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Venerdì 14 Novembre 2008

Gennaro Carotenuto
(14 novembre 2008)

 

Si chiamava José Armando Rodríguez Carreón ma per tutti era “El Choco”. Faceva la cronaca nera per il quotidiano di Ciudad Juárez “El Diario”. E’ morto ammazzato ieri, giovedì mattina mentre portava a scuola sua figlia maggiore Ximena.
El Choco era un giornalista dello stato di Chihuahua, vi era nato nel 1968, lì si era laureato in Scienze politiche, era diventato giornalista, si era sposato con una collega Blanca Alicia Martínez, e lì avevano avuto tre figli e volevano continuare a vivere e lavorare. Dal 1993 lavorava a “El Diario” e dal 1997 si occupava di cronaca nera. E per 15 anni aveva convissuto con le minacce di morte.


Cronaca nera a Ciudad Juárez vuol dire stare nell’occhio del ciclone dell’industria della violenza, il narcotraffico sempre più rampante, i femminicidi, le connessioni tra la criminalità politica e comune di uno stato che sintetizza la crisi del Messico come nazione e la sua trasformazione in narcostato. Cronaca nera per “El Choco” voleva dire ancora un giornalismo vecchio stile, consumare scarpe, andare a verificare, parlare con la gente, svolgere ancora giornalismo investigativo.
Aveva passato l’ultimo pomeriggio della sua vita in un quartiere ad alta densità criminale, ma è improbabile che sia stato quello a segnare la sua condanna a morte. Anzi, come sempre in questi casi dove l’impunità è la regola, non filtrano notizie su quale delle decine di inchieste realizzate da Rodríguez Carreón possa avere indotto qualcuno a inviare i sicari. L’unico dettaglio investigativo importante è che del caso è stata investita la PGR, la Procuradoría General de la República, che si occupa dei delitti commessi dal crimine organizzato.


“El Choco” era un giornalista che in altri tempi si sarebbe detto impegnato, come conferma un comunicato della Pastorale operaia della diocesi di Juárez, la Tavola delle donne e altre organizzazioni per i diritti umani alle quali Rodríguez Carreón era vicino e che sono da mesi impegnate in iniziative contro la militarizzazione della città voluta dal governo di Felipe Calderón. Quello della diocesi e delle associazioni dei diritti umani, che sarà pubblicato oggi venerdì e che Latinoamerica ha ricevuto in anteprima, è un vero e proprio appello alla società civile di Juárez:
“la causa dell’assassinio di José Armando va ricercata nell’esercizio responsabile della sua professione in questa voragine di violenza nella quale sta affondando tutta la società juarense. […] Di fronte al caos e al terrore i cittadini comuni, le maestre e gli alunni, le donne operaie e i lavoratori, i commercianti […] diciamo basta con l’impunità”.
Il Messico è oggi lo stato più pericoloso del continente per l’esercizio della professione giornalistica. Da quando il PAN (destra) è al governo sono almeno 35 i giornalisti assassinati nel paese mentre sei sono i desaparecidos.

fonte www.gennarocarotenuto.it

 

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