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Gianni Minà
1/Se il Fondo monetario fa fallire gli stati ma l’italia non lo sa

2/Contro Cuba il solito, triste mercato Usa dei diritti umani

3/ Se Wikileaks smaschera la bloguera ma i nostri media non ne fanno cenno

Sommario completo
Le arance contro i fagioli. Il latifondo, la rivoluzione mancata di Lula Stampa E-mail
News
di Gennaro Carotenuto   
Venerdì 09 Ottobre 2009
Mentre i Sem Terra (contadini senza terra) rilanciano il conflitto agrario occupando il più grande aranceto agro esportatore del Brasile, il presidente Lula passerà alla storia per molti buoni motivi.Lula
Tra questi c’è quello di aver strutturalmente trasformato il paese in una grande potenza rispettata in tutto il mondo e che ospiterà per la prima volta le Olimpiadi nel 2016. Ma passerà alla storia anche per non essere riuscito a mettere mano alla questione del latifondo, il cambio strutturale più importante necessario in un paese con oltre 100 milioni di contadini.
È una delle più grandi occupazioni di terra in Brasile degli ultimi dieci anni. 250 famiglie dell’MST (Movimento dei braccianti senza terra), che organizza quattro milioni di famiglie contadine e che è stato decisivo per le elezioni di Lula, hanno occupato il più grande aranceto del paese, a Borebí, nello stato di San Paolo, a 300 km dalla capitale. I braccianti dell’MST, in maniera simbolica hanno cominciato a sostituire 5.000 piante di arancia (su un milione di alberi della piantagione) con fagioli neri, tipici dell’alimentazione del paese latinoamericano e la maggior fonte proteica della dieta dei poveri brasiliani. “Nessuno può vivere di sole arance e altri prodotti destinati all’esportazione. Abbiamo bisogno di fagioli da mangiare ma la logica del latifondo e dell’agroindustria impone coltivazioni che non danno nulla ai contadini brasiliani”.
Sull’enorme aranceto pesano molti punti oscuri. Secondo i Sem Terra, insiste su terreni demaniali, e quindi potrebbe fin d’ora essere distribuito tra i braccianti.  Anche se non la pensa così il governo federale, la terra sarebbe legalmente posseduta da privati, i Sem Terra insistono: “il tipo di sfruttamento dato per la produzione di succo d’arancia danneggia i piccoli produttori, usa troppa acqua e troppi agrochimici oltre a buttare gli scarti industriali nei fiumi della regione”.
Ancora oggi in Brasile il 43% delle terre coltivabili di quell’enorme paese è occupato dal latifondo, quasi tutto agroindustriale e destinato all’esportazione che non solo non alimenta il popolo brasiliano ma in genere non dà che marginalmente lavoro. Lo torna a denunciare Vanderlei Martini, uno dei coordinatori nazionali dell’MST: “Il censimento agrario dimostra che il latifondo ha ancora una parte preponderante nel paese, e che il problema della terra è la causa della violenza, della miseria e del sottosviluppo delle campagne del Brasile”. Allevamento, soia e canna da zucchero sono le tre prime attività del latifondo brasiliano, secondo solo al Paraguay per concentrazione della terra al mondo. Sono tre attività completamente destinate all’export e quasi sempre controllate da multinazionali che hanno poco o nessun rispetto per l’ambiente e i lavoratori e che di fatto sottraggono sovranità (alimentare, ambientale, ma perfino giuridica e politica) sul proprio territorio al paese. “È triste dire che su questi temi cruciali non vi è stato cambiamento dall’epoca di Fernando Enrique Cardoso a quella di Lula” è la conclusione amara del dirigente dell’MST.

 

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