Il Numero in venditaIn questo numero:
Editoriale:
Gianni Minà
Quale sarà la nuova scusa per continuare ad angariare Cuba?
Frei Betto
Se la Chiesa e la Spagna affrancano Cuba dall’ipocrisia della Comunità europea
Sommario completo
| Il G-20 secondo Fidel |
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| Lunedì 15 Novembre 2010 |
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Si è appena conclusa a Seul la riunione del G-20. Fidel Castro, in una delle sue recenti “Riflessioni”, ce ne fa una sintesi che, per la sua chiarezza, ci aiuta a capire fino a che punto si annaspa fra contraddizioni, ingiustizie e prepotenze. Come è suo costume, Castro si serve di dispacci di agenzia –come fonte neutra- e aggiunge i suoi pertinenti commenti a corredo della notizia: una indicazione per come fare un giornalismo corretto. Eccolo qui, tradotto per i nostri lettori. UNA COLOSSALE GABBIA DI GRILLI Ecco cosa è diventata la riunione del G-20 di Seul, capitale della Corea. Che cosa è il G-20?, si chiederanno molti lettori saturi di sigle. Un’ulteriore invenzione del poderoso impero e dei suoi alleati più ricchi che avevano creato il G-7: Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Canadà. Poi avevano deciso di includere la Russia nel club che ha preso il nome di G-8. In seguito si sono degnati di ammettere 5 importanti paesi emergenti: Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica. Più tardi il gruppo è cresciuto con l’ammissione di vari paesi della OCDE, ancora una sigla, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico: Australia, Repubblica di Corea e Turchia. A questo gruppo si sono aggiunte l’Arabia Saudita, l’Argentina e l’Indonesia, e così siamo a 19. Il ventesimo membro del G-20 è niente pò pò di meno che l’Europa Unita. E c’è un paese, la Spagna, che ostenta da quest’anno 2010 la singolare denominazione di “invitato permanente”. Un’altra grande riunione di alto livello internazionale si svolge quasi contemporaneamente in Giappone, quella dell’APEC. Se i lettori impazienti vorranno sommare al gruppo anteriore i seguenti paesi: Malesia, Brunei, Nuova Zelanda, Filippine, Singapore, Tailandia, Hong Kong, Formosa, Papua-Nuova Guinea, Cile, Perù e Vietnam; con importanti scambi commerciali e tutti bagnati dalle acque del Pacifico, ecco che avranno l’Apec: Foro di Cooperazione Economica Asia-Pacifico, il rompicapo al completo. Manca solo una carta geografica, ma basta un computer portatile per ottenerla. In questi eventi internazionali si discutono gli aspetti fondamentali dell’economia e delle finanze del mondo. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, con potere decisivo nelle questioni finanziarie hanno un padrone: gli Stati Uniti. Bisogna ricordare che alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’industria e l’agricoltura degli Stati Uniti erano intatte; quelle dell’Europa Occidentale, totalmente distrutte salvo eccezioni come la Svizzera e la Svezia; l’URSS, materialmente in rovina e con enormi perdite umane che superano i 25 milioni di persone; il Giappone vinto, rovinato e occupato. Circa l’85% delle riserve in oro del mondo erano passate agli Stati Uniti. Fra il 1° e il 22 luglio 1944, in un isolato ma ampio e confortevole albergo di Bretton Woods, una piccola località dello stato del New Hampshire al nordest degli Stati Uniti, si tenne la Conferenza Monetaria e Finanziaria della neonata Organizzazione delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti ottennero lo straordinario privilegio di convertire la propria carta-moneta in divisa internazionale, convertibile in oro al tasso fisso di 35 dollari l’oncia Troy. Poiché la grandissima maggioranza dei paesi depositano le loro riserve di divisa proprio nelle Banche degli Stati Uniti, il che equivale ad un considerevole prestito al paese più ricco del mondo, la convertibilità per lo meno stabiliva un limite alla emissione illimitata di carta-moneta. E comunque rappresentava una garanzia per il valore delle riserve dei paesi depositate nelle loro banche. Partendo da questo enorme privilegio, e visto che l’emissione di biglietti aveva il limite della sua convertibilità in oro, quel poderoso paese aumentava il suo controllo sulle ricchezze del pianeta. Le avventure militari degli Stati Uniti, in alleanza con le antiche potenze coloniali, in particolare Inghilterra, Francia, Spagna, Belgio, Olanda e la neonata Germania Ovest, hanno poi condotto a guerre e avventure militari che hanno messo in crisi il sistema monetario nato a Bretton Woods. All’epoca della guerra genocida contro il Vietnam, paese contro il quale gli Stati Uniti sono stati sul punto di impiegare le armi nucleari, il Presidente Nordamericano prese la vergognosa decisione unilaterale di sospendere la convertibilità del dollaro. Da allora, l’emissione di carta-moneta non ha avuto più limiti. Hanno abusato talmente di questo privilegio che il valore dell’oncia Troy d’oro è passata da 35 dollari a cifre che ormai hanno superato i 400 dollari, cioè non meno di 40 volte il valore che aveva mantenuto per 27 anni, fino al 1971, quando Richard Nixon ha adottato questa infausta decisione. Il peggio dell’attuale crisi economica che oggi colpisce la società nordamericana è che le misure