Liberalizzare le droghe

febbraio 24, 2012

C’è un’importante novità nei grandi paesi latinoamericani produttori di droga o centri per il passaggio di quel micidiale prodotto verso gli Stati Uniti. Dopo molti decenni in cui la lotta contro il traffico di droga è stato affidato ad un contrasto guerresco fra trafficanti e forse dell’ordine appoggiate massicciamente dagli uomini e mezzi della DEA statunitense, si sta facendo spazio l’idea che –forse- il problema non sta nei paesi di coltivazione e di passaggio, ma nel luogo di arrivo della maggioranza dei carichi: quegli stessi Stati Uniti che hanno imposto ai paesi latinoamericani una guerra repressiva talmente fallimentare da aver prodotto un numero di morti spaventoso, un livello di corruzione nelle forze dell’ordine enorme e una presenza di corpi militari USA a loro volta fonte di corruzione e di espansione del traffico. Se gli Stati Uniti richiedono per il proprio consumo il 35% della produzione di coca, è all’interno di quel paese che il problema va risolto.

A lanciare l’idea sono stati il presidente del Guatemala, Otto Pérez, un militare che dell’argomento se ne intende, e quello del Salvador, Mauricio Funes. Si è poi aggregata Laura Chinchilla, del Costarica, che si è dichiarata favorevole all’idea. Ma stiamo parlando di paesi piccoli, eppure massacrati dalle conseguenze del traffico e delle ostilità fra narcos di vario genere e provenienza, e le molte polizie e militari che –ufficialmente- contrastano questo letale commercio.

Adesso, il presidente del Messico, Calderón, dopo aver messo in campo l’esercito e prodotto una escalation di violenza in un paese già noto per i suoi eccessi, a pochi mesi dalla scadenza del suo mandato, fa sapere che è favorevole a promuovere un dibattito a livello internazionale.

Due ex presidenti, che hanno anche loro molta colpa per lo sfascio di tanti paesi che hanno meritato il titolo di narcostati, Gaviria della Colombia e Cardoso del Brasile, entrambi membri della Commissione Globale per le Politiche di Droga, durante il Foro Droghe di Città del Messico hanno accusato esplicitamente gli Stati Uniti di essere intransigenti quanto alla prospettiva della liberalizzazione delle droghe. Gaviria non ha avuto peli sulla lingua: “Dobbiamo continuare a mettere tutti questi nostri morti perché loro non sono capaci di discutere il problema?”

Ma gli Stati Uniti restano attaccati al loro credo proibizionista dichiarando –senza vergogna- che la legalizzazione comporterebbe una minaccia per la salute e la sicurezza pubblica (!).

Il 14 e il 15 aprile ci sarebbe un’occasione per affrontare la questione: il Vertice delle Americhe, che dovrebbe convocare tutti i paesi del continente americano. Ma gli Stati Uniti non vogliono Cuba; Venezuela e i paesi dell’ALBA, invece, minacciano di non partecipare se Cuba non sarà invitata, per cui, sulla portata di questo vertice c’è ancora molta incertezza.

Come che sia, il fatto che molti presidenti ed ex presidenti comincino a porre il problema della liberalizzazione delle droghe costituisce finalmente un salto di qualità. E’ davvero una tentazione pensare che questa semplice misura potrebbe porre fine a quella catena di morte, violenza, corruzione e sfruttamento che pesa sulle nostre culture e civiltà come una delle peggiori maledizioni dei tempi moderni.


Articolo di Alessandra Riccio

Alessandra Riccio ha scritto 173 articoli su Latinoamerica.


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