Quale sarà la nuova scusa per continuare ad angariare Cuba?

settembre 30, 2010

LATINOAMERICA N. 112 (3/2010)


Recentemente Amnesty International ha reso noto che alla data del 15 agosto 2010, a Cuba i prigionieri politici [o “di coscienza”, come li definisce la stessa organizzazione] erano soltanto 27. Poi, dopo una successiva liberazione, in osservanza degli accordi raggiunti a giugno dal governo de l’Avana con la mediazione della Chiesa cattolica e del Ministro degli esteri spagnolo Moratinos, era rimasto un unico recluso anti-sistema, Rolando Jiménez Pozada, in carcere “per disobbedienza e per aver rivelato segreti di Stato”. Una realtà clamorosa, accolta con un silenzio assordante dai media occidentali e perfino dal governo di Washington.

Amnesty, infatti, sottolineava anche che queste persone, liberate e spedite con le loro famiglie in Spagna, nella maggior parte erano state condannate per “aver ricevuto fondi o materiali dal governo degli Stati Uniti per porre in essere attività che la Revolución considerava eversive e pregiudiziali per Cuba”. (…)

L’articolo completo potrà essere letto nel libro Politicamente scorretto 2 edito prossimamente da M. Tropea Editore.

 


Articolo di Gianni Minà

Gianni Minà ha scritto 72 articoli su Latinoamerica.


Gianni Minà