anticrisi di altri momenti della storia del sistema capitalista imperialista degli Stati Uniti non sono riusciti a riprendere la loro marcia normale. Asfissiato da un debito di Stato che si avvicina ai 14 miliardi, cioè, equivalente al PIB degli Stati Uniti, il deficit fiscale si mantiene; le enormi spese per il salvataggio delle banche e la riduzione quasi a zero dei tassi di interesse riducono appena di un 10% il livello di disoccupazione, ma non il numero di famiglie a cui vengono tolte le case. Crescono i bilanci giganteschi destinati alla difesa che superano quelli del resto del mondo e, peggio ancora, quelli destinati alla guerra. Il Presidente degli Stati Uniti, eletto appena due anni fa da uno dei partiti tradizionali, ha sofferto la maggiore sconfitta che si ricordi negli ultimi tre quarti di secolo. In questa reazione si mescolano frustrazione e razzismo. L’economista e scrittore nordamericano William K. Black, ha scritto una frase memorabile: “Il miglior modo di rubare in una banca è quello di esserne il proprietario”. I settori più reazionari degli Stati Uniti aguzzano i denti appropriandosi di un’idea che è in antitesi con quella dei bolscevichi nell’ottobre del 1917: “Tutto il potere all’estrema destra degli Stati Uniti”. A quanto sembra, il Governo degli Stati Uniti nelle sue tradizionali misure anticrisi, ha preso un’altra misura disperata: la Riserva Federale ha annunciato di voler comprare 600.000 milioni di dollari nordamericani prima della riunione del G-20. Mercoledì 10 novembre, una delle più importanti agenzie di stampa degli Stati Uniti, ha scritto:
“Il Presidente Barak Obama è arrivato in Corea del Sud per partecipare alle riunioni dei 20 principali poteri economici del mondo. Le tensioni sulle politiche monetarie e gli interessi commerciali si sono rese evidenti prima del Vertice del Gruppo dei 20. L’ambiente si è surriscaldato a causa della decisione degli Stati Uniti di inondare la sua debole economia con 600.000 milioni di dollari in contanti. Questa manovra ha fatto infuriare i capi di governo di mezzo mondo. Tuttavia Obama ha difeso la misura presa dalla Riserva Federale.”
La stessa agenzia ha informato l’opinione pubblica mondiale l’11 novembre:
“Un forte senso di pessimismo è calato sull’apertura del Vertice economico dei più importanti paesi ricchi e sviluppati questo giovedì, dove i leaders mondiali sono giunti profondamente divisi sulle loro politiche economiche e commerciali. Fondato nel 1999 e promosso al livello di Vertice due anni fa, il gruppo dei 20 (G-20, un foro che comprende paesi sviluppati come gli Stati Uniti e la Germania insieme a giganti emergenti come la Cina e il Brasile) si è trasformato nel perno fondamentale degli sforzi governativi per riattivare l’economia globale ed evitare un altro collasso finanziario mondiale” “Un fallimento del Vertice di Seul avrebbe conseguenze gravi. C’è il rischio che i paesi cerchino di mantenere le loro divise artificialmente basse per offrire un vantaggio competitivo alle loro esportazioni sui mercati mondiali e ciò potrebbe condurre ad una rovinosa guerra commerciale. Inoltre i paesi sarebbero tentati di collocare dazi sulle importazioni, una replica delle politiche che hanno scatenato la Grande Depressione degli anni 30. Alcuni paesi, come per esempio, gli Stati Uniti, credono che la principale priorità sia quella di far pressione sulla Cina affinché permetta la rivalutazione della sua moneta rispetto ad altre divise, in modo da superare gli enormi superavit commerciali del gigante asiatico verso Washington nel rincarare le esportazioni cinesi e rendere più economiche le importazioni statunitensi. Ci sono altri paesi che sono furibondi a causa dei piani della Riserva Federale statunitense di iniettare 600.000 milioni di dollari freschi nella debole economia del paese. In questa operazione ci vedono una misura egoista per riempire i mercati di dollari diminuendo così il valore della biglietto verde e dando agli esportatori statunitensi un ingiusto vantaggio dei prezzi. I paesi del G-20 [...] trovano poco terreno comune sull’argomento più scomodo: che cosa si può fare con un’economia mondiale che dipende dagli enormi deficit commerciali degli Stati Uniti con la Cina, la Germania e il Giappone. Il presidente del Brasile, Lula da Silva ha affermato giovedì che il mondo andrà verso a bancarotta se i paesi ricchi ridurrannoo i loro consumi e cercando di ottenere prosperità solo in base alle esportazioni. Se i paesi più ricchi non continueranno a consumare e tutti vorranno fondare la loro economia sulle esportazioni, il mondo andrà verso il fallimento perché non ci sarebbero più compratori. Tutti vorrebbero vendere. Il Vertice è iniziato con un certo pessimismo da parte di Obama e del Presidente sudcoreano, Li Myung-bak, i cui ministri non sono riusciti ad arrivare ad un accordo sul trattato di libero commercio, fermo da tempo e sul quale c’era la speranza che potesse essere risolto questa settimana. I dignitari del G-20 si sono riuniti giovedì sera nel Museo Nazionale della Corea a Seul per la cena che ha segnato l’inizio ufficiale del Vertice. Nelle strade adiacenti, migliaia di manifestanti protestavano contro il G-20 e contro il Governo della Corea del Sud.”
