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Ma Obama lo è o lo fa? In occasione della riconferma alla presidenza dell’Ecuador di Correa, si è tenuta a Quito, nei primi dieci giorni di agosto, la Terza riunione dei capi di Governo di UNASUR, contemporaneamente, a Guadalajara, in Messico, si riunivano i Capi di Governo dei tre paesi dell’America del Nord riuniti nel Nafta: Stati Uniti, Canadà e Messico. Io ho un debole per Evo Morales, presidente della Bolivia: mi piace il suo modo chiaro di parlare.
In occasione dell’incontro di Quito, davanti alla folla accorsa allo stadio per sentire Correa, Chávez (che ha fatto un discorso duro e preoccupato, ma di gran livello), Raúl Castro ed Evo Morales, oltre al Premio Nobel per la Pace, la india guatemalteca Rigoberta Menchú, Morales ha detto chiaro e tondo, alludendo alla forte preoccupazione suscitata nel continente dal progetto di aprire nuove basi nordamericane in Colombia, “Uribe non deve commettere l’errore di permettere la base nordamericana militare in Colombia. Questa base non è contro le Farc [l’irriducibile guerriglia colombiana] e neanche per la lotta contro il narcotraffico, ma è contro i processi rivoluzionari che sono in gestazione in America”. Pane al pane e vino al vino, perché questa è la sacrosanta verità, dimostrata brutalmente dal golpe in Honduras contro il Presidente eletto, Mel Zelaya. Anche Correa ha parlato chiaro: “Se io accettassi le basi militari nel mio paese, se accettassi di far parte del Plan Colombia, domani stesso passerei dall’essere l’amico delle Farc, il populista, il demagogo ad essere lo statista, il democratico esemplare e insigne dell’America Latina”. E mentre una parte grande dell’America Latina lavora per rendere concreta e reale l’indipendenza per cui hanno lottato ormai da duecento anni, a Guadalajara Obama ha dato una risposta molto mediocre ai giornalisti che gli chiedevano conto del tiepido atteggiamento –solo formalmente intransigente- che gli Stati Uniti mantengono nel caso dell’Honduras. Per Obama è ipocrita chiedere agli Stati Uniti di intervenire nel paese centroamericano e allo stesso tempo di non ingerire così pesantemente sui fatti interni delle altre repubbliche. Ha detto: “Gli stessi critici che dicono che gli Stati Uniti non sono intervenuti sufficientemente in Honduras sono le persone che dicono che noi interveniamo continuamente e che gli yankees devono andar via dall’America Latina. Non è possibile avere tutte e due le cose!”
Verrebbe voglia di dire: “lo è o lo fa?” Possibile che quest’uomo, che ha suscitato tante speranze, non si accorga che la contraddizione è nella politica estera del suo paese? Le basi militari in Colombia cosa sono? La Quarta Flotta Usa che ha minacciato di voler risalire liberamente tutti i grandi fiumi latinoamericani? L’ambasciatore Usa che era al corrente del golpe di Tegucigalpa e non ha mosso un dito? La signora Clinton che propone le dilatorie conversazioni di San José di Costarica? E il vicepresidente che si è affrettato a dichiarare che l’embargo contro Cuba non è in discussione? E i cinque cubani in carcere la cui revisione del processo l’Amministrazione di Obama si rifiuta di autorizzare?
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