Ay, Nicaragua, Nicaraguita

agosto 20, 2009

 

Il lamento sale davvero dal cuore per il Nicaragua, così terribilmente dolce, così amato dai democratici di tutto il mondo quando i giovani comandanti sandinisti, sconfitta la sanguinaria dinastia dei Somoza, inaugurava una nuova vita per quella repubblica delle banane. In quella guerra spietata le donne avevano avuto un parte importante e attraverso la lotta avevano preso coscienza della loro condizione che, tradizionalmente, le aveva viste coraggiosamente a capo di famiglie i cui maschi eludevano responsabilità e fedeltà al nucleo familiare.

Il Governo Sandinista aveva dato ampio spazio ai temi della famiglia, della contraccezione, dell’educazione dei minori, della maternità. Una volta sconfitto il governo rivoluzionario, i successivi governi, a cominciare da quello della super cattolica Violeta Chamorro, avevano fatto molte marce indietro sui temi della libertà delle donne, attenti ai reclami dell’onnipresente e onnipotente Monsignor Obando y Bravo attualmente ancora in servizio. E fin qui, tutto secondo le regole. Quello che sorprende è che, tornato a capo del governo, il Presidente Daniel Ortega abbia favorito l’abolizione della depenalizzazione dell’aborto che, sotto il suo mandato è diventato di nuovo un reato.
Chi ricorda la coppia Daniel Ortega/Rosario Murrillo, giovani ed eleganti, a fare joggin al Central Park di New York, un’immagine trionfante di moderni e impegnati esponenti della politica, fatica a riconoscerli nella coppia regnante, come ormai con molta ironia, vengono chiamati in Nicaragua, che ha dichiarato guerra al movimento femminista mentre ha stretto amicizia anche con antichi e temibili rivali.

Basta ricordare il leggendario Comandante Zero, Edén Pastora, prima attivo a coraggioso guerrigliero, poi accanito combattente contro i sandinisti ed oggi, nel governo Ortega, ministro del Poder Popular.
Quello che una parte sempre più consistente dell’opinione pubblica pensa è che per questa coppia chi non è con loro è contro di loro; e in questo caso il peso della loro malevolenza è davvero insostenibile. Lo ha provato il poeta Ernesto Cardenal, ex ministro della Cultura sandinista, lo provano adesso le donne del Mam (Movimento Autonomo delle Donne), la cui sede è stata messa a soqquadro dalle forze dell’ordine, con l’accusa –non provata- di lavaggio del denaro sporco e associazione per delinquere. La prima accusa si riferisce ai finanziamenti di cui gode il Mam da parte di Ong straniere fra cui (pare) anche la Ned , ma la seconda accusa sembra davvero tirata per i capelli: poiché il Mam sostiene la causa dell’aborto terapeutico, nella sua campagna istigherebbe a violare la legge. Sembra esserne convinta la Primiera Dama, Rosario Murrillo, che accusa le femministe di essere agenti del male, di fare terrorismo politico e di essere al servizio dell’imperialismo (statunitense e britannico).
Intanto cinque premi Nobel per la pace, le irlandesi Betty Williams e Mairead Corrigan , la guatemalteca Rigoberta Menchú, la statunitense Jody Williams, l’iraniana Shirin Ebadi e la keniota Wangari Maathai si sono schierate dalla parte di Sofia Montenegro, giornalista, ex militante sandinista, figura di rilievo del Mam.

Rosario Murrillo, che davvero non sa misurare le parole, sul settimanale sandinista di distribuzione gratuita “El 19”, accusa la Montenegro e l’agguerrito movimento femminista nicaraguense, di “proclamare l’aborto senza alcun rispetto per la cultura e l’anima collettiva dei popoli […] esse trasudano intolleranza politica e volgarità sessista […] coartano le libertà; rinnegano le religioni, Dio stesso che qualificano come ‘autoritario’ e ‘patriarcale’, e accusano e attaccano come divinità autoritarie e ‘patriarcali’ a chi vive con la fede.”
L’accusa di lavorare per l’imperialismo resta, comunque, la ragione di maggior peso nella persecuzione giudiziaria e poliziesca contro il Mam, al quale si sono unite molte associazioni femministe e che è sotto tiro insieme al Centro de Información y Comunicación (Cinco) diretto da Fernando Chamorro, anche lui giornalista, anche lui ex sandinista.
Povero Nicaragua, travolto da una fratricida guerra sporca che con il passare del tempo si rivela sempre più implacabile.


Articolo di Alessandra Riccio

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