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In questo numero:

Editoriale:
Gianni Minà
Quale sarà la nuova scusa per continuare ad angariare Cuba?

Frei Betto
Se la Chiesa e la Spagna affrancano Cuba dall’ipocrisia della Comunità europea
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Sabato 15 Novembre 2008

Falsi guerriglieri

 

La Colombia del Presidente Uribe, per una ragione o per l’altra, è agli onori della cronaca a cominciare dalle dimissioni del Capo dell’Esercito, Mario Montoya, che avevamo visto abbracciato con entusiasmo da una Ingrid Betancourt appena liberata; passando per la grande marcia indigena e contadina, la Minga, che sta attraversando il paese per rivendicare i diritti dei più sventurati fra i cittadini di quella bella e ricca nazione. Anche il neo eletto Barak Obama, a giudizio di molti poco ferrato in politica estera, si sarebbe opposto all’approvazione da parte del Congresso all’approvazione del trattato di Libero Commercio fra Colombia e Stati Uniti, nutrendo seri dubbi sul rispetto dei Diritti Umani in quel paese.

Ma l’ultima notizia che ho raccolto dall’agenzia AP è davvero terribile e rivela il degrado morale delle forze armate di Uribe.
Un giovane soldato, Luis Esteban Montes, ha raccontato un episodio di cui è stato protagonista, ed ora testimone, nell’aprile del 2007, che getta una luce sinistra sul già discreditato esercito colombiano: pare che i militari della compagnia Antilope del Battaglione di Fanteria “31 Rifles”, dopo un mese in cui non avevano abbattuto neanche un guerrigliero avevano visto messo il pericolo il permesso di libera uscita per il Giorno della Madre.

Per evitare questa “sciagura” si decise di portare nell’accampamento, con un qualsiasi pretesto, dei civili ignari di quello che li aspettava: essere assassinati e poi presentati come guerriglieri morti in combattimento. Montes, insieme agli altri, si era sempre mostrato favorevole a questa “trovata” che garantiva a lui e ai suoi commilitoni, la libera uscita, finché un brutto giorno, ha riconosciuto nel giovane civile appena portato nell’accampamento, suo fratello Leonardo che non vedeva da nove anni. Montes si era avvicinato a quel giovanotto perché aveva saputo che era originario della Guajira, il suo stesso paese. Dopo un abbraccio incredulo, il soldato Montes ha chiesto e implorato il suo capitano, Gairo García, di risparmiargli la vita ricevendo in cambio un richiamo all’obbedienza e minacce di ritorsione. Tuttavia Montes era riuscito a far fuggire il fratello salvo ritrovarlo, una settimana dopo, ormai cadavere e spacciato per guerrigliero.


Adesso Montes è uno dei più temuti testimoni delle esecuzioni extragiudiziarie da parte dei militari colombiani allo scopo di gonfiare il numero di guerriglieri uccisi; probabilmente, proprio a seguito delle sue dichiarazioni, una serie di alti gradi dell’esercito hanno dovuto rassegnare le dimissioni. Ormai sotto protezione speciale, Montes è recluso in un’unità militare, ma non per questo si sente tranquillo. Ha dichiarato di non riuscire più a chiudere occhio per la paura di venire ucciso in un qualunque momento.
Chissà se Ingrid Betancour, che credeva davvero di meritare il premio Nobel per la pace, ripeterebbe oggi gli elogi che non ha risparmiato nel momento della sua liberazione verso l’esercito e le forze armate colombiane.

 

Tracce

Sotto la direzione del Presidente Fidel Castro, l’eroico popolo di Cuba ha rovesciato un regime ingiusto e sfruttatore, istituendo un nuovo Stato.

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