Perchè i media su Cuba continuano ad essere scorretti?

marzo 3, 2010

E’ sempre triste la morte di un uomo, specie se qualcuno che doveva occuparsene non ha avuto abbastanza attenzione per quella vita umana.
Così la morte, dopo ottantacinque giorni di sciopero della fame, dell’operaio cubano Orlando Tamayo Zapata, in carcere per vari reati comuni, ma anche per villipendio dell’ex Presidente Fidel Castro, e che protestava per la condizione carceraria, ha dato adito sui nostri media a molti interrogativi sulla qualità della democrazia della Revolucion.
Le critiche, a mio parere, sono sempre legittime, anche quando capziosamente si dimentica, per esempio, che in Italia i suicidi di persone in carcere sono arrivati nel 2009 a cifre imbarazzanti e che da noi, come dimostra il caso di Stefano Cucchi, si può morire mentre si è in detenzione non solo per mancanza di adeguato soccorso, ma perchè “pestato” dalle cosiddette forze dell’ordine.
E questa evidentemente è un’abitudine nella nostra democrazia, se ancora adesso, nove anni dopo,  quella che un pubblico ministero ha definitio “una notte di macelleria cilena”, convince la pubblica accusa, nel processo d’appello, a chiedere circa cento anni di carcere per i picchitori in divisa. Presunte forze dell’ordine che, in quelle giornate infauste del G8 di Genova, repressero a sangue alla scuola Diaz e frantumarono le ossa di molti ragazzi inermi colpevoli solo di aver sfilato e protestato contro la logica spietata del neoliberismo. (…)
L’articolo completo potrà essere letto nel libro Politicamente scorretto 2 edito prossimamente da M. Tropea Editore.

Articolo di Gianni Minà

Gianni Minà ha scritto 72 articoli su Latinoamerica.


Gianni Minà