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Ancora giustizia lenta Stampa E-mail
Lunedì 16 Novembre 2009

Ancora di giustizia lenta si tratta: si compiono ora venti anni da quel 16 novembre 1989 quando uno squadrone della morte assassinava nei propri letti sei padri gesuiti, la loro cuoca e la nipote sedicenne di questa. Si trattava del rettore dell’Università Centroamericana, Ignacio Ellacuría, e di altri cinque docenti, gente di cultura e di grande umanità, esponenti della teologia della liberazione e anime pietose incapaci di tacere di fronte alla barbarie che si svolgeva sotto i loro occhi nel Salvador della guerra civile.

Il quotidiano spagnolo El Mundo rivela oggi, alla luce di una serie di documenti declassificati, che di quel brutale assassinio era al corrente la CIA, i due noti terroristi anticubani Carlos Alberto Montaner e Luis Posada Carriles, ma anche l’addetto militare dell’ambasciata degli Stati Uniti nel Salvador, il colonnello Milto Menjívar e un importante funzionario del Dipartimento di Stato. Tutti costoro sapevano del piano per assassinare i gesuiti.

Nel gennaio del 1992 furono individuati alcuni autori materiali della strage, furono processati e condannati a 30 anni di carcere, ma appena 14 mesi dopo, nell’aprile del 1993 furono rilasciati.

Bisogna anche ricordare che il terrorista più impune del mondo, Luis Posada Carriles, evaso da un carcere venezuelano dove, scontava la pena per il sabotaggio a un aereo di Cubana de Aviación, aveva trovato accoglienza nel Salvador del Presidente Duarte che lo aveva arruolato come suo assessore personale per la repressione. Ne aveva approfittato per organizzare il traffico di droga contro armi nell’aeroporto di Ilopango, uno scandalo conosciuto come l’Iran-contra-gate. Lasciato il Salvador dopo il cambio di presidente, ne era ritornato più tardi per collaborare con il partito ARENA di Cristiani e del capo degli squadroni della morte, D’Aubouisson.

Giustizia lentissima anche in questo caso. Forse adesso la pubblicazione di questi nuovi documenti segreti aprirà nuovamente il caso di padre Ellacuría, dei suoi confratelli e delle due infelici donne che li accudivano.

 

 

 

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