Nella tormenta della repressione due terzi degli elettori si sarebbero astenuti in Honduras

dicembre 1, 2009
Nella tormenta della repressione due terzi degli elettori si sarebbero astenuti in Honduras

Secondo la Resistenza honduregna circa due terzi degli aventi diritto al voto nelle elezioni gestite dalla giunta golpista di Roberto Micheletti si sarebbe astenuta. Secondo i dati del Tribunale Supremo Elettorale (TSE), completamente controllato dai golpisti, invece i votanti sarebbero stati il doppio e il vincitore sarebbe Porfirio Lobo, Pepe, del Partito Nazionale (destra) con il 56% dei suffragi. Per far tornare i conti è stata addirittura prolungata l’apertura dei seggi e, senza apporre il timbro con inchiostro indelebile sulla mano (improvvisamente proclamato a urne aperte non più obbligatorio) ci sono innumerevoli testimonianze sul fatto che molti elettori hanno votato più volte. Sempre secondo fonti della Resistenza in alcuni municipi al confine col Salvador sarebbero stati portati a votare cittadini salvadoregni militanti del partito di ultra-destra ARENA. Una vera e propria tragedia, anche se in forma di farsa.Intanto, continuano ad arrivare notizie di violenze commesse dai militari contro il “coprifuoco popolare” proclamato dalla Resistenza. In almeno un caso, a San Pedro Sula, vi sarebbero molti feriti e fino a una ventina di arrestati, accusati di “terrorismo”. A Zacate Grande il sindaco golpista avrebbe compilato una lista di 24 persone da catturare in quanto oppositori e la caccia all’uomo sarebbe tutt’ora in corso.

È la prova generale di quella che sarà la “democrazia protetta” honduregna, garantita dal Dipartimento di Stato statunitense e non riconosciuta dall’America latina integrazionista, Brasile in testa.La cucina golpista ha servito così perfino l’ultima portata della farsa elettorale. Invece di far vincere il candidato del Partito Liberale, dal quale provengono sia Micheletti che Mel Zelaya, il TSE ha fatto vincere il candidato del Partito Nazionale, Lobo. La vittoria di un teorico oppositore di Micheletti non deve sorprendere perché è parte del patto scellerato che ha rovesciato Zelaya il 28 giugno con la complicità di entrambi i partiti principali del paese. Inoltre collocare l’astensionismo ad appena un terzo dei lettori è un dato del tutto fantasioso già che nel 2005, quando fu eletto Zelaya, questo si collocò al 44% e, anche se i proclami della Resistenza sul 65% di astensione fossero esagerati, è del tutto inverosimile che (se non manipolando i dati) la partecipazione sia addirittura cresciuta.Cosa succederà ora? Sicuramente dovrà essere trovata una soluzione al caso di Mel Zelaya, rifugiato da settembre nell’ambasciata brasiliana, scomodo per tutti e che non tornerà presidente neanche simbolicamente. Per lui si prospetta l’esilio oppure un’amnistia che comprenda anche il colpo di spugna per le violazioni dei diritti umani della dittatura. Sulla Resistenza honduregna, che in questi cinque mesi ha marcato forse il momento più alto nella storia del paese, si spegneranno ancor di più le luci. Starà alla dignità dei paesi integrazionisti latinoamericani non lasciarla sola.


Articolo di Gennaro Carotenuto

Gennaro Carotenuto ha scritto 255 articoli su Latinoamerica.


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