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Gianni Minà
Ecco chi paga Moisés Naím, Freedom House, Reporters sans Frontiéres e la loro informazione al guinzaglio
Fidel Castro Ruz
Cosa ci unisce a Lula e al suo paese
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| Madri e figli |
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| Mercoledì 02 Dicembre 2009 |
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Alessandra Riccio Madri e figli Una donna muore d’infarto nella toilette del mega aeroporto di Città del Messico; aveva appena consumato un pasto al self-service e aveva in mano la carta d’imbarco per un volo a Tampico, la città industriale sul golfo del Messico. E’ una donna di una certa età e il suo nome è María del Socorro Vicente González.
Le radio locali –il cui ruolo di informazione e intrattenimento nei tanti borghi e villaggi dell’America Latina è insostituibile- collegano immediatamente il nome della donna e quello della città a cui era diretta, ad una figura ormai leggendaria nella storia del Messico, quella del sub comandante Marcos, il leader dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, ormai da anni assediato nell’intrico della Selva Lacandona, in Chiapas. Fin dal 1995 il governo messicano ha rivelato che il misterioso giovane intellettuale mascherato da un passamontagna e con una pipa fra le labbra si chiamava Rafael Sebastián Guillén Vicente, nato a Tampico il 19 giugno 1957. La povera María del Socorro sarebbe, dunque, la madre di Marcos. Se fosse vera –ed è molto probabile-, questa notizia ci induce a riflettere sulla solitudine degli eroi e dei sognatori e mi fa venire in mente una lettera del Che alla madre quando, di fronte all’ipotesi non remota della morte del guerrigliero eroico, il Che rimprovera la povera e disperata Celia de la Serna, ricordandole che, se gli fosse toccato di morire in battaglia ciò sarebbe avvenuto grazie o per colpa delle idee che lei stessa gli aveva inculcato. Celia è morta quando suo figlio era lontano; María del Socorro nella moderna solitudine e nell’anonimato di un aeroporto, anche lei lontano da suo figlio. |
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