Teofilo Stevenson: se 5 milioni di dollari non sono la felicità

giugno 13, 2012

 Da il manifesto di oggi, 13 giugno 2012

Se guardiamo la storia, solamente due campioni del ring hanno inciso in profondità nella società dove sono vissuti. Uno è Muhammad Alì-Cassius Clay per il quale negli Stati Uniti (che pure è un Paese spesso in guerra) è stata cambiata la legge sull’obiezione di coscienza. L’altro è il cubano Teofilo Stevenson che, pur avendo vinto già due Olimpiadi, nel ’72 e nel ’76, ebbe il coraggio, dopo i Giochi di Montreal, di rifiutare 5 milioni di dollari per passare al professionismo, e questo per affetto verso la sua terra e un credo profondo nella società dove viveva, quella di Cuba.

Stevenson, se n’è andato ieri da questo mondo ad appena 60 anni per un infarto.

Quando, dopo il trionfo di Montreal del 1976, disse no a un ingaggio spropositato per passare al professionismo e affrontare proprio il grande Muhammad Alì che due anni prima, a Kinshasa (nel Congo) aveva riconquistato il titolo dei massimi contro George Foreman, il suo rifiuto fatto di dignità e orgoglio, a Cuba e nei paesi del Sud del mondo, fu vissuto come un’altra vittoria della Rivoluzione. Un po’ come era successo, 15 anni prima, quando Cuba aveva respinto, alla Baia dei Porci, l’attacco dei mercenari messi insieme dalla Cia. (…)

L’articolo completo potrà essere letto nel libro Politicamente scorretto 2 edito prossimamente da M. Tropea Editore.

 


Articolo di Gianni Minà

Gianni Minà ha scritto 72 articoli su Latinoamerica.


Gianni Minà