Il Numero in venditaIn questo numero:
Editoriale:
Gianni Minà
Quale sarà la nuova scusa per continuare ad angariare Cuba?
Frei Betto
Se la Chiesa e la Spagna affrancano Cuba dall’ipocrisia della Comunità europea
Sommario completo
| Piedad Córdoba |
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| Mercoledì 29 Settembre 2010 |
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La senatrice colombiana Piedad Córdoba, presidentessa del gruppo Colombiani e Colombiane per la Pace, è nota alle cronache per il suo coraggioso impegno per cercare di stabilire un dialogo fra il governo del suo paese e le Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia). L’abbiamo vista ritratta nel cuore della selva, vicino ad elicotteri della croce rossa, con i suoi vistosi turbanti colorati, ad accompagnare il rilascio di prigionieri da parte della guerriglia, alcune volte –grazie a lei- come gesto unilaterale della più lunga guerriglia del continente. La senatrice è una convinta assertrice della necessità del dialogo per porre fine alla guerra senza quartiere che oppone da cinquant’anni e più gli insorti della “Casa verde” ai numerosi governi colombiani che si sono succeduti nella seconda metà del novecento e fino ad oggi. Il successore del presidente Uribe, e suo erede politico, Santos, ha esordito con un grosso colpo vincente, riuscendo a far fuori uno dei capi delle Farc, il “Mono Jojoy, pare grazie al tradimento di un compagno del guerrigliero ammazzato che avrebbe messo una microspia negli stivali del suo comandante. Questa operazione vittoriosa delle forze di governo ha autorizzato commenti che inneggiavano alla definitiva sconfitta delle Farc. In questo clima euforico per il nuovo Presidente, arriva la notizia che il Tribunale Generale ha accusato Piedad Córdoba di aver collaborato con le Farc e, prima ancora di aver dimostrato l’accusa, ha provveduto a destituirla dalla sua carica di senatrice della Repubblica e a dichiararla inabile all’esercizio della politica per diciotto anni. Il protagonismo della Córdoba nelle trattative con le Farc non nasceva da una sua iniziativa privata, ma dal fatto di essere la Presidente della Commissione per la Pace del Congresso colombiano, pertanto agiva in nome del governo, anche se le sue energiche e rischiose iniziative erano più frutto delle sue convinzioni sui modi per arrivare alla fine di un conflitto che è ormai diventato un cancro per il paese che a precise direttive governative. Piedad Códoba, che era all’estero quando l’ha raggiunta la notizia della sua destituzione, è tornata rapidamente a Bogotà e si è già dichiarata innocente. Preparerà la sua difesa dall’accusa di aver dato consigli alle Farc circa l’invio di video sugli ostaggi in mano alla guerriglia. Nel paese il cui Parlamento ha ricevuto i capi delle squadracce paramilitari, dove i cartelli del narcotraffico fanno il buono e il cattivo tempo e la violenza è norma, una misura senza precedenti nella storia di quel paese castiga Piedad Córdoba, donna coraggiosa e intraprendente, per aver cercato di contribuire alla fine di una storia di lacrime, lutti e insensatezze. |
Tracce
| Cara Hildita, Aleidita, Camilo, Celia ed Ernesto, se un giorno dovrete leggere questa lettera, sarà perchè io non sarò più tra voi. |
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