Il Numero in venditaIn questo numero:
Editoriale:
Gianni Minà
Quale sarà la nuova scusa per continuare ad angariare Cuba?
Frei Betto
Se la Chiesa e la Spagna affrancano Cuba dall’ipocrisia della Comunità europea
Sommario completo
| Ingrid Betancourt a Roma |
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| Mercoledì 03 Settembre 2008 |
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E’ una notizia ancora fresca, eppure l’opinione pubblica non sembra curarsene: i 14 capi paramilitari colombiani estradati nel maggio scorso negli Stati Uniti, stavano cominciando a svelare i segreti della guerra sporca e delle connivenze di una parte del governo, molto vicina al presidente Uribe, con i paramilitari. Salvatore Mancuso o Hebert Veloza, Don Berna o Jorge 40 non hanno più nulla da perdere e, secondo un puntuale resoconto di Guido Piccoli su Il Manifesto non perdoneranno ad Uribe di aver violato il patto che garantiva la loro impunità. Ma c’è di peggio: il magistrato spagnolo Baltazar Garzón e l’argentino Luis Moreno, nella loro indagine sull’impunità di cui godono in Colombia i rei di lesa umanità, hanno scoperto un gran numero di fosse comuni a riprova della barbarie contro l’inerme popolazione civile delle forze militari e paramilitari di quel violento e corrotto paese.
Ma gli altri sono esclusivamente i suoi compagni di prigionia nelle mani di uomini dal cuore duro, un cuore che lei intende toccare e intenerire con un appello rivolto in forma diretta ai capi della guerriglia, citati per nome –Alfonso Cano, Márquez, Gómez ai quali dice che il mondo li guarda e si dice disposta a impegnarsi affinché questi capi abbandonino la loro posizione “autista” e facciano spazio nel loro cuore all’amore e al perdono, perché spezzino un circolo vizioso di odio e di vendetta. Ingrid afferma di non nutrire nessuno di questi deprecabili sentimenti, eppure, sempre in discorso diretto e rivolgendosi a chi si annida nella selva colombiana dove –afferma- sa che la sua voce sta già arrivando, dichiara decisa di conoscere profondamente, dopo sei anni di convivenza, la loro organizzazione e i loro obbiettivi. Nonostante il suo loock perfetto di martire dignitosa, il tono è duro e a me è sembrato anche vagamente minaccioso.
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Tracce
Perché nacque dal popolo e in mezzo al popolo rimane, e per questo la sua grandezza è la grandezza del popolo cubano. |
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