Nel solco di una tradizione libertaria

ottobre 27, 2000

LATINOAMERICA 73 (N. 4 2000)
“Latinoamerica” riprende un percorso nobile e orgoglioso dopo alcune recenti difficoltà che hanno rischiato di mettere in discussione la sua sopravvivenza. Sono lieto di essere, come editore, uno dei motori di questa riscossa. Con Alessandra Riccio che mantiene meritatamente la direzione, ho deciso però di ampliare il titolo della rivista aggiungendo “tutti i Sud del mondo” alle problematiche  che affronteremo.
Lo facciamo convinti che ormai, tramontate in teoria le ideologie, la grande sfida delle persone di buona volontà sia innanzitutto quella di ricordare e stigmatizzare ogni giorno con assoluta chiarezza l’inaccettabile annientamento in atto nei confronti del Sud del mondo, nel disinteresse ostentato proprio delle nazioni responsabili di questo saccheggio.
Questa realtà, figlia della più feroce speculazione economica e finanziaria della storia moderna, può essere tenuta in piedi e spacciata come “l’ineluttabile legge del mercato” solo per la connivenza dei grandi mezzi di informazione che pure si autodefiniscono liberi e democratici.
Proprio la constatazione, per esempio, di quanto sia grande ormai l’ampiezza dell’informazione negata agli italiani sui Sud del mondo e l’amara presa di coscienza della quasi totale sparizione dei giornali progressisti nel nostro paese, mi ha spinto a raccogliere quella sfida che Bruna Gobbi, con il professor Enzo Santarelli ed altri benemeriti intellettuali, hanno portato avanti per più di vent’anni con “Latinoamerica” che, all’inizio, si chiamava “Cubana”.
Questa rivista che, come ho scritto agli irriducibili abbonati, ha svolto un lavoro fondamentale per raccontare il continente a Sud degli Stati Uniti da un punto di vista storico, antropologico e sociologico, continuerà dunque nel solco di una tradizione libertaria, ampliando i suoi orizzonti e le sue tematiche.
Così, già in questo numero, affiancando il nostro sforzo, hanno scritto sull’attualità scottante del tempo che viviamo, Luis Sepulveda, Eduardo Galeano, Paco Ignacio Taibo II, Frei Betto, Daniel Chavarria o testimoni della tragedia dell’Africa come padre Alex Zanotelli o sensibili viaggiatori del mondo come Maurizio Chierici facendo il punto fuori dai denti su verità rimosse dalle pagine degli esteri dei grandi giornali o dalle scalette dei telegiornali che si accontentano delle descrizioni delle tragedie o dei fenomeni e non sembrano più interessati alle spiegazioni, alle analisi degli eventi  che sconvolgono o feriscono il mondo. Tutto questo avviene perché questi eventi rappresentano la cattiva coscienza di quelle nazioni (meno di trenta su oltre duecento del pianeta), che fruiscono o si sono appropriate delle ricchezze della Terra. Una volta c’era il comunismo da abbattere a giustificare la spoliazione degli stati del Sud o la repressione dei diritti degli esclusi spesso cinicamente indicati come sovversivi o terroristi solo perché reclamavano qualche diritto, adesso che il comunismo è tramontato più di undici anni fa, non è più possibile l’uso grottesco di questa scusa, salvo a campioni di faccia tosta come alcuni disinvolti politici italiani.
    Proprio una studiosa di Gramsci e del comunismo, Silvia Baraldini, che ha conosciuto l’inferno carcerario degli Stati Uniti, la nazione leader delle democrazie occidentali ed è ancora in prigione in Italia per reati ideologici, esordisce come collaboratrice di “Latinoamerica” raccontandoci la vita di quella che, per tanti anni, è stata sua compagna di cella, Alejandrina Torres, leader del movimento di liberazione portoricano, recentemente graziata da Clinton. Sì, perché il movimento di liberazione portoricano ha avuto e ha un ruolo non indifferente nella società nordamericana e non a caso, come i movimenti di resistenza neri, è stato, in un recente passato, duramente represso. Strano che questa storia sofferta di una minoranza degli Stati Uniti che non ha generato solo il cantante Ricky Martin, idolo delle teen agers, non abbia mai molto interessato gli importanti mezzi di comunicazione europei. Anzi, è stato pervicacemente rimosso, così come le ragioni vere della detenzione della stessa Baraldini per la quale chiediamo la grazia al Presidente Carlo Azeglio Ciampi.
La nostra rivista cercherà di raccontare questa faccia della realtà, la più vasta, anche se la più ignorata. Tenteremo non solo di spiegare perché, per esempio, dei bambini soldati si sparano addosso in Sierra Leone con le armi leggere vendute dalle ditte delle nazioni che dicono di predicare la pace e ogni tanto, a seconda degli interessi economici in una determinata area di mondo, organizzano “missioni di pace”, ma cercherà anche di capire perché tutto questo avviene, quali nazioni stanno dietro alla guerra dei bambini soldati, chi vuole accaparrarsi i diamanti della Sierra Leone. Nel prossimo numero questo perverso meccanismo cercheremo di spiegarlo con un’inchiesta
    Per ora, in questo numero 73 della rinascita, nel settore “Analisi”, quello che è nel dna della rivista, pubblichiamo fra gli altri, un articolo sull’Eritrea, abbandonata dalle nazioni che contano nel conflitto contro l’Etiopia, perché non ha accettato fino in fondo le logiche economiche del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale. Un caso imbarazzante.
