Il premio “Rodolfo Walsh” a Hugo Chávez causa scandalo nei monopoli mediatici

marzo 30, 2011

Ieri a La Plata, in Argentina, nell’ambito del viaggio a Buenos Aires del presidente venezuelano Hugo Chávez, dove si sono costatate le migliori e più intense relazioni della storia tra i due paesi sudamericani, ha destato scalpore la consegna a Chávez da parte della “Facoltà di Giornalismo e Comunicazione sociale” di una delle più importanti università pubbliche del Paese, quella de La Plata, del prestigioso “premio Rodolfo Walsh” per l’eccellenza giornalistica. La motivazione è  per “il suo impegno indiscutibile e autentico nel consolidare la libertà dei popoli, l’unità latinoamericana, difendere i diritti umani ed il suo impegno per la verità e i valori democratici”.


Rodolfo Walsh, è stato probabilmente il più grande giornalista investigativo della storia. Fu lui a intercettare documenti della CIA sull’invasione di Cuba della Baia  dei Porci ed a fornire informazioni preziose per respingere l’invasione. Completamente identificato con la causa della libertà in America latina fu autore tra l’altro di “Operazione Massacro”, sulle stragi commesse dai golpisti che rovesciarono Juan Domingo Perón negli anni ’50. Militando nell’intelligence di Montoneros, la guerriglia peronista, diede un contributo fondamentale nel diffondere notizie sui desaparecidos fino a quando, il 25 marzo 1977, fu sequestrato e assassinato lui stesso dalla dittatura.

“Come facoltà ci onora consegnare il premio Rodolfo Walsh al presidente Chávez perché questo rappresenta i valori e le bandiere che un’università pubblica deve rappresentare per consolidare la giustizia sociale, la sovranità politica e l’indipendenza economica”. Nel leggere la motivazione del premio, la decana della facoltà, prof. Florencia Saintout, ha rilevato che “come facoltà concepiamo la comunicazione come uno strumento per la liberazione dei popoli e la visione di Chávez di un processo di comunicazione popolare attacca l’idea di comunicazione come merce e punta a valorizzare le possibilità di comunicazione del popolo stesso piuttosto che quella dei monopoli mediatici”.

Le motivazioni della Facoltà di Giornalismo e comunicazione sociale di La Plata sembrano fatte apposta per discernere. Specialmente in Europa, Hugo Chávez è considerato conculcare sistematicamente la libertà di stampa in Venezuela. Gli argomenti contro Chávez, in genere impacchettati e diffusi dal madrileno El País e ripresi senza verifica anche in Italia, sono (guarda caso) gli stessi argomenti che usa oggi in un articolo di fondo il quotidiano conservatore argentino “La Nación”, che da tempo combatte una guerra senza quartiere contro il governo di Cristina Kirchner in particolare contro la legge sui media che limita e redistribuisce il potere dei grandi gruppi e assegna spazi importanti alla comunicazione pubblica e sociale.

Sotto il titolo “Un’altra crudele burla contro il giornalismo”, si denuncia come il concetto di giornalismo di Chávez sarebbe quello “libero dalla dittatura mediatica del capitalismo” e come “i regimi argentino e venezuelano, con le loro caratteristiche totalitarie, disprezzino, temano e combattano il vero giornalismo”.

Sono curiosi argomenti da parte di un quotidiano che appoggiò tutte le dittature del XX secolo in Argentina, plaudì all’assassinio di Rodolfo Walsh e che, con un tale curriculum, accusa di totalitarismo e di censura i governi argentino e venezuelano, più di tutti all’avanguardia nel ridisegnare e redistribuire i latifondi mediatici (rappresentati in Argentina proprio dalla Nación e dal grupo Clarín e in Venezuela dai canali televisivi RCTV e Globovisión, che parteciparono al golpe contro Chávez) e dare spazio  ai media sociali, comunitari e partecipativi.

E’ ciò che il premio Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel considera indispensabile: “fare spazio ai media comunitari, esclusi per decenni, e sradicare i monopoli. Per il grande difensore dei diritti umani argentino: “i monopoli vanno sradicati perché o si mette davvero fine ai monopoli oppure nulla cambierà. O si difende la libertà di stampa o si difende quella d’impresa dei grandi gruppi”.

Quello di Pérez Esquivel, come quello di Chávez e di Cristina Fernández è un punto di vista inconciliabile con quello dei grandi media neoliberali che difatti, con argomenti simili a quelli del quotidiano di Buenos Aires che appoggiò la dittatura di Jorge Rafael Videla, dallo spagnolo El Mundo al Miami Herald, si scagliano contro la decisione dell’Università argentina. Come sempre tende a mettere le cose a posto la BBC che nel rilevare entrambi i punti di vista sottolinea come la concessione del premio a Chávez si deve all’enorme lavoro in favore della comunicazione popolare: “il grande cambiamento che sta vivendo l’America latina passa anche dall’affermare che i monopoli mediatici non possono più pretendere di rappresentare la società nel suo insieme ma possono al massimo rappresentare loro stessi. Il merito di Chávez allora sta proprio nella lotta contro i monopoli per la diversificazione dei media”.

Il “premio Rodolfo Walsh” a Hugo Chávez diviene così un’occasione importante per discernere che i media commerciali non sono “i media tout court”, che ruolo dell’Università pubblica non è essere ancillare al mercato ma essere al servizio della società tutta e che, una volta di più, la guerra contro i governi integrazionisti latinoamericani viene combattuta innanzitutto con la disinformazione.


Articolo di Gennaro Carotenuto

Gennaro Carotenuto ha scritto 255 articoli su Latinoamerica.


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