La giustizia tarda …

luglio 8, 2012

La dittatura militare argentina degli anni 1976-84 è stata una delle esperienze più crudeli e cruente di quante se ne siano avute nel secolo scorso. La  Giunta militare presieduta dal generale Videla , da Massera e da Bignone successivamente, era riuscita a instaurare un regine di terrore diffuso in tutti gli strati della società sostenendo di operare per salvare il paese dal caos del comunismo. Ha fatto ricorso a quella che fu chiamata una “guerra sporca” per i metodi illegali, per la sistematizzazione del terrore, per l’uso degli arresti illegali, della tortura, della “sparizione” dei presunti nemici, fino alla sottrazione dei bambini nati in cattività da giovani donne vittime della repressione e affidati a genitori adottivi facilitando la falsificazione di documenti e attribuendo la paternità naturale a cittadini obbedienti al regime e, in molti casi, addirittura facenti parte di quelle forze repressive che avevano causato la morte dei genitori naturali.

Per l’Argentina (ma lo stesso è avvenuto in Cile e in Uruguay o in Brasile seppure non in egual misura) si è trattato di un periodo buio in cui dominava la paura, la preoccupazione di salvare se stessi e i propri familiari e dunque l’abitudine di nascondere la testa sotto la sabbia, di non sapere, di non vedere.

Le uniche a non avere più niente da perdere, giacché i loro figli erano già stati fatti scomparire, giacché per quanto la speranza sia sempre l’ultima a morire, avevano ben capito che di quei loro ragazzi non si sarebbe ritrovato neanche una spoglia da seppellire e da piangere, le uniche a far sentire il terribile silenzio del loro dolore nelle marce del giovedì sotto il Palazzo del Governo, la Casa Rosada, sono state le Madres de la Plaza de Mayo. Una legge terribile ma che obbediva alla ragion di stato e favoriva una riconciliazione nel paese, la Legge di Obbedienza Dovuta, metteva in salvo Capi di governo, altissime cariche dello Stato, militari di ogni ordine e grado e alle madri non restava che richiedere, esigere per lo meno il ritrovamento del corpo, la certificazione della morte di un’intera generazione di giovani desaparecidos.

Sono passati tanti anni e le madri sono invecchiate, molte sono morte, tutte sono diventate virtualmente nonne. La speranza di ritrovare quei nipoti di cui si sapeva che erano nati ma non dove fossero andati a finire, ha dato alle Abuelas de la Plaza de Mayo e alla loro Presidentessa, la novantenne Estela Carlotto, la forza di continuare nella loro ricerca, ma anche di trovare il modo di far giustizia nonostante la Legge di Obbedienza Dovuta.

Sedici anni fa, le Abuelas hanno denunciato la Giunta militare per l’ Appropriazione sistematica di bambini, un delitto che non è compreso nella Legge di Obbedienza Dovuta dietro la quale si erano arrogantemente trincerati i responsabili di quegli anni di terrore in Argentina. Grazie a questo escamotage, gli anziani sopravvissuti di quel sistematico massacro di cittadini hanno ricevuto adesso la sentenza che li condanna, Videla a cinquanta anni e Bignone a 15; insieme a loro sono state condannate altre undici persone mentre per Massera la morte gli ha fatto risparmiare il pesante giudizio del Tribunale ma certo non quello della società civile che ne conosceva bene la colpevolezza.

Di quelle creature nate in carcere, estratte dai corpi maltrattati delle loro madri torturate, centocinque sono stati ritrovati ma ne mancano più di quattrocento all’appello. Ma dopo una trentina di anni da quegli eventi dolorosissimi, la ricerca dei nipoti diventa un fatto sempre più delicato: venire a sapere quella tragica verità che rimette in discussione tutte le certezze di una vita, è davvero una faccenda drammatica, infatti, non tutti i nipoti hanno voluto guardare in faccia la verità e hanno preferito restare nel seno di una famiglia nella quale sono cresciuti e dove hanno stabilito affetti e dipendenze che, alla luce di quanto scoperto, si rivelano atroci ma forse umanamente comprensibili.


Articolo di Alessandra Riccio

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