    La rivista non dimentica, insomma, la sua storia, la sua anima analitica e continuerà quindi a contare sulla collaborazione e sugli scritti dei generosi docenti e ricercatori universitari che negli anni non hanno mai cessato di studiare lo stato delle cose in Centro e Sud America. Ora ci aggiungeremo anche l’Africa.
    C’è poi una parte di “Latinoamerica” che abbiamo intitolato “Documenti e testi” e che porterà in primo piano dossier inediti come quello sul golpe in Cile che la Cia ha recentemente declassificato e reso pubblico e che è introdotto da Gianni Cipriani, consulente della Commissione stragi del Parlamento italiano e che la Cia ha recentemente declassificato e reso pubblico. Un documento inquietante dove gli Stati Uniti non respingono le loro responsabilità sull’attentato alla democrazia perpetrato nel 1973 contro il governo di Salvador Allende e rifiutano solo le responsabilità sui desaparecidos. Il documento è pubblicato interamente per la prima volta  in Italia.
    Daremo poi voce alla nuova cultura latinoamericana, la letteratura, la musica, il balletto, le arti plastiche e figurative, il cinema che hanno conquistato il cosiddetto mercato culturale dell’Occidente. Di questa cultura così viva, pure in un contesto economicamente mortificato, parleremo consci di quanta poca informazione seria esista su di essa.
    Inoltre, dedicheremo alcune pagine a quell’universo nobile e intrepido rappresentato dal variegato mondo del volontariato, della solidarietà e dell’ambientalismo, creando una possibilità di incontro fra le varie esperienze, magari per aiutarsi vicendevolmente. Sarà nostro Virgilio in questo viaggio, Ettore Masina che ci accompagnerà anche in altre pagine di “Latinoamerica”.
    Ogni numero sarà arricchito dalle immagini di un fotografo prestigioso, di quelli che fermano con la loro macchina il dolore o la gioia del mondo con l’efficacia di un saggio. Il primo che ci ha regalato le sue esperienze è Francesco Zizola.   
Infine, segnalo che la rivista, per stare al passo con i tempi, avrà un sito Internet: www.giannimina-latinoamerica.it  dove metteremo in rete estratti del numero in quel momento in libreria e che è ubicato nel portale www.bravaitalia.com, un motore di ricerca che si rivolge agli oltre sessanta milioni di italiani che vivono all’estero.
    Ho deciso di legare la pubblicazione anche al mio sito personale, www.giannimina.it (e www.giannimina.com ) per mantenere un dialogo più serrato con chi mi segue da tempo in televisione e nell’editoria sui temi dell’America Latina e del Sud del mondo. Anzi, devo riconoscere che l’impegno di sei anni nella collana “Continente desaparecido” di Sperling & Kupfer con la pubblicazione di opere di Galeano, Frei Betto, Leonardo Boff, Dante Liano, Italo Moretti o di inediti di Che Guevara, mi ha preparato a questa nuova sfida che affronto con molto entusiasmo a fianco della direttrice storica di “Latinoamerica”, Alessandra Riccio, la cui passione è stata fondamentale per la sopravvivenza della rivista.
    A lei dico grazie così come a Piergiorgio Maoloni, autore del disegno di “Repubblica” e di tante altre prestigiose testate, che ci ha fatto generoso omaggio della nuova grafica, un abbraccio fraterno va poi a Bruna Gobbi che per vent’anni, con sacrifici personali, economici e pratici, non ha permesso a “Latinoamerica” di cadere nell’oblìo. Bruna fa parte di quei muscoli nascosti della società italiana che permettono a questo Paese di non annegare mai nell’inutilità e nel banale. Con Bruna e con Enzo Santarelli che mi hanno chiamato perché raccogliessi l’eredità loro e di chi, insieme a loro ha portato avanti questo progetto per vent’anni, voglio ringraziare Pino Cacucci che, con una attenta traduzione d’autore ci ha permesso di rispettare anche i dettagli della coraggiosa sfida di Luis Sepulveda al terrorismo dell’Eta e poi anche la stessa Alessandra Riccio, Valeria Sismondo, Giuseppina Spadaro, Daniela Cincotti, Loredana Macchietti che hanno dato forma italiana ai tanti scritti che sono arrivati dall’universo latinoamericano. Ci hanno inoltre aiutato e per questo siamo grati, anche alla dottoressa Angela Padellaro, al professor Francesco Sicilia e alla dottoressa Carmela Cassata del Ministero dei beni culturali, al dottor Giulio Votano dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, a Laura Grandi e Stefano Tettamanti della Grandi & Associati, all’Arci, ad Antonio Vermigli della Rete Radiè Resh, alla Feltrinelli che distribuirà la rivista nelle sue librerie, a Vasco Mati, Ermanno Anselmi, Fabio Pari del Sinagi (Sindacato nazionale giornalai d’Italia) e alla Reds che distribuirà “Latinoamerica” in alcune edicole mirate di numerose città italiane. La rivista deve anche la sua sopravvivenza alla tipografia di Claudio Salemi, competente e appassionato.
    Infine, sono felice che in questa scelta ideale mi abbiano affiancato Loredana Macchietti e un professionista di grande valore come Antonio Cipriani e mi abbiano regalato il loro aiuto ragazzi di belle speranze come l’eclettico Marco Militello e Valter Delle Donne e un indomabile ex ragazzo come Mariano Macchietti.

Articolo di Gianni Minà

Gianni Minà ha scritto 72 articoli su Latinoamerica.


Gianni Minà