Mariela Castro

maggio 19, 2012

Da quando il corrispondente di El País all’Avana, Mauricio Vicens, si è visto obbligato a lasciare il suo posto non essendo più grato al governo cubano, sulle pagine dell’importante quotidiano madrileno Cuba, prima sempre così presente a torto o a ragione, sembrava essere scomparsa dalle pagine di politica internazionale. Ma da tre giorni i corrispondenti da Washington stanno informando dettagliatamente i lettori del quotidiano sulla battaglia che i repubblicani hanno scatenato contro l’amministrazione democratica e addirittura contro Hillary Clintobn che avrebbero commesso il delitto di aver concesso un visto di entrata a Mariela Castro per partecipare con un proprio intervento ad un Congresso della prestigiosa Associazione di Sudi sull’America Latina (LASA) a San Francisco, prevista per il 24 maggio, concessione del visto, per altro, non ancora confermata.

Oggi, il candidato alla Presidenza per parte repubblicana, Romney, ha unito la sua voce alla protesta e ha assunto nel suo programma elettorale l’impegno a non concedere visti “a rappresentanti ufficiali o impiegati del Governo di Cuba o del Partito Comunista di Cuba che abbiano passaporto ufficiale o diplomatico; individui che, a prescindere dal tipo di passaporto che presentano, siano considerati dalla Segreteria di Stato rappresentanti ufficiali o impiegati del Governo di Cuba o del Partito Comunista”, così come recita un proclama presidenziale del 1985 firmato da Ronald Reagan. Naturalmente, la Segreteria di Stato, cioè la Clinton, può concedere deroghe, cosa che non è infrequente, tanto è vero che proprio in questi giorni, Eusebio Leal, Historiador de la Ciudad, è in viaggio negli Stati Uniti ed è già stato a New York e a Washington dando pubbliche conferenze, anche molto affollate. Meno male.

Ma se a viaggiare è una studiosa, presidente di un centro di sessuologia, fautrice nel suo paese di una politica di integrazione e di democrazia interna, sostenitrice di una legge per i diritti delle minoranze sessuali e non solo, che ha sfilato nei giorni scorsi alla testa del corteo della Giornata Mondiale contro l’Omofobia dell’Avana, ecco che si scatenano le ire dei politici repubblicani guidati, come sempre, dai congressisti cubano-americani come Marío Díaz-Balart e la pasionaria Ileana Ros-Lehtinen, sempre pronta a sposare le peggiori cause.

Non si capisce davvero il perché di tanto scandalo se non ricorrendo ad una categoria extra-politica: la rabbia, rabbia di dover fare i conti con una figura totalmente opposta al cliché che da tanti anni, come un mantra, gli anticastristi della Florida vanno ripetendo su un’isola affamata e oppressa, soffocata dalle mani sanguinarie dei due fratelli Castro. Adesso risulta che proprio dal seno di quella famiglia di spietati tiranni, viene fuori una donna, ancora giovane, molto capace, molto seria e lavoratrice, che, attraverso la rivendicazioni del diritto alla preferenza sessuale di ciascuno, porta avanti un discorso di democratizzazione assai avanzato anche rispetto a molti importanti paesi del mondo, non esclusi gli stessi Stati Uniti. Potrebbe essere pericolosa, bisogna impedirle di parlare, avranno pensato quei congressisti

Eppure, rabbiose e incoerenti, ecco che, per bocca della Ros-Lehtinen vengono fuori le ragioni per cui la Segreteria di Stato è comminata a negare il visto a Mariela Castro: “Esiste un’atroce politica di porte aperte che l’Amministrazione sembra aver adottato verso i funzionari del regime cubano. Stiamo parlando di agenti di una nazione designata dal Dipartimento di Stato come un paese che appoggia il terrorismo mondiale, agenti di un regime che desidera destabilizzare i nostri alleati democratici nell’Emisfero e agenti di una dittatura che ha una lunga alleanza con il regime iraniano”. Ecco fatto! Basta nominare lo spauracchio dell’Iran e la demonizzazione è completa. Quanto poi all’ipotetica politica di destabilizzazione operata da Cuba nei paesi dell’Emisfero, bisognerebbe ricordare alla congressiste, che il golpe in Venezuela con arresto di Chávez e quello in Honduras, perfettamente riuscito, sono stati orditi nelle ambasciate statunitensi di quei paesi.

E mi fermo qui, augurando a Mariela di poter partecipare tranquillamente al Congresso di San Francisco, per informare tutti gli intervenuti sul grande lavoro che si sta facendo a Cuba per il riconoscimento dei diritti di tutti i cittadini, così come fino ad ora ha fatto Eusebio Leal nelle sue conferenze dove ha illustrato il grande lavoro di recupero storico, artistico, sociale, abitativo messo in atto all’Avana Vecchia.


Articolo di Alessandra Riccio

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