Il Numero in venditaIn questo numero:
Editoriale:
Gianni Minà
1/Se il Fondo monetario fa fallire gli stati ma l’italia non lo sa
2/Contro Cuba il solito, triste mercato Usa dei diritti umani
3/ Se Wikileaks smaschera la bloguera ma i nostri media non ne fanno cenno
Sommario completo
| L’agenda di Nestor Kirchner, presidente di UNASUR: al primo posto l’Honduras |
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| News |
| Giovedì 06 Maggio 2010 |
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L’ex-presidente argentino Néstor Kirchner è stato eletto presidente di Unasur, l’organizzazione della quale fanno parte le dodici nazioni sudamericane, e si trova subito sul tavolo una spinosa agenda. Al primo posto vi è la protervia con la quale Stati Uniti e Unione Europea pretendono di far accettare all’America latina il regime honduregno di Porfirio Lobo uscito dalle elezioni farsa organizzate dai golpisti. Al secondo posto vi è il ripudio delle legge sull’immigrazione approvato dallo stato statunitense dell’Arizona, apertamente razzista e persecutoria verso i migranti. Quindi vi sono i passaggi di un processo d’integrazione che parte dall’energia e la gestione di 100 milioni di dollari di aiuti ad Haiti (anche i latinoamericani fanno fatica a versare aiuti contanti e spesso si limitano agli annunci) e il fermo appoggio alla sovranità argentina sulle isole Malvinas occupate dalla Gran Bretagna.
Se il dirigente peronista Nestor Kirchner è stato nominato presidente di Unasur lo deve non solo al proprio prestigio internazionale ma anche alla caduta del veto della sorella Repubblica Orientale dell’Uruguay alla sua candidatura. L’annoso conflitto sulle cartiere, che aveva diviso Kirchner stesso dall’ex-presidente orientale Tabaré Vázquez, pur non completamente risolto, le cartiere ci sono ancora e gli ambientalisti argentini non smettono di protestare, è stato risolto a livello di politica regionale da Pepe Mujica. Il neopresidente montevideano ha votato per Kirchner contro tutte le attese della vigilia che parlavano al massimo di una astensione: “la causa dell’unità latinoamericana non ammette il minimo ritardo” ha dichiarato l’anziano ex-guerrigliero tupamaro. La simbolicità della scelta di Nestor Kirchner va però ben oltre l’avvio della soluzione del conflitto rioplatense. Scegliere Don Nestor ha significato ricollegare il vertice Unasur con quello di cinque anni fa a Mar del Plata quando l’America latina tutta respinse l’ALCA, lo strumento di ricolonizzazione dell’America latina che George Bush pretendeva di imporre al continente. La nascita di Unasur si lega a questi eventi ed ha già prodotti in pochi anni risultati fausti per l’America latina. Si va dalla ferma difesa dell’unità boliviana di fronte al separatismo fomentato e finanziato dagli Stati Uniti alla difesa del territorio ecuadoriano di fronte all’invasione colombiana nella strage di Sucumbíos, alla risposta congiunta alla minaccia rappresentata dalla quarta flotta gringa, all’opposizione fermissima alle basi militari nordamericane in pieno territorio colombiano, fino all’azione dignitosa di opposizione, capitanata dal Brasile, contro il colpo di Stato in Honduras del 28 giugno. Se questioni come la legge razzista in Arizona sta provocando la fermissima reazione latinoamericana proprio la questione honduregna appare essere la più spinosa. Nonostante le previsioni di un rapido accomodamento da parte dei media mainstream, che continuano con disprezzo a considerare i dirigenti politici di grandi paesi come il Brasile o l’Argentina o il Venezuela come delle marionette manovrabili, a quasi un anno dal golpe appena due nazioni sudamericane, Colombia e Perù, hanno finora riconosciuto il governo di Porfirio Lobo, il successore del golpista Micheletti in elezioni farsa. La questione è che il prossimo 18 maggio è in programma un vertice a Madrid tra America latina e Unione Europea dove gli europei hanno imposto l’invito all’illegittimo presidente honduregno che la maggior parte dei paesi latinoamericani non riconoscono. Almeno Brasile, Bolivia, Ecuador e Venezuela sembrano decisi a non partecipare al vertice se sarà confermata la presenza di Lobo ed hanno imposto tale linea come ufficiale di UNASUR nel rispetto di una pregiudiziale democratica che, evidentemente, nel XXI secolo sta molto più a cuore all’America latina che all’Europa. Al momento della chiusura di questo articolo è lo stesso Lobo a sembrar disposto a tirarsi indietro: “se la mia presenza è un problema, rinuncerò”. |
Tracce
Alberto, non so cosa lasciarti per ricordo: ti costringo dunque ad addentrarti nei meandri dell’economia e della canna da zucchero. |
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