A lezione da Lula

ottobre 22, 2009

da Il Manifesto del 22/10/2009
In un’Italia dove è stato salutato come una conquista l’essersi aggiudicati la casereccia Expò di Milano nel 2015, una vittoria padana che ha il sapore del «vorrei ma non posso», ha sorpreso più che altrove la notizia che il Brasile, la nazione del Carnevale, dei calciatori costretti ad emigrare in occidente, dei bambini di strada e di
un presidente ex tornitore della   Volkswagen, si sia aggiudicata
l’organizzazione dei mondiali di calcio nel 2014 e delle Olimpiadi nel 2016, battendo la candidatura della Chicago di Obama.
Questo annuncio ha fatto sensazione anche in parte di quella che fu la sinistra italiana, dimentica, evidentemente, che il Brasile è anche la patria, fra tanti, di Jorge Amado, di Oscar Niemeyer, architetto ormai centenario ma ancora lucido e creativo, e di poeti del samba e dell’impegno civile come sono stati Vinicius de Moraes, Tom Jobim o sono ancora Chico Buarque, Caetano Veloso e Gilberto Gil. A questa sinistra smemorata è sfuggito anche che il Brasile è il paese più grande e solido di un continente che, dai Forum di Porto Alegre in poi, sta guidando insieme al Venezuela di Chavez un’orgogliosa rinascita sociale, puntando sulla riappropriazione delle risorse nazionali ma anche su diritti civili e umani attualmente in discussione invece nella vecchia Europa. Certo, lo scenario è sempre quello del capitalismo, ma cercando di imporre dei limiti alla finanza predatrice, a quell’ideologia neoliberale che in certi momenti, in occidente, è diventata una fede. (…)
L’articolo completo potrà essere letto nel libro Politicamente scorretto 2 edito prossimamente da M. Tropea Editore.

Articolo di Gianni Minà

Gianni Minà ha scritto 72 articoli su Latinoamerica.


Gianni Minà