Gianni Minà

E’ uno dei cinquanta, cento operatori culturali, giornalisti, o artisti che hanno ideato e affermato, in Italia, la televisione e il suo linguaggio. Ed è uno dei giornalisti italiani più conosciuti all’estero per i suoi reportages e documentari spesso realizzati in collaborazione con network internazionali.

Gianni Minà, nato a Torino il 17 maggio 1938, ha iniziato la carriera come giornalista sportivo nel 1959 a Tuttosport (di cui sarebbe stato, successivamente, direttore dal ’96 al ’98). Nel 1960 ha esordito alla Rai come collaboratore dei servizi sportivi per le Olimpiadi di Roma.

Minà con De Niro in una intervista per il doc “C’era una volta il cinema, Sergio Leone e i suoi film” (1984)

Nel 1965, dopo aver esordito al rotocalco sportivo Sprint diretto da Maurizio Barendson, ha incominciato a realizzare reportages e documentari per tutte le rubriche che hanno evoluto il linguaggio giornalistico della televisione, Tv7, AZ, i Servizi speciali del TG e poi Dribbling, Odeon, Gulliver. Ha così seguito otto mondiali di calcio e sette olimpiadi oltre a decine di campionati mondiali di pugilato, fra cui quelli storici dell’epoca di Muhammad AlìHa anche realizzato, in più di trent’anni, una Storia del Jazz in quattro puntate e programmi sulla musica popolare centro e sudamericana, oltre a una storia sociologica e tecnica della boxe in 14 puntate intitolata Facce piene di pugni.

E’ stato, al fianco di Maurizio Barendson e Renzo Arbore fra i fondatori de L’altra domenica, un programma che ha fatto epoca.Nel 1976, anno in cui, dopo 17 anni di precariato, Minà è stato assunto al Tg2 diretto da Andrea Barbato, ha incominciato a raccontare la grande boxe e l’America dello show-business, ma anche dei conflitti sociali delle minoranze. Sono iniziati in quegli anni anche i reportage dall’America Latina che hanno caratterizzato la sua carriera.

Da sinistra, seduti, Assata Shakur, Muhammad Alì, Aleida Guevara; da sinistra, in piedi, Lonnie Alì, Gianni Minà e Teofilo Stevenson

Nel 1981 il Presidente Pertini gli consegnò il Premio Saint Vincent come miglior giornalista televisivo dell’anno. Nello stesso periodo, dopo aver collaborato a due cicli di Mixer di Giovanni Minoli, ha esordito come autore e conduttore di Blitz, il programma innovativo di Rai Due che occupava tutta la domenica pomeriggio e nel quale sono intervenuti protagonisti come Federico Fellini, Eduardo De Filippo, Muhammad Alì, Robert De Niro, Jane Fonda, Gabriel Garcia Marquez, Enzo Ferrari, ecc.. Nel 1987 Minà ha intervistato una prima volta per 16 ore il presidente cubano Fidel Castro in un documentario diventato storico e dal quale è stato tratto un libro pubblicato in tutto il mondo. Dallo stesso incontro è stato tratto Fidel racconta il Che, un reportage nel quale il leader cubano per la prima ed unica volta racconta l’epopea di Ernesto Guevara.

Nel 1990 il giornalista ha ripetuto l’intervista, dopo il tramonto del comunismo.

1988, Minà presenta il libro “Il racconto di Fidel” all’Avana. Con lui, da sinistra, P. D’Innella, Giordano Bruno Guerri, G. Minà, E. Minà, Carlo Sartori, Paolo Caruso

Nel l991 Minà ha realizzato il programma Alta Classe, una serie di profili di grandi artisti come Ray Charles, Pino Daniele, Massimo Troisi, Chico Buarque de Hollanda e altri. Nello stesso anno, ha presentato la Domenica sportiva e ideato il programma di approfondimento Zona Cesarini che seguiva la tradizionale rubrica riservata agli eventi agonistici. Tra gli altri programmi realizzati, Un mondo nel pallone, Ieri, oggi… domani? con Simona Marchini ed Enrico Vaime e due edizioni di Te voglio bene assaje lo show ideato da Lucio Dalla e dedicato un anno alle canzoni di Antonello Venditti, e l’altro di Zucchero.

Fra i documentari di maggior successo, alcuni di carattere sportivo su Nereo Rocco, Diego Maradona e Michel Platini, Carlos Monzon, Edwin Moses, Tommy Smith, Pietro Mennea e Cassius Clay-Muhammad Alì, che Minà ha seguito in tutta la sua carriera e al quale ha dedicato un lungometraggio intitolato Cassius Clay: una storia americana.

Nel 2001, in particolare, Minà ha realizzato Maradona: non sarò mai un uomo comune un reportage-confessione con Diego Maradona alla fine dell’anno più sofferto per la vita dell’ex calciatore. Maradona, per 70 minuti, racconta il suo controverso rapporto con l’Argentina e la politica del suo paese, il suo soggiorno a Cuba, la sua ammirazione per Che Guevara e infine come e perché aveva deciso di lasciare il calcio giocato.

