realtà tutto continua a girare intorno al peronismo. La coalizione di destra Unión-PRO di Macri e De Narváez non sarebbe esistita senza il peronismo, la rete burocratico-clientelare che continua ad essere la spina dorsale della politica argentina. Mauricio Macri non potrà puntare alla presidenza nell’11 senza continuare a contendere ai Kirchner tale struttura.
Non solo, il voto straordinario a Pino Solanas è il voto al più peronista dei candidati, quello che incarna tutto il meglio di una storia politica che da fuori del paese è difficile da comprendere e si tende a liquidare come tutta negativa. Se tutto è peronismo niente è peronismo ma è la realtà argentina: a destra peronismo, al centro peronismo, a sinistra peronismo. E sarà così anche nel 2011 sperando che la guerriglia mediatico-politica delle destre non si trasformi in eversione aperta contro il governo che deve comunque portare a termine il suo compito.

fonte www.gennarocarotenuto.it