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FARMACO CUBANO EFFICACE NELLA CURA DEL PIEDE DIABETICO Stampa E-mail
News
Venerdì 10 Settembre 2010

L’Avana - Il medicinale Heberprot-P, unico al mondo per il trattamento dell’ulcera del piede diabetico, sarà al centro dell’attenzione al Congresso di Biotecnologia Habana 2010, in programma dal 20 al 22 ottobre prossimo nella capitale cubana come hanno annunciato gli organizzatori incontrati oggi dalla stampa locale. Luis Herrera, presidente del comitato organizzatore dell’incontro, ha affermato che il farmaco si è dimostrato efficace e sicuro su oltre 10 mila pazienti tra Cuba, Venezuela, Argentina e Algeria, secondo quanto riportato lunedì 6/9 sul giornale Granma. Elaborato dal Centro di Ingegneria Genetica e Biotecnologia della capitale cubana, Heberprot-P è un farmaco basato sul fattore di crescita umana ricombinante. Tale prodotto permette di rimarginare le lesioni e diminuire le amputazioni nella maggior parte dei casi salvando così gli arti che prima erano destinati ad essere mutilati. Herrera ha precisato che, a livello mondiale, il diabete colpisce oltre 300 milioni di persone e le ulcere del piede diabetico costituiscono una delle complicazioni di peggiore evoluzione medica e dal maggiore impiego di risorse all’interno dei sistemi sanitari.

VACCINI CUBANI CHE VARCANO LE FRONTIERE

Patricia Grogg intervista la scienziata cubana CONCEPCIÓN CAMPA
L’AVANA, sett (IPS) – Ancora oggi, dopo vari anni di provata efficacia, il vaccino cubano contro la meningite B continua ad essere ignorato dai paesi industrializzati, e la maggior parte della letteratura medica di questi paesi dichiara che l’immunizzazione contro tale sierotipo sia inesistente.
"Ci sono molte barriere regolamentari, ostacoli imposti a volte dalle proprie multinazionali", ha detto all’IPS la scienziata cubana Concepción Campa, a capo del gruppo di ricercatori che negli anni ‘80 scoprì e sviluppò il vaccino in grado di salvare milioni di bambini.
Va Mengoc-BC è l’unico vaccino disponibile in tutto il mondo contro la malattia causata dal meningococco B e dal 1991 è inserito all’interno del programma nazionale di vaccinazione infantile di Cuba. Da allora, la meningite non è più un problema di salute pubblica su questa isola.
"È stato usato con successo anche in altri paesi dell’America Latina come Brasile, Argentina, Uruguay, Colombia e in alcuni paesi del Centro America. Il vaccino è indiscutibilmente più accettato rispetto agli inizi ma continua ad essere escluso dall’Europa", ha spiegato Campa, presidente e direttrice generale dell’Istituto Finlay. La metà del personale del Finlay è formato da donne. Tra i loro contributi di ricerca, sviluppo e produzione di vaccini e sieri si annoverano la protezione contro la meningite A e C, la leptospirosi, la difterite, il tetano, la febbre tifoide e la pertosse.

IPS: Cercavo a caso su Internet e mi sono imbattuta su un riferimento medico europeo che affermava l’assenza di un vaccino contro la meningite tipo B, quando voi ce l’avete dai primi anni ‘90. Com’è possibile?

CONCEPCIÓN CAMPA: Questo vaccino deve competere con (laboratori) multinazionali che utilizzano programmi di marketing molto costosi e vengono elaborati con estrema intelligenza imprenditoriale. Abbiamo parlato con alcune compagnie, ma sin da subito chiariscono: "Siamo una società a fini lucrativi e la nostra ragione principale sono le percentuali di guadagno. Naturalmente lavoriamo anche per la salute". Per noi tale principio implica uno svantaggio. Lavoriamo innanzi tutto per il bene della salute umana, non a scopo di lucro, e non disponiamo della quantità di denaro necessaria per le operazioni di marketing e per informare la popolazione. La vaccinazione antimeningococcica B ha patito abbastanza a tale riguardo.
IPS: Ma Cuba ha bisogno di incrementare le sue entrate finanziarie e la biotecnologia rappresenta una strada da seguire.

CC: Certo, solo che i nostri guadagni non saranno mai equiparabili a quelli ottenuti dalle multinazionali. Non siamo in perdita e non potremmo esserlo dato che abbiamo bisogno di ricercare e sviluppare nuovi prodotti. Ma il profitto delle multinazionali non è paragonabile con gli utili che otteniamo noi.

IPS: Cuba ha scelto di lavorare, nel campo della biotecnologia, congiuntamente con paesi terzi. È così anche nel caso dell’Istituto Finlay?

