Honduras: dopo il secondo golpe di Micheletti la Resistenza rinuncia alle elezioni

novembre 10, 2009

Nel silenzio dei media internazionali si aggrava ora per ora la situazione in Honduras. Dopo che la dittatura civico-militare ha truffato, con l’aiuto degli Stati Uniti, il governo legittimo di Mel Zelaya e la comunità internazionale venendo meno ai patti appena firmati, la Resistenza ritira il proprio candidato dalle elezioni e annuncia che in nessun caso riconoscerà il risultato delle elezioni del prossimo 29 novembre.

Il fine settimana in Honduras è stato concitato e tragico nonostante i media internazionali abbiano di nuovo optato per una congiura del silenzio complice con i golpisti. Inizialmente il dittatore di Bergamo Alta, Roberto Micheletti aveva rinnegato gli accordi appena firmati, che prevedevano un effimero ritorno al governo di Mel Zelaya, il presidente rovesciato lo scorso 28 giugno e tuttora rifugiato nell’Ambasciata brasiliana.
Quindi il governo degli Stati Uniti aveva benedetto quello che è stato definito come “il secondo golpe” di Micheletti affermando che quel paese riconoscerà in ogni caso il risultato delle elezioni gestite senza controlli dalla giunta golpista. Trionfano così mesi di lobbysmo pro golpista rappresentati innanzitutto dal senatore Jim DeMint del partito repubblicano statunitense. Questo aveva trovato sponda nel segretario di Stato Hillary Clinton e quindi sconfitto la linea più titubante (o dignitosa) del presidente Barack Obama.
Infine il “Fronte Nazionale di Resistenza contro il Colpo di Stato”, che da quattro mesi e mezzo sfida a testa alta la dittatura, ha deciso pressoché all’unanimità di boicottare le fraudolente elezioni che si terranno nel paese tra 19 giorni e che vedranno al via solo candidati pro-golpisti. Infatti, con una consultazione fatta in tutto il paese, almeno 11.000 persone si sono pronunciate (al 95% secondo fonti della Resistenza) a favore del boicottaggio delle elezioni dalle quali si è di conseguenza ufficialmente ritirato il candidato espressione del Frente e delle sinistre Carlos H. Reyes.
Se dal punto di vista civico-militare si mette male per la democrazia in Honduras, e gli Stati Uniti si apprestano a riconoscere solitari o quasi il tipico governo fantoccio espressione dei propri interessi e di quelli dell’oligarchia, come fossimo negli anni ’20 o ’70 del XX secolo, la costante di questi mesi è la presenza indefettibile del popolo honduregno che si fa protagonista della propria storia.
È lo stesso popolo che avrebbe appoggiato la candidatura democratica di Carlos H. Reyes, e che da quattro mesi (che valgono come 40 anni di lotta e di presa di coscienza), scende costantemente in piazza in difesa del barlume di democrazia apertosi con il referendum che doveva portare ad un’Assemblea costituente e brutalizzato dal golpe del 28 giugno.
Tra tre settimane in Honduras si voterà comunque e Micheletti passerà la mano ad un altro golpista. Saranno elezioni farsa dove l’opposizione si esprimerà nelle piazze e non nei seggi perché non vi è alcuna garanzia per un voto regolare. Al popolo honduregno aspettano settimane di passione e di pericolo in un clima di violenza crescente con gli squadroni della morte in azione. Quei media, quei giornalisti, che terranno spente le luci su Tegucigalpa sono fin d’ora complici del sangue che sarà versato.

Articolo di Gennaro Carotenuto

Gennaro Carotenuto ha scritto 255 articoli su Latinoamerica.


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