Latinoamerica e tutti i sud del mondo è una rivista trimestrale che si occupa dei paesi annientati dalla povertà
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Editoriale:
Gianni Minà
Ecco chi paga Moisés Naím, Freedom House, Reporters sans Frontiéres e la loro informazione al guinzaglio

Fidel Castro Ruz
Cosa ci unisce a Lula e al suo paese
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Lunedì 09 Novembre 2009
La giustizia è lenta, non c’è niente da fare! Ma se arriva è sempre un bene. Dopo la sua terribile morte, avvenuta il 24 marzo del 1980, Monsignor Oscar Arnulfo Romero, vescovo del Salvador, è diventato un santo nella fede popolare e nel cuore dei salvadoregni, ma non nelle lente indagini del processo di santificazione del Vaticano.
Oggi, però, c’è una buona notizia: il Presidente Funes, un popolare giornalista eletto nelle fila del Frente Farabundo Martí de Liberación Nacional, lo storico partito di sinistra del paese, ha pubblicamente ammesso la responsabilità dello Stato davanti alla Commissione Interamericana per i Diritti Umani, relativamente all’omicidio di Monsignor Romero, freddato sull’altare dove diceva messa da agenti dello stato che integravano gli squadroni della morte agli ordini del maggiore Roberto D’Abuisson, tristemente famoso per la spietatezza della sua repressione, morto di cancro nel 1992 senza essere stato sottoposto mai a giudizio.
Quello di Funes è un gesto altamente simbolico, necessario a stabilire parametri di verità sui lunghi anni in cui in quel piccolo paese centroamericano si sono scontrati furiosamente il popolo e le gerarchie politiche ed economiche in una guerra civile spietata che non ha visto né vincitori né vinti e che continua a pagare ancora oggi il prezzo di quelle violenze. Infatti, la società civile del Salvador, un tempo un laborioso e modesto paese, nel vortice della violenza, delle inaudite sofferenze prodotte dalle desapariciones di amici e parenti, dalla disumanità delle torture, dalle angarie del potere, dalle rappresaglie ma anche dalla dura vita della guerriglia, dai sacrifici dei combattenti, dal terrore dei bombardamenti, ha prodotto il male insanabile delle “maras”, le crudeli bande giovanili, della delinquenza che alligna nella miseria di un tessuto sociale stremato dallo sfruttamento e dalla povertà.
La situazione è talmente allarmante -si parla di 14 omicidi al giorno- che il presidente Funes ha deciso di spedire in strada duemilacinquecento soldati armati di fucili M-16, da usare solo per legittima difesa, i quali pattuglieranno le strade ma dovranno consegnare i delinquenti nelle mani della polizia.
E’ triste pensare che a quegli stessi soldati, repressori fino all’altro ieri, spetti oggi il compito di vigilare sulla sicurezza dei cittadini.
Il costo della violenza è sempre altissimo e bisognerebbe pensarci mille volte prima di scatenarla.
 

Tracce

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