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Editoriale:
Gianni Minà
Ecco chi paga Moisés Naím, Freedom House, Reporters sans Frontiéres e la loro informazione al guinzaglio
Fidel Castro Ruz
Cosa ci unisce a Lula e al suo paese
Sommario completo
| Diritti umani in Argentina. Appena 68 i condannati in 4 anni |
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| News |
| Venerdì 26 Marzo 2010 |
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Il CELS (Centro di Studi Legali e Sociali), a 34 anni dal golpe dei 30.000 desaparecidos in Argentina pubblica un importantissimo rapporto completo sullo stato dei processi per violazioni dei diritti umani aperti da quando Nestor Kirchner riuscì ad abolire le leggi sull’impunità volute da Carlos Menem. Su 1464 imputati, tra militari e civili, appena 75 hanno già avuto una sentenza, con 68 condanne e 7 assoluzioni. Sono appena 23 i processi per violazioni dei diritti umani arrivati a sentenza in Argentina. Il numero sta crescendo, furono due nel 2006, due nel 2007, 8 nel 2008 e 11 nel 2009, ma con 1400 violatori dei diritti umani sotto processo, moltissimo resta ancora da fare. La metà dei processi conclusi si è tenuta nella provincia di Buenos Aires lasciando all’interno del paese numeri minimali, 3 a Misiones, un paio nelle province di Córdoba e Corrientes, un processo ciascuno (ma in tutti i casi con enorme valore simbolico) a Formosa, Neuquén, San Luís, Santa Fe e Tucumán, quest’ultima provincia dove si concentrarono violazioni dei diritti umani proporzionalmente ben maggiori di quelle della capitale. Al momento appena altri 10 processi sono in corso. In questi processi sono coinvolte appena 59 persone mentre altre 649 potrebbero vedere i loro processi in istruzione iniziare in tempi accettabili. Appena 421 imputati sono in carcere e si considera che almeno 230 violatori dei diritti umani che avrebbero dovuto essere processati sono morti nel corso delle estenuanti procedure processuali e 18 sono riusciti a farsi dichiarare incapaci, dementi come il dittatore cileno Augusto Pinochet, che in questo modo, facendo scuola, riuscì a sfuggire alla giustizia. Il CELS segnala e denuncia le tattiche continuamente dilatorie da parte delle difese degli imputati o casi di continuità della complicità tra corpi dello Stato e violatori dei diritti umani come quello della provincia di Mendoza dove appena 4 dei 179 repressori sotto processo sono attualmente in carcere e sono liberi, come è già successo, di fuggire (40 casi), di inquinare le prove, minacciare i testimoni o peggio, assassinare, come nel caso di Julio López, testimone nel processo contro Miguel Etchecolaz, sequestrato il 18 settembre 2006 e tuttora desaparecido. Il rapporto del CELS, che può essere letto a questo link http://www.cels.org.ar/common/documentos/juicios_adelanto_IA_2010.pdf, elenca tutti i militari e civili finora condannati, dal primo, Víctor Brusa, un giudice federale condannato a 21 anni, al generale Menéndez e quattro suoi collaboratori condannati all’ergastolo. Sul totale degli imputati dunque, appena il 5.5% ha già avuto una condanna (lo 0,5% è invece stato assolto) e il CELS si preoccupa non solo per la lentezza dei processi ma anche del fatto che l’aumento dei criminali sotto processo, che dovrebbero essere molte migliaia e non solo 1.400 sta rallentando. Gli imputati erano 824 nel primo semestre del 2007 per crescere con una curva sempre più ridotta fino ai numeri attuali. Il CELS teme infine che si stia entrando in una fase di stallo visti i tempi intollerabili (una media di 18 mesi) con i quali la giustizia argentina passa dall’inizio dell’istruttoria all’inizio delle udienze. Inoltre i processi, una volta iniziati, procedono molto a rilento, in qualche caso con appena due udienze alla settimana. Con questi ritmi, secondo il CELS, si andrà avanti con processi per la dittatura dal 1976 al 1983 almeno fino al 2025. La colpa però non è dell’Argentina attuale ma di chi, per 30 anni, ha protetto i violatori dei diritti umani con le leggi dell’impunità. Le leggi di “Punto finale” e “Obbedienza dovuta” furono promulgate da Raúl Alfonsín e accompagnate dall’indulto di Carlos Menem negli anni ‘80. Sotto la presidenza di Nestor Kirchner furono dichiarate nulle prima dal parlamento nel 2003, e quindi dichiarate incostituzionali e pertanto abrogate dalla Corte suprema il 14 giugno 2005. |
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