Il Brasile vola e Dilma Rousseff vola verso la presidenza

agosto 24, 2010

Il Brasile vola, il Brasile di Lula è il posto dove vivere guardando al futuro con ottimismo. A leggere le pagine economiche dei media brasiliani si riscontra una serie ininterrotta di notizie positive: dopo aver creato un milione di posti di lavoro strutturati nel 2009 l’economia brasiliana si avvia a raggiungere quest’anno la stessa quota in appena nove mesi (400.000 solo tra giugno e luglio); il Brasile è il posto dove le imprese cementiere guadagnano di più al mondo Cina compresa; i telefoni cellulari hanno superato i 190 milioni; in appena un anno i turisti brasiliani che vanno all’estero aumentano del 56%; in appena un anno il consumo di energia è cresciuto del 13.7% e Petrobras sta superando alla grande Pemex e Pdvsa (rispettivamente messicana e venezuelana) come grande compagnia petrolifera statale (mista in realtà) nel continente e da qui al 2014 prevede di triplicare l’import di gas dalla Bolivia.

 Potremmo proseguire a lungo ma la sostanza è una sola: i brasiliani non hanno alcun motivo di cambiare e il prossimo 3 di ottobre Dilma Rousseff, nella continuità assoluta con Lula, si appresta a vincere le elezioni al primo turno.

I giornali mainstream anglosassoni oramai definiscono la campagna brasiliana con un solo termine: “boring”, noiosa. Il quotidiano conservatore argentino “La Nación” celebra insolitamente il Brasile come grande “nazione progressista”. Perfino João Pedro Stedile, il dirigente nazionale dei contadini senza terra, MST, spesso critico da sinistra soprattutto durante il primo mandato Lula questa volta è schieratissimo: “un eventuale governo di José Serra (il candidato social-democratico appoggiato dalla destra) rappresenterebbe il ritorno del neoliberismo mentre un governo di Dilma significherà un ulteriore avanzamento di conquiste sociali”.

E così Dilma Rousseff, che nonostante non abbia mai avuto compiti militari nella Vanguardia Armada Revolucionaria nella quale militò durante la dittatura sarebbe la seconda ex-guerrigliera in America latina a diventare presidente in pochi mesi dopo Pepe Mujica, vola nei sondaggi. Nella sola ultima settimana avrebbe guadagnato ben sei punti nei sondaggi dove viaggia tra il 47 e il 52% mentre Serra, il suo principale rivale, avrebbe perso tre punti attestandosi tra il 29 e il 32%. È un vantaggio medio di 17 punti contro gli appena 5 che si registravano appena a giugno. Il segno più evidente della caduta libera di Serra sta nel fatto che il terzo incomodo, la candidata ambientalista Marina Silva sta dirigendo tutti i suoi attacchi contro quest’ultimo e non più verso Dilma come pure aveva fatto ad inizio campagna. A vedere in tivù l’ultimo dibattito tra i candidati è chiaro che oramai Silva vuole patteggiare un accordo col nuovo governo che dovrebbe essere in buona parte una conferma di quello uscente di Lula.

Anche se Lula stesso invita alla prudenza e in Brasile comunque non finirà l’epoca dei governi di coalizione con il centro e della compresenza di ministri monetaristi e sviluppisti, nel governo l’entusiasmo per una campagna in discesa a 40 giorni dal voto si va diffondendo. Il Brasile resta il quarto paese più diseguale al mondo. Ma era il primo meno di dieci anni fa e il “grande paese progressista” è una realtà oramai irreversibile.


Articolo di Gennaro Carotenuto

Gennaro Carotenuto ha scritto 255 articoli su Latinoamerica.


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