Oggi, giovedì 12, il Vertice si è concluso con una dichiarazione di 20 punti e 32 comma. Come è facile capire, il mondo non è costituito soltanto da 32 paesi facendo il totale fra quelli che integrano il G-20 e la APEC. I 187 paesi che hanno votato a favore dell’eliminazione del blocco a Cuba rispetto ai due che hanno votato per il mantenimento e ai tre che si sono astenuti, fanno 192. Per 160 di loro non esiste tribuna da dove dire una parola sul saccheggio imperiale delle loro risorse e sulle loro urgenti necessità economiche. A Seul, l’Organizzazione delle Nazioni Unite addirittura non esiste. Ma questa benemerita istituzione non dirà neppure una parola? Proprio in questi giorni da Haiti–lì dove un terremoto ha ucciso in pochi secondi qualcosa come 250 mila persone nel gennaio di quest’anno- dalle agenzie di stampa europee giungono notizie veramente drammatiche:
“Le autorità haitiane allertano sulla rapidità con cui l’epidemia di colera si sta estendendo nella città di Gonaives, al nord dell’isola. Il sindaco di questa località della costa, Pierreleus Saint-Justin, afferma di aver seppellito personalmente 31 persone martedì, e che si appresta a seppellirne altre 15.’ E c’è chi sta morendo mentre noi parliamo’, ha dichiarato. [...]Dal 5 novembre sono stati inumati 70 corpi solo nel nucleo urbano di Gonaives, ‘ma c’è altra gente che è morta in aree rurali’ vicine alla città. La situazione ‘sfiora la catastrofe’ a Gonaives [...] le inondazioni causate dall’uragano Tomas faranno peggiorare la situazione. Le autorità sanitarie di Haiti hanno elevato a 643 il bilancio delle vittime dell’epidemia in tutto il paese fino all’8 novembre. Il numero di contagiati dal colera nello stesso periodo è di 9.971. Le stazioni radio informano che le cifre che saranno diffuse venerdì potrebbero parlare addirittura di 700 morti. [...] Il Governo afferma adesso che la malattia sta incidendo gravemente sulla popolazione di Port-au-Prince e minaccia i sobborghi della capitale dove più di un milione di persone continua a vivere nelle tende dal terremoto del 12 gennaio.”
Oggi i dispacci d’agenzia parlano di 796 morti e 12.303 persone infettate. Più di tre milioni di abitanti sono minacciati e molti di loro vivono nelle tende o fra le rovine lasciate dal terremoto, senza acqua potabile. La principale agenzia nordamericana ha scritto ieri:
“La prima parte del Fondo Statunitense per la Ricostruzione di Haiti è in marcia, più di sette mesi dopo essere stato promesso per aiutare la ricostruzione del paese dopo il devastante terremoto di gennaio. [...] trasferirà nei prossimi giorni 120 milioni di dollari –circa una decima parte della quantità promessa- sul Fondo per la Ricostruzione di Haiti maneggiato dalla Banca Mondiale, ha detto P. J. Crowley, portavoce del Dipartimento di Stato. Un assistente del Dipartimento di Stato ha detto che il denaro destinato al Fondo sarà utilizzato per rimuovere le macerie, per le case, per il credito, per l’appoggio al piano di riforma scolastica della Banca Interamericana di Sviluppo e per appoggiare il bilancio del governo haitiano.”
Dell’epidemia di colera, una malattia che ha colpito per anni molti paesi del Sudamerica e che potrebbe estendersi nel Caribe e in altre parti del nostro emisfero, nemmeno una parola.
12 Novembre 2010. |
Tracce
Sotto la direzione del Presidente Fidel Castro, l’eroico popolo di Cuba ha rovesciato un regime ingiusto e sfruttatore, istituendo un nuovo Stato. |
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