Il Numero in venditaIn questo numero:
Editoriale:
Gianni Minà
1/Se il Fondo monetario fa fallire gli stati ma l’italia non lo sa
2/Contro Cuba il solito, triste mercato Usa dei diritti umani
3/ Se Wikileaks smaschera la bloguera ma i nostri media non ne fanno cenno
Sommario completo
| L'innocenza della Clinton |
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| Mercoledì 24 Marzo 2010 |
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Coraggiosa la segretaria di Stato Hillary Clinton: va in Messico, nel Messico delle stragi, dei femminicidi, delle sparatorie in strade e piazze, nel Messico della sfida all’OK Corral fra il Presidente Calderón e i cartelli del narcotraffico (una sfida che sta costando soprattutto alla popolazione civile, vittima dell’insensatezza), e riconosce “la nostra parte di responsabilità. Sappiamo che la richiesta di droga è il principale combustibile di questo traffico. E che armi vendute negli Stati Uniti sono utilizzate qui per uccidere delle persone”. Ma è un coraggio che non le costa niente. Infatti ne parla come se il governo di cui lei fa parte non potesse in alcun modo intervenire nel suo stesso territorio per impedire la circolazione e lo spaccio delle sostanze stupefacenti fra i suoi cittadini, vigilando attentamente i posti di frontiera; o come se lo stesso governo di cui lei fa autorevolmente parte, non avesse alcun potere per controllare la produzione, la vendita e il traffico di armi. A sentire la Clinton, gli Stati Uniti non hanno alcuna colpa se i loro vicini latinoamericani –sottosviluppati e incapaci di autogoverno- non sono capaci di vigilare le frontiere, sgominare i cartelli e impedire il traffico d’armi. Sempre innocente, quel grande paese che molti si ostinano ancora a definire come una culla della democrazia e un paese di grande civiltà nonostante l’uso della tortura, la pratica della pena di morte in molti stati, le carcerazioni arbitrarie, le destabilizzazioni attuate in tanti paesi stranieri, il protezionismo, le illegali “rendition”, ecc. ecc., in questi giorni sta festeggiando lo “storico” evento della promulgazione di una legge che (con quanti decenni di ritardo?) garantisce le cure mediche a tutti i cittadini. Oggi stiamo ricordando il trentesimo anniversario dell’assassinio di monsignor Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo del Salvador. La nostra progressista Radio 3 lo ha ricordato a prima pagina leggendo un articolo dell’Avvenire. Purtroppo, in quel ritratto di Romero, la tergiversazione dei fatti mi è parsa insopportabile: secondo l’articolista, in un paese in preda a una guerriglia stimolata “da cubani e sovietici”, Romero si è trovato fra due fuochi, consapevole che la sua eliminazione avrebbe potuto venire “da destra o da sinistra”. Ma ci si è dimenticati di dire che, alla fine, la pallottola omicida che lo freddò sull’altare, veniva dalla destra del maggiore D’Aubuisson, del governante Partito Arena e fondatore di quegli squadroni della morte che avevano ucciso i padri gesuiti dell’Università Centroamericana insieme alla loro cuoca e alla di lei nipote, tutti mentre dormivano nei loro letti. E si è anche dimenticato di dire che in quegli anni, il Salvador riceveva un aiuto economico dagli Stati Uniti inferiore solamente a quello fornito dall’alleato numero uno degli Stati Uniti: Israele. La Clinton si muove per il mondo con la convinzione che il paese che rappresenta e l’ideologia che vuole imporre al resto del mondo, non passa né debba mai essere messa in discussione. Altrimenti si fa dell’antiamericanismo.
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