Il Numero in venditaIn questo numero:
Editoriale:
Gianni Minà
1/Se il Fondo monetario fa fallire gli stati ma l’italia non lo sa
2/Contro Cuba il solito, triste mercato Usa dei diritti umani
3/ Se Wikileaks smaschera la bloguera ma i nostri media non ne fanno cenno
Sommario completo
| In ricordo di Marilisa Verti |
|
|
| Martedì 12 Aprile 2011 |
|
A volte il destino è davvero cinico e baro: in un attimo un aneurisma si è portato via Marilisa Verti a soli 56 anni, alla vigilia del suo matrimonio e poco tempo dopo essersi trasferita a Borgotaro dalla caotica Milano. Tutto indicava che stesse cominciando una nuova vita, più raccolta, più affettuosa senza però trascurare le sue grandi passioni, prima fra tutte un giornalismo disinteressato e franco, quel giornalismo di cui ha vissuto come freelance dopo aver conosciuto il lavoro di redazione all’ “Europeo”.
Era specialista in informatica e in medicina non convenzionale, ma si spendeva generosamente soprattutto in difesa di un giornalismo non asservito, sostenendo i diritti (molto negati) dei freelance come lei stessa aveva scelto di essere. Ma le sue passioni erano tante e le cause per cui si spendeva, giuste. Era fra i fondatori di Società Civile, di cui aveva diretto il mensile e in questi ormai troppi anni di degrado sociale e politico si era spesa con la sua insostituibile generosità nel movimento Senza Bavaglio inventando lo spiritoso travestimento da fantasmi dei giornalisti precari invisibili come fantasmi nel gran mercato dei mass-media. Era stata uno dei probiviri dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti ed era molto attiva anche nei congressi della Federazione Nazionale della Stampa. A noi di “Latinoamerica” era particolarmente cara per essere da sempre una delle voci più intelligenti nel sostegno e nella difesa di Cuba e dell’America Latina. Da anni, con professionalità e rigore, dirigeva il “Moncada”, periodico dell’Associazione Italia-Cuba, e della cultura cubana era una appassionata. Si era occupata dei riti della Santeria in cui riconosceva un’antica saggezza e un rispetto per la natura a lei congeniali e aveva scritto un libro davvero interessante su questo tema, I tamburi di Ana – Santeria, spiritualtà e magia a Cuba, che ha contribuito ad una conoscenza più profonda di quel paese da lei amato e difeso. E si era appassionata anche alla fotografia producendo una bellissima mostra, Mujeres de amor, che ebbi il grande piacere di presentare a Piacenza, negli anni in cui si sono svolte le tappe della bella rassegna “Carovane”, che portava in Italia il meglio della cultura artistica, sociale e politica dell’America Latina e non solo. Era particolarmente sensibile ai temi del femminile e al nostro punto di vista sul mondo. I suoi scintillanti e allegri occhi chiari sapevano scrutare negli angoli meno illuminati, scovare i meno fortunati, individuare l’ingiustizia, schierarsi dalla parte del debole per partecipare alla sua difesa. Immagino il suo dolore, il suo sgomento per come sta andando il nostro paese e penso con dispetto e rabbia a quell’aneurisma che ha voluto bloccare la sua vita, spegnerne le passioni, privarla di quel futuro sereno che si stava costruendo, ghermirla a tradimento per lasciarci senza di lei in un mondo ingeneroso e cinico. |
Tracce
Perché nacque dal popolo e in mezzo al popolo rimane, e per questo la sua grandezza è la grandezza del popolo cubano. |
| Leggi tutto... |










