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Editoriale:
Gianni Minà
1/Se il Fondo monetario fa fallire gli stati ma l’italia non lo sa

2/Contro Cuba il solito, triste mercato Usa dei diritti umani

3/ Se Wikileaks smaschera la bloguera ma i nostri media non ne fanno cenno

Sommario completo
Perù: il lavoro per le donne è solo precario ed in nero Stampa E-mail
News
Martedì 24 Novembre 2009

Ambulanti, a domicilio, in microimprese instabili, come braccianti agricole o impiegate domestiche. Per le donne non c’è posto di lavoro legale, garantito, sicuro in Perù. Per le donne peruviane, uno dei pochi paesi latinoamericani dove il modello economico invalso negli anni ’80 non è mai stato messo in discussione, il poco lavoro che c’è è informale, in nero e del tutto precario.

Nel neoliberismo reale peruviano, quello che prometteva la società dell’opulenza ed invece si è trasformato nella società della sopravvivenza, l’Organizzazione  Internazionale del Lavoro denuncia che più della metà del lavoro è oramai informale. Tra le donne le lavoratrici informali sono i due terzi del totale. Oramai solo il 15% gode dell’assicurazione sanitaria e solo il 4% potrà beneficiare della pensione.

Secondo l’esperienza anche personale della dirigente sindacale Gloria Solórzano, intervistata dall’IPS: “in Perù non è previsto che una donna con figli piccoli possa conciliare la maternità con il lavoro. Ho lavorato in un ospedale ma ho dovuto abbandonare. Avendo figli piccoli neanche come domestica ho trovato lavoro. Adesso affermo con orgoglio di essere un’ambulante”.

Il governo di fatto di Alberto Fujimori in Perù licenziò decine di migliaia di lavoratori pubblici, uomini e donne, iniziando una destrutturazione radicale del mercato del lavoro. Da un giorno all’altro impiegati, insegnanti, ma anche operai, soprattutto donne, alle dipendenze dello Stato si trovavano fuori da un giorno all’altro con misere indennizzazioni che bastavano a stento per comprare un’auto o un pullmino per tirare avanti come tassista in nero. “E infatti –prosegue Gloria- molte donne che prima avevano lavori formali fanno le tassiste, le moto tassiste, riciclano rifiuti, o si arrangiano lavorando a ore in molte case diverse”.

La struttura del mercato del lavoro in Perù è stata terremotata dal modello. Oramai ben il 70% delle piccole e medie imprese sono informali e, di conseguenza, possono offrire solo lavori informali. Ancora oggi il Brunetta peruviano, il primo ministro Javier Velásquez Quesquén, vuole sottoporre i residuali docenti e impiegati dello Stato a un sistema di valutazione continua e di competizione al termine della quale licenziare ancora di più i lavoratori e le lavoratrici che non rispondono agli standard di merito voluti dal ministro. Secondo i sindacati, in un paese dove gli anni ’80 non sembrano essere mai passati, ancora una volta proprio le donne sono più a rischio di perdere il posto. Una madre che si assenta per un’influenza del figlio potrebbe essere valutata non meritevole e quindi perdere il posto. “Dietro ogni donna lavoratrice –conclude Gloria- c’è una famiglia. Solo un lavoro dignitoso, stabile e sicuro per le donne lavoratrici può garantire la pace e lo sviluppo in Perù”.

 

 

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