Il Numero in venditaIn questo numero:
Editoriale:
Gianni Minà
1/Se il Fondo monetario fa fallire gli stati ma l’italia non lo sa
2/Contro Cuba il solito, triste mercato Usa dei diritti umani
3/ Se Wikileaks smaschera la bloguera ma i nostri media non ne fanno cenno
Sommario completo
| La vera faccia di Álvaro Uribe: far crescere la disuguaglianza in Colombia |
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| News |
| Sabato 02 Gennaio 2010 |
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La vera faccia di Álvaro Uribe: far crescere la disuguaglianza in Colombia Mentre la Colombia è da mesi soffocata dal dibattito sulla ri-rielezione di Álvaro Uribe (per permettere la prima i voti furono comprati in parlamento e per la seconda si cercano ancora soluzioni) e altrimenti si parla di lotta al terrorismo (un altro jolly per non parlare di cose serie), secondo il più importante Centro di Ricerche sullo Sviluppo del paese la vera essenza dell’uribismo è un modello neoliberale fallimentare che ha avuto e ha come unico obbiettivo concentrare la ricchezza aumentando la diseguaglianza come mai era successo nella storia del paese. L’indice Gini, dallo statistico italiano Corradi Gini, e che tuttora viene utilizzato dalle Nazioni Unite per misurare la disuguaglianza sociale nelle nazioni testimonia come le politiche neoliberali di Uribe abbiano portato la Colombia a superare i paesi più ingiusti del Continente, la Bolivia e Haiti, e a essere seconda solo a pochi paesi africani per ingiustizia sociale. “Oggi in Colombia –prosegue il rapporto ignorato ovviamente dai grandi media internazionali, nonostante abbia suscitato dibattito nel paese- il lavoro dipendente e salariato sta scomparendo, sostituito dall’aumento del bracciantato nelle campagne e dal lavoro informale e per conto proprio”. In particolare nell’interno (lasciando da parte in questa sede temi pur fondamentali come paramilitarismo e narcotraffico) il cosiddetto “uribismo rurale” ha di fatto impedito ai piccoli coltivatori l’accesso al credito. Le banche concentrano l’80% del credito al 20% di grandi proprietari agroindustriali e solo il 20% all’80% di piccoli produttori. Si configura così un altro dei fenomeni che (manu militari con gli squadroni della morte paramilitari e negando il credito con il sistema bancario) ha concentrato negli anni di Uribe nelle mani dell’agroindustria quasi dieci milioni di ettari di terra in più sottraendoli ai piccoli coltivatori spinti al bracciantato, all’emigrazione o peggio. Il risultato è che oggi nelle campagne il 65% della popolazione è povera e il 35% indigente, ovvero non riesce a nutrirsi a sufficienza. Tutto ciò ha due principali conseguenze nefaste: da un lato il 20% della popolazione di un paese di 43 milioni di abitanti (come la Spagna o la Polonia) concentra il 62% dei consumi. Dall’altro oramai solo un terzo dei 18 milioni di lavoratori attivi beneficia di regimi tipici dello stato di diritto quali servizi di salute, pensioni, assegni familiari e assicurativi. Tutto ciò ha portato la Colombia su di un cammino completamente opposto a quello intrapreso dai paesi integrazionisti in tema di lotta alla disuguaglianza e di inclusione sociale (si veda il caso del Brasile). Oggi, visti i dati ancora più terribili delle campagne, il 46% dei colombiani è povero e il 18% indigente. Nel primo numero del 2010 la bibbia del neoliberismo, il settimanale “The Economist”, ha sconsigliato Uribe dal ricandidarsi il prossimo 30 maggio. Ovviamente lo ha fatto senza mettere in discussione il sistema (e ovviamente senza preoccuparsi della povertà o dell’ingiustizia sociale), ma ha opposto due critiche pienamente condivisibili. Da un lato ha scritto che oggi, per la cattiva volontà di Uribe di riformare le leggi sul lavoro, i giovani colombiani non hanno praticamente alternative al lavoro informale (che non è lo stesso che flessibile). Dall’altro il settimanale inglese considera che Uribe non possa riformare “in buona fede” il sistema giudiziario. In conclusione per “The Economist” Uribe non può ingessare il dibattito sul solo tema della sua rielezione. Quello del settimanale inglese è un non argomento perché i colombiani non tornino a votare Uribe. Un non argomento che, come sempre, serve a non fare i conti col fallimento del modello neoliberale che nei paesi latinoamericani lontani dalla svolta integrazionista (Colombia, Messico e Perù innanzitutto) continua a mietere vittime ogni giorno. |
Tracce
Alberto, non so cosa lasciarti per ricordo: ti costringo dunque ad addentrarti nei meandri dell’economia e della canna da zucchero. |
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