Secondo i dati ufficiali la povertà in Argentina è scesa al 17.8% e l’indigenza al 5.1%. Appena un anno fa erano rispettivamente 23.4% e 8.2%. Nonostante siano avanzati dubbi sull’attendibilità di tali risultati rispetto all’inflazione reale nel paese, povertà e indigenza continuano a diminuire ininterrottamente dal 2003 quando il FMI ha dovuto smettere di depredare il paese.
Il bicchiere in Argentina a sette anni dal crollo del neoliberismo, comunque lo si guardi è mezzo pieno. La povertà ha continuato a scendere costantemente dimezzandosi dal 2003 quando è cominciato il grande recupero del paese dopo dittatura e fondomonetarismo. Ma il bicchiere è indubbiamente anche mezzo vuoto. In Argentina, uno dei paesi più ricchi della terra, continuano ad esserci quattro milioni e mezzo di cittadini che non riescono a soddisfare le necessità più elementari e addirittura un milione e duecentomila che non riescono neanche ad acquistare gli alimenti necessari.
Sono dati che continuano ad essere drammatici, soprattutto nel nordest del paese. Nel Chaco, la regione più povera del paese, a Resistencia supera il 35% (con un 14.6% di indigenti), e in molte località delle provincie di Santiago del Estero, Jujuy, Corrientes, Misiones la terza parte della popolazione continua ad essere sommersa nella povertà. All’estremo opposto, anche fisicamente, il sud patagonico e la Città di Buenos Aires (da non confondersi con la cintura del Gran Buenos Aires). A Río Gallegos la povertà è del 3.6% (appena lo 0.8% di indigenti) e nella Terra del Fuoco si attesta intorno al 6% contro il 7.3% della capitale dove il 2.3% della popolazione sarebbe indigente.
Alcuni dati forniti sono contrastanti, e a volte palesemente in contraddizione con altri. Secondo la SEL, una società privata, che calcola un’inflazione reale superiore del 13% di quella ufficiale, i dati sarebbero molto meno buoni; i poveri supererebbero ancora il 30% nel paese e gli indigenti il 10% con un rispettivo +7 e +2% rispetto ai dati ufficiali dell’Indec.
Ma rispetto al 2003, quando gli argentini ripresero il diritto a sbagliare da soli senza che fosse l’FMI a farlo in malafede per loro, gli indici di povertà sono comunque crollati in maniera straordinaria e a volte dimezzati: -51% a Concordia, -46% nell’area urbana di Paraná, -43% in quella di Rosario e -41% nel Gran Buenos Aires dove vive quasi un terzo della popolazione del paese. Nonostante molto resti ancora da fare e gli anni del grande recupero, dopo la notte più dura del neoliberismo, sembrino alle spalle, l’Argentina nell’ultimo lustro ha ripreso il cammino che dittature e fondomonetarismo avevano brutalmente interrotto.
fonte www.gennarocarotenuto.it
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