Il Numero in venditaIn questo numero:
Editoriale:
Gianni Minà
Quale sarà la nuova scusa per continuare ad angariare Cuba?
Frei Betto
Se la Chiesa e la Spagna affrancano Cuba dall’ipocrisia della Comunità europea
Sommario completo
| Susana Villarán: nel caos una donna di sinistra sindaco di Lima? |
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| News |
| Mercoledì 06 Ottobre 2010 |
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A tre giorni dalle elezioni ancora non si sa chi ha vinto le amministrative nella capitale del Perù, Lima, una moderna città di otto milioni di abitanti. Al di là dello scandalo di tale ritardo in testa c’è Susana Villarán, attivista sociale e militante di sinistra con una vita di battaglie civili. Sarebbe il primo sindaco progressista dopo quasi 30 anni. Ma Susana, con tre quarti dei voti scrutinati, uno stillicidio, ha solo il 38.47% dei voti contro il 37.64% di Lourdes Flores, conservatrice e candidata delle destre. È una differenza di meno di 30.000 voti. L’elezione è tuttora incertissima e contestatissima e si teme che la vittoria possa essere scippata a Susana all’ultimo respiro. Si battaglia comunque voto su voto anche se due dati politici sono già confermati: l’APRA del presidente Alan García sparisce dopo decenni dalle mappe elettorali della capitale e, per la prima volta nella storia, Lima avrà una donna sindaco. Quella di Lima è una vera battaglia elettorale, sporca. Col passare delle ore si capisce che chi è danneggiato da tale situazione è la candidata di sinistra e si moltiplicano gli appelli per difendere la trasparenza del voto. Lo stesso partito di Susana Villarán nelle ultime ore ha fatto appello alla convocazione di nuovi rappresentanti di lista. Non osiamo immaginare cosa sarebbe stato scritto dai grandi media internazionali se quanto sta succedendo in Perù fosse successo in Venezuela o in un altro paese integrazionista dove, anche con la maggioranza assoluta, si viene dati per perdenti. A Lima, a tre giorni dalle elezioni, ci sono molte migliaia di voti contestati e la Reuters parla (ma il dato non è confermato) addirittura di un incredibile 20% di voti impugnati, oltre un milione, il che renderebbe del tutto ipotetici i dati riportati in questa nota. Di sicuro l’8% dei voti sarebbero già stati dichiarati nulli (un’enormità) e l’attesa per quel 26% di schede mancanti è oramai drammatica ed estenuante. Susana Villarán, anni 61, maestra, giornalista, è stata “ministro per le donne e lo sviluppo sociale” (una sorta di “pari opportunità”, dal 2000 al 2002 ed è stata relatrice nella Commissione interamericana per i diritti umani. È un personaggio cristallino in un contesto politico particolarmente triste quale quello peruviano. Si era candidata alla presidenza nel 2006, prendendo un pugno di voti. Ha compiuto una scalata vertiginosa già che appena tre mesi fa era al settimo posto nelle aspettative di voto a sindaco di Lima con appena il 5% dei voti. La sua rivale conservatrice, Lourdes Flores, è invece da un anno data come favorita. A voler definire “Fuerza Social”, il partito di sinistra del quale Susana Villarán è dirigente, potremmo definirlo un partito di centro-sinistra con alleanze nella sinistra radicale e nei movimenti sociali. Si differenzia profondamente dalle tinte nazionaliste di Ollanta Humala, che fu il candidato della sinistra peruviana alle presidenziali 2006. Tutto ciò non è bastato ad evitare che i media conservatori iniziassero una campagna di satanizzazione di Susana Villarán, associata non solo ad Ollanta ma anche, ovviamente, al demonio venezuelano Hugo Chávez e perfino a Sendero Luminoso, la guerriglia maoista degli anni ‘80. È evidente che con Susan Villarán non si possa parlare di un rinascimento dalle ceneri di un centro-sinistra tradizionale. Ma allo stesso tempo è vero che le campagne di satanizzazione non hanno impressionato quegli elettori limegni che, pur non appartenendo alla sinistra, hanno colto in Susana l’opportunità di una rigenerazione politica. In attesa dei risultati non è la prima e non è l’ultima volta che le elezioni peruviane si concludono nel caos. Anche nelle presidenziali 2006 ci vollero giorni per avere i risultati e proprio Lourdes Flores, un avvocato cinquantenne, si vide esclusa dal ballottaggio, che fu tra García e Humala, dopo essere stata a lungo in testa sia nei sondaggi che nei primi risultati. In aprile 2011 si vota di nuovo per le presidenziali. Che differenza con Brasile e Venezuela (ma anche con la Colombia), dove il voto è del tutto elettronico e i risultati definitivi sono noti in meno di otto ore dalla chiusura dei seggi anche se questi sono collocati nella più remota selva. |
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