CC: Il primo accordo venne stipulato con il Brasile e proprio partendo dalla vaccinazione antimeningococcica B, attorno all’anno 1990 o 1991. Avevano bisogno di quantità enormi di questo vaccino e noi avevamo la capacità di fornire i principi attivi ma non il processo industriale di riempimento e confezionamento finale. Ci siamo associati per inviare loro il preparato in bottiglioni, cosa che abbassava il costo del vaccino per loro e a noi veniva fornito il processo industriale. Così nacque una collaborazione che è stata molto forte con il Brasile.
IPS: Un buon antecedente all’associazione tra l’Istituto Finlay e l’Istituto governativo di Tecnologia in Immunobiologia, Bio-Manguinhos, in Brasile, atta alla produzione di vaccini destinati alla cosiddetta cintura della meningite in Africa.

CC: Esatto. Nel 2006 abbiamo ricevuto la richiesta da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per produrre il vaccino antimeningococco A-C necessario per far fronte ai germi epidemici in Africa. Ci siamo associati e abbiamo superato assieme la valutazione dell’OMS. È una collaborazione Sud-Sud che funziona molto bene. Per produrre questo vaccino abbiamo costruito un intero impianto solamente con gli investimenti cubani, che abbiamo inaugurato nel dicembre del 2008. Ora stiamo lavorando anche al vaccino antimeningococco W-135, uno di quelli che sta colpendo maggiormente l’Africa. Risponde anche ad un’emergenza sollevata dall’OMS. In base all’accordo, Cuba vende al Brasile il principio attivo del vaccino. La nazione sudamericana porta a termine il processo che include il riempimento, la liofilizzazione (essiccamento sotto vuoto e a temperature molto basse), il confezionamento, l’etichettatura e i controlli di qualità, per poi venderlo agli organismi internazionali o direttamente ai paesi africani.
IPS: Con quali altri paesi sono stati stretti degli accordi di collaborazione?

CC: Abbiamo progetti di ricerca con la Malesia e alcuni paesi europei come Gran Bretagna, Svezia, Svizzera e Italia. In America Latina, con Cile, Messico, Argentina e con lo stesso Brasile, per quanto riguarda le ricerche di base. Per la produzione, la collaborazione più forte è sempre stata con il girante sudamericano. Sono in corso altri tentativi: conversazioni e processi di negoziazione per produzioni in cooperazione con Vietnam, India, Egitto e Cina, tra gli altri. Abbiamo provato questa collaborazione anche con il Sudafrica. Il primo passo sarebbe la produzione e poi il trasferimento della tecnologia.

IPS: Qual è il segreto per sviluppare un’industria così complessa nei paesi in via di sviluppo?
CC: Cuba conta su vari punti di forza di lavoro. Il primo è la priorità riconosciuta dallo Stato, che ha investito milioni per ottenere l’industria che abbiamo oggi. Il secondo risiede nelle sue risorse umane, risultato di un processo rivoluzionario che piazzò l’istruzione in primo luogo.
Un altro punto forte è la collaborazione tra tutti i centri di ricerca. Noi non competiamo, ci aiutiamo. Proprio in questo momento, stiamo creando il vaccino antipneumococco tra due istituzioni scientifiche. Ognuna ha la sua indipendenza economica e organizzativa ma sul lavoro siamo davvero una famiglia che si vuole bene e si capisce.

IPS: Il vaccino antipneumococco è già una realtà?

CC: Ci stiamo lavorando in collaborazione con il Centro di Chimica Biomolecolare perché il pneumococco si è convertito in una delle cause principali delle malattie infettive non solo tra i bambini cubani ma anche in altre parti del mondo. È un vaccino che già esiste ma bisogna adeguarlo nella sua composizione, efficacia e prezzo. È abbastanza avanzato e speriamo di fare i primi esperimenti clinici nel futuro prossimo. Questo batterio provoca la polmonite, la meningite e l’otite. È un vaccino a sette valenze, ovvero protegge dai sette tipi di pneumococco più comuni a Cuba e in America Latina. Ogni nostro sviluppo parte da una necessità di salute per questo paese o per gli altri paesi del Sud.

IPS: In quali altri progetti è impegnata la vostra istituzione?

CC: Lo sviluppo più immediato è quello della vaccinazione antimeningococcica W-135, che è quasi completata e la sperimentazione clinica sarà effettuata il prossimo gennaio. Quando si tratta di un prodotto già sul mercato, le norme consentono di dimostrare che è pari o superiore a quelli già esistenti.

 

Tracce

Alberto, non so cosa lasciarti per ricordo: ti costringo dunque ad addentrarti nei meandri dell’economia e della canna da zucchero.

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