LUCIANO VALENTINOTTI

Luciano Valentinotti al Museo Diego Rivera

Sono nato a Fiume, città di mare al confine con la Yugoslavia nel luglio del 1929, da
due buoni compagni di vita: Elena e Giuseppe. Tre volte profugo – 1940-41 (inizio della seconda guerra mondiale ), settembre- dicembre 1943 e infine nel 1946.
Nel 1944 sono entrato a far parte della resistenza antifascista, partecipando poi alla
liberazione di Fiume dall’occupazione nazifascista.
Nell’anno 1946 sono partito per Milano raggiungendo la mia famiglia che per aver scelto di rimanere italiana é stata costretta a perdere tutto.
Essendo profugo giuliano ho fatto richiesta alle Nazioni Unite di poter emigrare in Canada,
U.S.A., Australia o Nuova Zelanda (boscaiolo o minatore). A fine 47, primi mesi del 48
mi hanno inviato in un campo di reclutamento a Bagnoli (Napoli ). Per gli ispettori dei paesi
“aperti all’emigrazione”, non risultai atto per i lavori offerti perché privo di calli alle
mani. Ritornato a Milano, ho deciso di riprendere gli studi interrotti nel 1944 in forma
privata. Dovevo lavorare per vivere e pagare gli studi. Ho fatto molti e svariati lavori. Traslochi, d’inverno spalare la neve, il cameriere e tanti altri. Ho sostenuto gli esami di maturità e mi sono iscritto all’Accademia Artistica di Brera, a Milano, facoltà di scenografia
conseguendo il diploma di scenografo e avendo la fortuna di studiare con grandi artisti,
non solo maestri d’arte ma anche di vita come Marino Marini, Carrá, Luciano Minguzzi, Aldo Carpi e molti altri. Terminati gli studi e data la scarsitá d’impiego per scenografi, ho insegnato disegno, storia dell’arte e storia del costume in scuole professionali e mi sono iscritto a una scuola di tecnica pubblicitaria. Sono entrato a lavorare presso un’agenzia di pubblicitá. Un giorno, parlando di politica con il proprietario e direttore generale, mi sono dichiarato uomo di sinistra. A lui è caduta la penna che teneva nella mano e io il giorno dopo cercavo di nuovo lavoro.
Nel 1960 ho sposato Mara. Dal 1960 al 1965 ho fatto vari lavori: inchieste di mercato,
pubblicitá all’Alfa Romeo, servizi di moda in qualitá di fotografo per riviste specializzate.
Finalmente ho deciso di accettare l’invito di un compagno messicano che aveva studiato
scultura a Brera e di partire per il Messico per intraprendere un lavoro in comune.
Vado al consolato USA per chiedere il visto per fare sosta a Dallas e salutare un amico.
Entro al consolato, chiedo il visto, l’addetto tira fuori una Bibbia e vuol farmi giurare che
entrando in USA non ucciderò il loro presidente. Sapete cosa gli ho risposto… Immaginatelo voi!
Il sei gennaio del 1966 arrivo all’aeroporto di Città di Messico. Il mio amico era lì a ricevermi con i mariachi! Che emozione! Alla fine del 1966 arriva Mara per fermarsi
e incominciare la nuova vita messicana. Da buona moglie milanese, s’è rimboccata le maniche. Insieme abbiamo creato il nostro studio di fotografia pubblicitaria.
Poi sono nati i nostri due figli dei quali siamo molto orgogliosi: Sergio che dopo aver
lavorato a Losanna presso la locale università, è attualmente direttore di un’industria
farmaceutica a Città del Messico, e Sandro che ha fondato una propria agenzia di pubblicità.
Negli ultimi anni della mia attività fotografica mi sono dedicato a foto terrestri e
aeree per conto del Ministero delle Comunicazioni e dei Trasporti e ho collaborato alla pubblicazione di otto libri di foto. Dalla metà degli anni Novanta mi dedico quasi esclusivamente alla pittura avendo progressivamente preso maggiore coscienza dei
miei mezzi espressivi. Ho partecipato dapprima ad alcune mostre collettive e infine ho realizzato la mia prima “personale” nell’estate del 2002 presso la galleria Raúl Anguiano di Città del Messico, che è stata seguita da quella di Monterrey nel 2004, da quella collettiva ad ArtExpo di New York nel 2005, e dalla collettiva e itinerante del 2008 presso i musei delle città di Tecolutla, Messico DF, Monterrey, Chihuahua, Aguascaliente, Guadalajara, Guanajuato per il 150° anniversario dell’arrivo degli italiani in Messico.

Le foto dei murales di Luciano Valentinotti sono state pubblicate nel Latinoamerica n. 106/107 (anche in pdf)