Storia di una messa in scena

ottobre 30, 2009

Da Latinoamerica n. 106-107 (1/2 2009)

 Deve essere vero… Yoani Sánchez, come ha scritto recentemente la rivista Time è una delle 100 persone più influenti del mondo che viviamo. Per quelli che non lo sapessero [anche se i suoi fans giurano che lo sanno tutti] Yoani Sánchez è la bloguera anti-sistema più famosa di Cuba, tanto che l’Editorial Prisa, il poderoso gruppo spagnolo che, oltre a più di mille emittenti in Messico, Stati Uniti, Panama, Costarica e Colombia, è padrone del quotidiano spagnolo El País, le ha assegnato qualche mese fa, con una grande campagna promozionale, il Premio Ortega y Gasset, un premio giornalistico che, prima di essere assegnato a lei, non era particolarmente conosciuto nell’universo della comunicazione. In un continente. l’America latina, dove, malgrado il nuovo vento di progresso che spira, i mezzi d’informazione sono al 95% in mano alle locali oligarchie predatrici, quello di Yoani è l’unico blog critico che El País -e ora anche qualche giornale e network italiano- sostengono. E questo dimenticando, magari, che in paesi come la Colombia e il Messico, che stanno

proprio da quelle parti, i cronisti coraggiosi li ammazzano a decine. Dalle regioni, dalle città e dai villaggi interni di questi paesi ostaggio del narcotraffico e annichiliti, in molti momenti, dagli squadroni della morte e dal terrorismo di stato, cronisti che chiedono, attraverso internet, aiuto al mondo ce n’è tanti [e anzi su Latinoamerica ve ne faremo presto un elenco] ma evidentemente non sono interessanti per l’ipocrita stampa occidentale. Così dico che, probabilmente, Time ha ragione sull’influenza di Yoani Sánchez, costruita da El País, quotidiano una volta progressista, oggi gioiello del gruppo Prisa, fondato dall’ex franchista Jesús Polanco. Per aver tentato, infatti, in un articolo sul mio sito, di ricordare alla bloguera de l’Avana che, nei suoi post, spesso leggittimamente critici sui limiti della società cubana, c’erano troppe dimenticanze, è scoppiato il finimondo. Eppure avevo solo sottolineato l’enorme differenza fra la vivibilità della sua isola e quella dell’America latina spolpata dal neoliberismo e dalle sue violenze e ricordato che l’assedio degli Stati Uniti, non solo economico, ma anche politico, culturale, psicologico e in molte occasioni anche esplicitamente terroristico [basta pensare a Orlando Bosch, salvato da un indulto di Bush padre, e Luis Posada Carriles, salvato -per ora- da Bush figlio] non poteva non aver lasciato ferite, spinto ad errori e suggerito alla Revolución, nell’ansia di difendersi, chiusure e talvolta illiberalità. (…)

L’articolo completo potrà essere letto nel libro Politicamente scorretto 2 edito prossimamente da M. Tropea Editore.

 


Articolo di Gianni Minà

Gianni Minà ha scritto 72 articoli su Latinoamerica.


Gianni Minà