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In questo numero:

Editoriale:
Gianni Minà
1/Se il Fondo monetario fa fallire gli stati ma l’italia non lo sa

2/Contro Cuba il solito, triste mercato Usa dei diritti umani

3/ Se Wikileaks smaschera la bloguera ma i nostri media non ne fanno cenno

Sommario completo
La macchina per uccidere non e' fantascienza Stampa E-mail
Martedì 03 Luglio 2007

E' davvero un'esperienza strana starsene una domenica a leggere un "best sellers" degli Oscar Mondadori, comprato per caso in una stazioncina ferroviaria e poi, sempre per caso e tanto per obbedire a un rituale che ormai fa parte della vita quotidiana -come lavarsi i denti o prendere un caffè-, aprire la posta elettronica e trovarci una "Riflessione" dell'ostinato e lucido Fidel Castro, a proposito dei documenti della Cia appena desecretati. E scoprire lì gli stessi intrighi, gli stessi nomi, gli stessi luoghi che il fantasioso Reynaldo Lugo, autore di Palmeras de sangre (Oscar Mondadori, trad. Paola Del Vecchio, 2002, pp. 354, ¤ 7,80) ha raccontato nel suo appassionante "romanzo poliziesco".


Ancora una volta ha ragione Fidel: la realtà è più incredibile di un romanzo; e tutto l'intrigo raccontato da Lugo trova l'esatto riscontro nei documenti resi pubblici (ma, fa notare Fidel, centinaia di pagine sono ancora in bianco). Roselli, il re del ghiaccio a Las Vegas, Salvatore Giancana, Santos Trafficante sono esseri in carne ed ossa, dediti ad attività criminose, protetti, complici e soci in affari di vari (forse tutti?) governi degli Stati Uniti d'America. Ce lo avevano raccontato tanti films, tanti gialli, ma anche la nostra stessa storia -basti ricordare la complicità della mafia, tramite Luky Luciano, per preparare lo sbarco in Sicilia durante la Seconda Guerra Mondiale- ma non ci abbiamo voluto e ancora non ci vogliamo credere.


"Bush ha creato potenti e costose super-strutture di spionaggio e sicurezza ed ha trasformato tutte le forze aeree, navali e di terra in strumenti di potere mondiale, che portano la guerra, l’ingiustizia, la fame e la morte in qualsiasi parte del pianeta, per educare i suoi abitanti all’esercizio della democrazia e della libertà". Parola di Fidel Castro nella sua ultima "Riflessione", e vorrei trovare qualcuno che abbia il coraggio di smentirle.
Non io che -secondo la rivista "Limes"- appartengo alla schiera dei "filocastristi". Come se fossimo ancora ai tempi del Liceo, quando ci dividevano il mondo in bianchi e neri, guelfi e ghibellini o, peggio, come se si trattasse di una tifoseria, romanisti o laziali, Inter o Milan.


E non, invece, di una lunga e attenta osservazione del caso, davvero sorprendente, di una piccola isola del Mar Caribe che riesce a sopravvivere da cinquanta anni alle più avverse e sconvolgenti vicende.
Neanche le pillole avvelenate fornite al "bieco" Orta, aiutante di Fidel in questioni di agricoltura, sono andate a destinazione. Perfino al traditore è mancato il cuore. Per questo, né Salvatore Giancana, né Santos Trafficante, né Meyer Lanskj, né Luky Luciano sono potuti tornare all'Avana, ai loro ippodromi, ai loro casinò, alle loro slot-machine. E per questo dieci amministrazioni degli Stati Uniti si sono rose, inutilmente, il fegato.



 

 

Tracce

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