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Fidel Castro Ruz
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Dopo quasi otto anni Telefónica spagnola rinuncia ad aggredire l’Argentina Stampa E-mail
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Domenica 25 Ottobre 2009
È durata otto anni la battaglia di Telefónica (la compagnia telefonica spagnola) e di una cinquantina di multinazionali contro il governo argentino reo di aver ripreso in mano la propria sovranità monetaria dopo il default di fine 2002.
Per otto anni hanno quasi sempre perso in qualunque consesso internazionale e ieri la multinazionale iberica ha rinunciato a pretendere tre miliardi di dollari da Buenos Aires, oltre la metà del totale delle cause tuttora pendenti per la cosiddetta pesificazione dell’economia argentina.

In realtà la storia è quella della fine della dollarizzazione dell’Argentina e del ritorno alla sovranità del paese australe. Per oltre un decennio l’Argentina allievo modello dell’FMI aveva mantenuto la parità con il dollaro portando sul lastrico milioni di persone e obbligandole a pagare in dollari i servizi privatizzati, luce, acqua, gas, telefono. Così le multinazionali facevano guadagni favolosi e a Buenos Aires nel 2001 una telefonata urbana costava dieci volte quanto costava a Madrid.

Con la caduta dell’intero sistema economico argentino l’uscita dalla parità col dollaro fu il primo passo ineludibile e così in poche ore, lasciato (finalmente) al mercato, il peso argentino tornò al suo reale valore, circa un terzo di dollaro. Ciò per le multinazionali significava guadagnare (giustamente) un terzo. Ma queste non si arresero a che le vacche grasse dei guadagni favolosi realizzati in un paese alla fame al tempo di Carlos Menem e poi di Fernando de la Rúa fossero finite.

José María Aznar, all’epoca capo del governo a Madrid arruolò nientemeno che il suo predecessore socialista Felipe González e lo mandò col primo volo a Buenos Aires a fare il lobbysta per conto delle multinazionali. I cittadini argentini –era la pretesa indecente- che guadagnano in pesos, devono continuare a pagare i servizi in dollari. Nessun governo argentino si è mai piegato nonostante le multinazionali si siano rivolte a vari tribunali internazionali.

Nel corso del tempo però solo tre hanno avuto ragione per un totale di 400 milioni di dollari che il governo argentino non ha però mai pagato. Sono la Enron (quella dello scandalo), la CMS e la Azurix. Altre 25 cause circa sono state perse dalle multinazionali o vi hanno rinunciato per poter continuare ad operare nel paese. È il ribaltamento dei principi neoliberali (dal Trattato Multilaterale di Investimenti in avanti) per i quali le imprese avevano sempre ragione sui governi e il benessere dei popoli.

Restavano una ventina di cause in corso la più importante delle quali, quella di Telefónica, copriva oltre la metà dei 5.5 miliardi di dollari ancora pendenti. Con la rinuncia di Telefónica la casa Rosada ottiene ragione sulla causa più importante e lancia un segnale che nessuna transazione è possibile su quelle minori. Telefónica in cambio potrà per la prima volta in otto anni avere un blando aumento delle tariffe oramai bassissime. Nel XXI secolo in America latina sono le multinazionali a dover abbassare la testa.



 

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