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Era Ingegnere chimico, guidava la macchina con perizia, era ricca, attraente e piena di gioia di vivere: cresciuta in una famiglia numerosa nella chiassosa Santiago de Cuba aveva tutto quanto potesse desiderare una ragazza di vent’anni, era nata, infatti, nel 1930. Ma a rendere insopportabile quella vita privilegiata è il quadro politico di corruzione e abusi che culmina con il colpo di stato di un sergente stenografo, Fulgencio Batista, che travolge tutte le norme istituzionali e instaura il sopruso, la violenza e la repressione. E’ così che la bella Vilma diventa successivamente Deborah, Alicia, Mónica e Mariela, i suoi nomi di battaglia e di clandestinità. Stava frequentando un corso al prestigioso Institut of Thecnology of Massacchusset (MIT) di Boston quando Fidel Castro, in esilio in Messico da dove prepara la spedizione del Granma per combattere contro Batista, le dà incarichi di collegamento imprescindibili per la sicurezza della rete del Movimento 26 luglio, fondato dopo la drammatica spedizione contro la caserma Moncada.
Finisce così la carriera di questo ingegnere con i tacchi a spillo e comincia la vita coraggiosa di una patriota e di una combattente per un mondo nuovo. Clandestina nella sua Santiago, presa di mira dalla polizia batistiana, finisce anche lei sulle aspre pendici della Sierra Maestra, sul Segundo Frente, agli ordini del fratello minore di Castro, Raúl.
Nel 1959, nell’euforia incontrollabile della vittoria di popolo e del trionfo della rivoluzione dei “barbudos”, Vilma e Raúl si sposano. Dei loro quattro figli, due ragazze porteranno i nomi di Deborah e Mariela; la famiglia di Raúl e Vilma è, però, ben più ampia e comprende, negli anni, anche cugini, nipoti e discendenti vari. La loro è la casa di tutta la famiglia Castro e nonostante gli impegni incessanti per costruire, mantenere e rinnovare una rivoluzione, il tempo per la famiglia è stato sempre un tempo sacro. Come tocca ancora oggi alle donne a Cuba e dovunque, a Vilma, dopo la Rivoluzione, toccò l’incarico più ovvio: dirigere la Federazione delle Donne Cubane, un’organizzazione di massa che ha svolto compiti assai importanti e discreti per l’emancipazione e la parità delle donne. Un incarico che doveva rimuovere pregiudizi e tabú e portare avanti una battaglia discreta per conciliare le istanze di un movimento come quello delle donne che ha inquietato tutto il secolo XX, con l’urgente priorità del bene comune per la collettività .
Delle quattro “ragazze” che negli anni cinquanta avevano sfidato grandi pericoli e pesanti tabù sociali per aderire ad una sacrosanta battaglia di giustizia, Celia Sánchez e Haydée Santamaría ci hanno lasciato già da tempo ma non sono state dimenticate. Ora ci lascia Vilma; resta ancora Melba Hernández con la sua memoria ferrea a testimoniare una bella storia che non va dimenticata. E a ricordare queste donne, che hanno meritato il titolo di eroine, ci sono le figlie: Celia Hart, battagliera e scomoda editorialista, figlia di Haydée e Mariela Castro, brillante, aperta, intelligente sessuologa, pronta a intervenire opportunamente sulle più delicate questioni della società in cui vive.
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