Nel 1992 il giornalista ha iniziato un ciclo di opere rivolte al continente latinoamericano: Storia di Rigoberta sul Nobel per la pace Rigoberta Menchú (premiato a Vienna in occasione del summit per i diritti umani organizzato dall’Onu), Immagini dal ChiapasMarcos e l’insurrezione zapatista presentato al Festival di Venezia del 1996,  Marcos: aquì estamos (un reportage in due puntate sulla marcia degli indigeni Maya dal Chiapas a Città del Messico con una intervista esclusiva al Subcomandante realizzata insieme allo scrittore Manuel Vázquez Montalban) e Il Che trent’anni dopo ispirato alla vicenda umana e politica di Ernesto Che Guevara.

Nel 2004 Minà è riuscito a dar corpo a un progetto inseguito per undici anni e basato sui diari giovanili di Ernesto Guevara e del suo amico Alberto Granado quando, nel 1952, attraversarono in motocicletta e poi, con tutti i mezzi possibili, l’America Latina, partendo dall’Argentina e proseguendo per il Sud del Cile, il deserto di Atacama, le miniere di Chuquicamata, l’Amazzonia peruviana, la Colombia e il Venezuela.

Dopo aver collaborato alla costruzione del film tratto da questa avventura e intitolato I diari della motocicletta, prodotto da Robert Redford e Michael Nozik e diretto da Walter Salles (il regista che fu candidato all’Oscar per Central do Brasil) Minà ha realizzato il lungometraggio In viaggio con Che Guevara, ripercorrendo con Alberto Granado ultraottantenne, quell’avventura mitica che cambiò la sua vita e quella del suo amico Ernesto. L’opera invitata al Sundance Festival, alla Berlinale e ai Festival di Annecy, di Morelia (Messico), di Valladolid e di Belgrado, ha vinto il Festival di Montreal e in Italia il Nastro d’Argento, il premio della critica.

Collaboratore per anni di Repubblica, Unità, Corriere della Sera e Manifesto, Minà ha realizzato dal ’96 al ’98 il programma televisivo Storie, dove sono intervenuti alcuni dei protagonisti del nostro tempo (Dalai Lama, Luis Sepulveda, Martin Scorsese, Naomi Campbell, John John Kennedy, Pietro Ingrao, ecc.) e dal quale sono stati tratti due libri. Un suo saggio Continente desaparecido, realizzato con interviste a Gabriel Garcia Marquez, Jorge Amado, Eduardo Galeano, Rigoberta, mons. Samuel Ruiz, Frei Betto e Pombo e Urbano, compagni sopravvissuti a Che Guevara in Bolivia ha dato il titolo a una collana di saggi sull’America Latina edita dalla Sperling & Kupfer, e ora da Marco Tropea Editore.

Nel 2003 Minà ha scritto Un mondo migliore è possibile, un saggio sulle idee germogliate al Forum sociale mondiale di Porto Alegre che stanno cambiando l’America Latina e che è stato già tradotto in lingua spagnola, portoghese e francese. Nel 2005 è uscito Il continente desaparecido è ricomparso, dove questo nuovo vento politico è interpretato da Eduardo Galeano, Fernando Solanas, Hugo Chávez, presidente del Venezuela, Gilberto Gil, cantautore e ministro della Cultura del Brasile e dagli scrittori Arundati Roy, Tarik Ali, Luis Sepulveda, Paco Taibo II e dai teologi Leonardo Boff e Francois Houtart.

Nel 2007, in collaborazione con Rai Trade e la Gazzetta dello Sport, ha creato la collana di 10 dvd sul campione mondiale di calcio, Maradona, dal titolo Maradona, non sarò mai un uomo comune.

Nel 2007 Gianni Minà è stato premiato alla carriera nei Festival di Berlino (Berlinale Kamera) e Siviglia per la collezione di documentari Cuban Memories.

Nello stesso anno è uscito il libro Politicamente scorretto, riflessioni di un giornalista fuori dal coro, che raccoglie articoli e saggi scritti dal giornalista dalla metà degli anni ’90 al 2007.

Dal 2000 Minà edita e dirige, con Alessandra Riccio la rivista di geopolitica Latinoamerica e tutti i sud del mondo.

OPERE PUBBLICATE

 

Il racconto di Fidel, Milano, Mondadori, 1988.

Fidel, Milano, Sperling & Kupfer, 1991.

 

 

 

Fidel. Presente e futuro di una ideologia in crisi analizzati da un leader storico, Roma, l’Unità, 1994.

 

 

 

 

Un continente desaparecido, Milano, Sperling & Kupfer, 1995.

Fidel Castro. La sua vita, la sua avventura in due interviste storiche, Milano, Sperling & Kupfer, 1996.

 

 

 

Marcos e l’insurrezione zapatista, con Jaime Avilés, Milano, Sperling & Kupfer, 1997.

Storie, Milano, Sperling & Kupfer-Roma, RAI-ERI, 1997.

 

 

 

Il papa e Fidel, Milano, Sperling & Kupfer, 1998.

Storie e miti dei Mondiali, con Darwin Pastorin, Modena, Panini, 1998.

Testimoni del tempo, Milano, Sperling & Kupfer-Roma, RAI-ERI, 1999.

 

 

 

Un mondo migliore è possibile, Milano, Sperling & Kupfer, 2002.

 

 

 

 

Il continente desaparecido è ricomparso, Milano, Sperling & Kupfer, 2005.

 

 

 

 

 

Politicamente scorretto. Riflessioni di un giornalista fuori dal coro, Milano, Sperling & Kupfer, 2007.

 


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